Franco Masciandaro, noto online come Frank Mascia, è un imprenditore, ex pugile dilettante e attivista torinese. Gestisce un banco di frutta e verdura, promuove contenuti sui social e ha organizzato passeggiate contro il degrado. È stato indagato, ha ricevuto un Daspo urbano e oggi è Coordinatore Giovani e responsabile del Dipartimento Sicurezza nel movimento di Stefano Bandecchi. Abbiamo parlato con lui.
Origini e vita personale
Frank, chi è Franco Masciandaro e come nasce il personaggio “Frank Mascia”?
«Frank Mascia è l’acronimo del nome Franco Masciandaro. Nasce come un esempio da seguire per i giovani che cercano una linea guida. Spesso mi sono imbattuto in ragazzi persi, che avevano smarrito la strada, e sono apparso loro un po’ come un punto di riferimento. Tutto si può, se lo si vuole fare».
Gestisci un banco di frutta e verdura. Come concilii la vita da imprenditore con l’impegno sui social e nelle iniziative pubbliche?
«Mi sveglio all’alba, gestisco l’azienda agricola e la vendita dei prodotti nei mercati cittadini. Cerco di ritagliarmi del tempo per far crescere la piattaforma social, promuovendo contenuti legati allo sport e alla disciplina. La sera tengo corsi di difesa personale e allenamento a corpo libero. L’obiettivo è formare giovani forti e disciplinati».
In gioventù hai praticato boxe da dilettante. Cosa ti ha lasciato quel periodo?
«La boxe è uno stile di vita. I miei allenatori sono stati come dei padri: mi hanno insegnato a non arrendermi mai. Ricordo un match in cui presi un brutto colpo, la vista si annebbiò. Il mio allenatore dall’angolo mi urlò: “Frank, non puoi mollare adesso, se vuoi vincere ci devi credere”. Era l’ultima ripresa, ero stremato, ma quelle parole mi diedero la forza di vincere. Nella vita non si può vedere tutto buio: se ci si crede, si arriva alla luce».
Social e passeggiate anti-degrado
Qual è il messaggio principale che vuoi far passare sui social?
«Non bisogna girarsi dall’altra parte. Bisogna segnalare e, se necessario, intervenire».
Hai organizzato “ronde anti-degrado”. Cosa ti ha spinto a farlo e come rispondi alle critiche?
«Erano semplici camminate contro il degrado, organizzate insieme alle forze dell’ordine e ai residenti dei quartieri che ogni giorno vivono tensioni legate a spaccio e degrado. Chi critica, secondo me, non conosce la situazione reale delle nostre città».
Ti accusano di fare allarmismo. Tu come definisci queste iniziative?
«Prendo notizie da quotidiani locali o nazionali, le rendo mie e ne faccio un contenuto. Tutto qui. Se questo per qualcuno è allarmismo, allora siamo messi male».

Le vicende giudiziarie
La Procura di Torino ti ha indagato e ha sequestrato i tuoi profili. Vuoi raccontare la tua versione?
«I media hanno scritto molte cattiverie e, a volte, menzogne. Mi hanno contestato l’usurpazione di funzioni pubbliche perché una sera andammo in una zona di spaccio e dicemmo di buttare via la droga. Poi feci un video in cui dicevo che, se volevamo quartieri più vivibili, avremmo dovuto comportarci così».
Hai ricevuto un Daspo urbano. Come hai vissuto quel periodo?
«Il Daspo mi ha compromesso il lavoro perché non potevo entrare a Torino per i mercati. Nonostante questo, ho organizzato manifestazioni contro il degrado a Ivrea e Rivarolo, nelle stazioni e nei punti critici. Dopo la scadenza del provvedimento mi sono moderato: viviamo in un Paese in cui alla prima affermazione fuori dal pensiero unico ti etichettano come fascista».
Hai modificato il tuo modo di agire dopo le vicende giudiziarie?
«Per forza di cose mi sono dovuto moderare, anche perché oggi faccio parte di un partito politico».
Politica e Bandecchi
Hai tentato le elezioni comunali. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza?
«Una forte delusione. Combattevo e combatto ancora contro un’amministrazione di sinistra che vede la destra come il male».
Sostieni che Patrioti Italiani non fosse né di destra né di sinistra. Puoi spiegare?
«Patrioti Italiani è stata una mia creazione. Ci battevamo per il bene del Paese con una linea patriottica. Essere patrioti non significa essere di destra o di sinistra. Dovremmo esserlo tutti: credere ai valori, all’identità e alle nostre radici».
Oggi sei Coordinatore Giovani e responsabile Sicurezza con Stefano Bandecchi. Che rapporto hai con lui?
«Provo grande stima per Stefano Bandecchi. Mi ha dato la possibilità di entrare nel suo partito. Abbiamo idee comuni, soprattutto sui giovani e sull’imprenditoria giovanile. Condividiamo la visione di un’Italia che torni a essere una potenza economica e militare».
Qual è l’obiettivo dei tuoi interventi nei consigli comunali della cintura torinese?
«Far aprire gli occhi alle amministrazioni su quello che succede davvero in città. Molti cittadini mi scrivono in privato e io faccio da portavoce».

Obiettivi e messaggio finale
Quali sono oggi le tue priorità?
«Con la mia ascesa in politica, Patrioti Italiani è rimasto un bel ricordo. È stata un’esperienza che mi ha portato dove sono oggi».
Un messaggio a chi si sente abbandonato dalle istituzioni e vede degrado ogni giorno?
«Non siete soli. Ci sono tanti cittadini che in silenzio lavorano per rendere questo Paese migliore. Se solo si unissero, vedremmo dei cambiamenti. Non fatevi ammaliare dalle belle parole: valutate le persone dai fatti».
«Il mio motto è: ogni mattina mi sveglio e non mi fermo finché non ho raggiunto il mio obiettivo. Oggi il mio obiettivo è essere da esempio per tanti».
https://www.instagram.com/frankmascia.1982

Capisco perfettamente il suo impegno. È importante denunciare anche le piccole cose per cambiare la realtà, davvero.