Intervista esclusiva di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo
Francesca Ceretta, nata a Biella il 27 maggio 1990 e residente a Netro (un piccolo borgo di 900 abitanti), è una comica, attrice e performer che nel 2026 festeggerà 10 anni di carriera. Formata in cabaret, stand up comedy, magia, improvvisazione teatrale, mimo e clown tra Milano, Torino e Firenze, ha calcato palchi prestigiosi come Cab41 e Zelig, condividendo la scena con artisti del calibro di Mago Forest, Max Cavallari, Arturo Brachetti e Gianpiero Perone. In TV ha partecipato a “BLA BLA BLA” (Rete7) e “NON STOP NOW” (Rai 2, 2023) con monologhi sulla salute mentale. Affrontando apertamente il suo disturbo psichiatrico, Francesca usa l’ironia come salvezza, portando in scena “Roba da matti” (sul tema mentale) e “Il Favoloso Mondo di Francy” (comicità e magia interattiva). Collabora con Gianni Giannini e la Compagnia della Boraggine. In questa intervista esclusiva, Francesca racconta il suo percorso di resilienza, la forza dell’ironia e i sogni per il futuro.

Francesca, complimenti per i tuoi 10 anni di carriera che festeggerai nel 2026: nata a Biella nel 1990 e cresciuta a Netro, un paesino di appena 900 abitanti, come è nata la tua passione per cabaret, stand up e magia, e qual è stato il momento in cui hai deciso “voglio vivere di questo”?
Il momento esatto me lo ricordo ancora. Era sempre stato un mio sogno nel cassetto ma sempre sogno rimaneva. Poi una sera uscita dal teatro dove ero andata a vedere Pintus ho detto: “Io voglio fare questo punto” e quindici giorni dopo ero iscritta all’accademia del comico.
Hai studiato cabaret, improvvisazione, mimo, clown e magia tra Milano, Torino e Firenze: qual è stata la disciplina o il corso che ti ha cambiata di più, e perché?
Lo studio del clown. Al contrario di ciò che sta nell’immaginario collettivo, il clown non è il classico pagliaccio dal naso rosso ma una figura molto introspettiva che richiede un profondo contatto con noi stessi. Come dice il mio Maestro: “Il naso rosso è una maschera che toglie tutte le maschere che abbiamo”.

Hai condiviso il palco con mostri sacri come Mago Forest, Max Cavallari, Arturo Brachetti e Gianpiero Perone (con cui hai progetti come Varietalk): raccontaci un aneddoto divertente o emozionante da una di queste esperienze.
Con Arturo Brachetti. Ero dietro le quinte del Q77 e facevo la valletta al VARIETALK, un format di Giampiero Perone stile talk show ma comico dove ogni sera vi era un ospite diverso da intervistare e io ero solita omaggiare quest’ultimo tramite acconciature ed outfit. Con Lui avevo pensato di ricreare il suo famosissimo ciuffo sui miei capelli. Ero un po’ titubante perché non volevo che si sentisse preso in giro… invece gli è piaciuto moltissimo e si è pure fatto il selfie con me. Grande artista e stupenda persona.
Il tuo “Il Favoloso Mondo di Francy” è uno one woman show di comicità e magia dove il pubblico sceglie l’ordine degli sketch: come è nata questa idea interattiva, e qual è la reazione più sorprendente che hai ricevuto dal pubblico?
L’idea è nata da una serie di sketch che avevo in repertorio ma che non avevano un filo conduttore tra di loro. Essendo questi sketch molto surreali ho deciso di creare uno spettacolo ancora più surreale rendendo il pubblico il mio filo conduttore. Il tutto avviene facendo pescare alle persone dei bigliettini con i “titoli” degli sketch. L’aneddoto più sorprendente è stato quando un signore pescò il primo biglietto che diceva: “gioco finale” e ho quindi cominciato lo spettacolo partendo dalla fine.

“Roba da matti” è uno spettacolo tutto sul tema della salute mentale: come hai deciso di portare sul palco la tua esperienza personale con il disturbo psichiatrico, e cosa provi quando il pubblico ride e si commuove insieme?
Per accettare ed esorcizzare la malattia ho sentito per l’ennesima volta il richiamo del palco e del teatro, scrivendo dei monologhi “tragicomici” tratti da un diario che tengo in ogni ricovero e costruendo con essi un intero spettacolo. Vedere la gente ridere e commuoversi allo stesso tempo è per me la soddisfazione più grande. Significa che è arrivato il messaggio.
Hai parlato apertamente dei tuoi ricoveri e di come l’ironia e il palco siano stati la tua salvezza: qual è stato il monologo o il momento sul palco che ti ha liberata di più?
Paradossalmente non è un monologo che ho scritto io ma una canzone che io mi limito a recitare (anche perché se canto le lacrime scendono per la pena non per quel che dico 😅). Si intitola “Ti regalerò una rosa” ed è di Simone Cristicchi. Quella canzone riassume tutto quello dico durante “Roba da Matti” e l’ho scelta perché dice tutto sulle malattie mentali. Mi viene la pelle d’oca ogni volta che la recito.
Nel 2023 hai portato monologhi sulla salute mentale su Rai 2 con “NON STOP NOW”: com’è stata l’esperienza in TV nazionale, e come il pubblico ha reagito a temi così delicati trattati con ironia?
NOW STOP è stata un’esperienza incredibile che rifarei altre mille volte. Il pubblico sembra aver apprezzato anche se in origine avrei dovuto portare un personaggio poi con gli autori abbiamo deciso di rischiare e calzare le vesti di monologhista.
Collabora con Gianni Giannini e la Compagnia della Boraggine: raccontaci queste partnership, e come il lavoro con una compagnia locale si differenzia dai grandi palchi come Zelig o Cab41.
Gianni più che un collega è ormai un amico. Insieme ci divertiamo molto sia sul palco che fuori. Il nostro spettacolo di comicità e magia si intitola “Coscritti si nasce” poiché scherziamo molto sui nostri quasi trent’anni di differenza di età. Per quanto riguarda la compagnia della Boraggine invece posso dire che è nato tutto per caso. La mia nutrizionista psichiatrica è anche una bravissima cantante e anni fa fondò questa compagnia. Quando ha saputo che ero nell’ambiente mi ha subito resa partecipe. Con loro copro il ruolo di una vigilessa severa ma non troppo in uno spettacolo su Giorgio Gaber e di una governante di nome Anna in uno spettacolo su Alda Merini, in più fungo da “riserva” per il ruolo di un’infermiera alquanto svampita in uno spettacolo dedicato agli anziani. Cab 41 e Zelig sono totalmente diversi, sono palchi in cui si fanno cose totalmente diverse, con la Boraggine non c’è cabaret, solo teatro. Ci spostiamo quasi sempre, anche in palchi molto grandi e pur essendo locale lavoriamo poco su Biella. La sede è qui ma noi siamo altrove 😅.
Vivere in un piccolo paese come Netro e calcare palchi importanti: come concili la tranquillità della provincia con l’adrenalina della scena, e quanto il tuo territorio influenza la tua comicità?
Sicuramente se fossi nata e vissuta in una grande città come Milano o Roma sarebbe stato tutto più semplice. Netro o Biella sono piccolissime realtà e sono molto legata al mio paese. Penso che ogni cosa che ho fatto, a partire dai corsi di formazione, me la sono sudata investendo tempo fatica e denaro. Tutto ciò mi ha dato la spinta e ancora più la voglia di farcela.

Ultima: quali sono i tuoi sogni per il futuro – nuovi spettacoli, un ritorno in TV, collaborazioni internazionali, o magari un progetto che unisca ancora di più comicità, magia e sensibilizzazione sulla salute mentale?
Prima di tutto la salute che ogni tanto mi frena. Ma come dico sempre “barcollo ma non mollo”. Mi piacerebbe molto tornare in TV e rivivere l’adrenalina di quei giorni. Nell’immediato invece sto cercando di impormi di curare di più i miei profili social. Una antitecnologica come me fa fatica a stare dietro al famosissimo Algoritmo ma mi rendo conto che al giorno d’oggi per fare questo mestiere sia fondamentale l’adattamento ai social network.
https://www.instagram.com/francy_ceretta
Fonte: Esclusiva Francesca Ceretta per MondoSpettacolo.com
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