Francesco Dal Poz: la bellezza dell’unicità

Ricercare la bellezza e sentirne la necessità è un punto nodale del vivere. L’unicità è invece il centro di questo nuovo disco di Francesco Dal Poz: “Uno” è un titolo definitivo se vogliamo, un pop che sfida il bello con soluzioni solide dal gusto melodico vincente. E che belle sensazioni dai video che troviamo in rete: un progetto credibile fatto di verità. Manca solo parlarne…

Noi parliamo sempre di bellezza ed è da qui che partiamo sempre con gli artisti. Per Francesco Dal Poz, cos’è per davvero la bellezza?
Bellezza è l’essenza che accomuna una melodia di Chris Martin con l’eleganza dei versi di André, l’espressione finale di Zendaya in “Dune 2” con il sapore del caffè che ho appena bevuto in un bar della provincia di Salerno. Spero di continuare a sentire la necessità di ricercare la bellezza in ogni giorno della mia vita.

Dove e come cercarla? E poi come sai d’averla trovata per davvero?
Può sembrare una frase fatta, ma credo davvero che la bellezza sia dovunque; a volte è lì di fronte che quasi la puoi toccare, altre volte è nascosta ed è solo mettendosi con un’atteggiamento di apertura verso ciò e chi ci circonda che possiamo trovarla… e in base alla mia esperienza, quando l’hai trovata, lo capisci, lo percepisci, lo intuisci, lo senti ed è una sensazione stupenda.

C’è tanta bellezza dentro questo disco… una bellezza che vorrei definire “pop” in senso alto del termine, non trovi?
Ti ringrazio. La scrittura di questo album è stata a tratti semplicissima, a tratti molto difficile, un percorso lucido e confuso allo stesso tempo, ma tutto sommato credo che la bellezza si nasconda anche in questo e sono felice che si percepisca.

E che rapporto hai con l’etichetta del “pop”? “Uno” alla fine della fiera, lo consideri un disco cantautorale o un disco di pop?
Il confine tra “pop” e “cantautore” nella mia musica è labile. Ho l’impressione che negli anni il termine “pop” sia stato associato a qualcosa di finto, di plastico, di artificiale, forse perché effettivamente è successo (e succede tutt’ora) che parte della musica pop sia creata e pensata in un modo non del tutto ispirato o dove comunque si sia usata più la testa che il cuore. Ma non è sempre stato e non è sempre così. Il pop, se fatto in un certo modo, a mio avviso è una delle espressioni più alte dell’arte. Personalmente credo di poter crescere ancora molto come cantautore, autore e produttore; sento di poter dare ancora di più e so che “Uno” è soltanto un altro passo nella ricerca della bellezza, nel senso più ampio del termine. Ma al di là di tutto, “Uno” è un disco pop o un disco cantautorale? È un disco fatto da un cantautore che ama l’equilibrio tra le parole e la melodia, l’ordine nella struttura di un brano, il bilanciamento accurato dei suoni… e forse per questo può essere definito un disco pop.

“2106”… che sia un manifesto di quanto l’uomo e la vita sopravviveranno nella semplicità nonostante il futuro delle macchine?
“2106” è una lettera di speranza rivolta ad un bambino o una bambina del futuro; a lui, a loro, auguro che possano vivere la loro infanzia in pieno contatto con la natura come l’ho vissuta io, in un mondo che è tornato ad essere in equilibrio. È utopia, certo, ma immaginare che tutto ciò sia possibile è un modo che mi permette di vivere e fare le mie scelte per contribuire, anche se in minima parte, a migliorare la mia esistenza, quella degli altri e del nostro pianeta.