Quarant’anni tra vigne e cantine, da rappresentante a direttore vendite, dalle Langhe ai Caraibi dei distillati. Franco Savasta trasforma una carriera intera in un volume che attraversa tutte le regioni italiane con lo sguardo di chi il vino lo ha vissuto sul campo, non solo studiato sui libri.

Franco, partiamo dall’inizio. Quarant’anni passati a girare l’Italia del vino, dalle Langhe all’Alto Adige, da Barone Ricasoli a Hofstätter. Poi un giorno ti siedi e decidi di scrivere. Come nasce davvero questo libro?

Ho smesso di lavorare nel 2010 dopo 47 anni di lavoro di cui 40 dedicati alla vendita di vini e liquori. Il libro nasce dalla  richiesta di un editore locale di scrivere per il suo periodico alcuni articoli visto che non avevo più impegni di lavoro. L’arrivo della pandemia ha fatto il resto. Si era segregati in casa e qualcosa bisognava pur fare. Quindi dopo i primi articoli ho continuato a scrivere dei vitigni e vini delle altre regioni  e successivamente questi articoli sono diventati i capitoli del libro.       

Nella premessa scrivi che non hai pretesa di fare qualcosa di esaustivo, che vuoi solo portare un piccolo contributo. Però uscire con un volume che copre tutte e ventuno le regioni italiane, più i distillati, non è esattamente una cosa piccola. Quanto hai impiegato a raccogliere tutto questo materiale, e in quale momento hai capito che poteva diventare un libro?

Le regioni dovevano essere 22 perché l’Emilia e la Romagna  sono diverse sull’aspetto vitivinnicolo. Buona parte di quanto scritto è parte dell’esperienza fatta sul campo mentre il resto sono stati libri ed internet, dove si trova di tutto ma, attenzione,  anche il contrario. 

C’è una frase nell’introduzione che mi ha colpito: “Non darò giudizi tecnici sui vini citati né, tanto meno, parlerò di prezzi”. Una scelta quasi controcorrente in un settore dove la critica enologica vive di punteggi e classifiche. È una posizione filosofica o semplicemente una scelta di campo?

Non ho competenze specifiche per dare giudizi tecnici sui vini. Gli incarichi ricoperti hanno riguardato sempre aspetti commerciali e di vendita. Per quanto riguarda il prezzo di un vino chi lo stabilisce? Ritengo che il prezzo sia l’incontro tra domanda offerta. Non poche volte il prezzo alto è determinato dalla rarità di un determinato vino senza nulla togliere alla qualità del prodotto.

Parliamo dell’appendice sui distillati. Un libro di vitigni e vini italiani che si chiude con un capitolo sul whisky giapponese e sul rum dei Caraibi. Qualcuno potrebbe trovarci una contraddizione. Tu invece sembri a tuo agio a muoverti tra mondi molto distanti. Da dove nasce questa curiosità così ampia?

Come venditore il mio inizio e stato il whisky. L’importatore per cui lavoravo aveva in catalogo anche vini ed altri spirits, tra i quali rum. Successivamente ho lavorato per una multinazionale  che aveva in catalogo vini e molti spirits per cui il mio interesse ha riguardato sia il mondo del vino che quello dei distillati in generale.

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