Con “Nirvana e tormento”, Franco Tortora torna a raccontare sentimenti e fragilità con uno stile diretto e riconoscibile. In questa intervista ci parla del significato più profondo del brano, del peso delle emozioni non dette e di come oggi vengano vissuti i rapporti umani e la musica.

Franco, in “Nirvana e tormento” c’è una frase che colpisce parecchio: “dormire accanto e sognare senza doversi svegliare”. Ti è venuta di getto oppure ci hai lavorato tanto prima di lasciarla definitiva nel brano?

Direi che è una frase che nasce di getto, ma che l’autore ha sicuramente limato quel tanto che basta per farla suonare esattamente così: semplice, pulita, ma capace di colpire. L’immagine era immediata, la forma finale è frutto di sensibilità e rifinitura.

Nel pezzo si sente quella voglia di lasciarsi andare completamente, però anche una certa paura di soffrire ancora. Oggi secondo te le persone si proteggono troppo quando si parla d’amore?

Direi di sì: oggi ci si protegge troppo. La paura di soffrire porta molti a trattenersi, a non esporsi davvero. Ma il paradosso è che proprio questa difesa spesso impedisce di vivere l’amore nella sua forma più piena.

Una cosa che personalmente mi ha lasciato un po’ in sospeso è che avrei voluto un’esplosione emotiva ancora più forte nel finale. Hai scelto di restare più contenuto per mantenere quell’equilibrio tra malinconia ed eleganza?

Direi che sì, è stata una scelta voluta. L’autore ha preferito un finale più contenuto per non rompere quell’equilibrio delicato tra malinconia ed eleganza che attraversa tutto il brano. Un’esplosione emotiva avrebbe spostato il tono; così invece resta sospeso, intenso, coerente con la fragilità che racconta.

Hai attraversato epoche molto diverse della musica italiana. Guardando la discografia attuale, cosa ti incuriosisce davvero e cosa invece senti distante dal tuo modo di vivere la musica?

Direi che mi incuriosisce tutto ciò che unisce ricerca sonora e autenticità: chi sperimenta senza perdere l’anima. Mi sento invece distante da quella musica costruita solo per funzionare, dove l’emozione passa in secondo piano rispetto alla formula.

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