Franz Colucci: Dal Cinema degli Anni ’70 a Horror e Road Movie – La Mia Passione per le Storie

Di Scarlett Fire
Bari, 12 dicembre 2025

Franz Colucci, film lover, videomaker, filmmaker, illustrator, photographer, comic writer, screenwriter e molto altro, è un artista poliedrico con oltre 1128 post su Instagram (@planetfranz.71). In questa esclusiva intervista, racconta il suo percorso iniziato negli anni ’70 grazie al nonno maschera al cinema, i suoi lungometraggi “Verlok” (horror) e “La Regina di Mezzaluna” (road movie emotivo), le ispirazioni da Hitchcock e Billy Wilder, e i consigli per i giovani registi. Seguitelo su Facebook (fb.me/franz.colucci)!


Come è iniziato il tuo percorso nel cinema? Qual è stato il primo progetto che ti ha fatto innamorare della regia?

Il mio percorso è iniziato negli anni 70, da piccolissimo. Mio nonno era maschera in sala e quindi ogni pomeriggio ero al cinema e vedevo di tutto. Mi sono innamorato della regia, lentamente, quando ho cominciato a “studiare” i film di Hitchcock, per me, uno dei più grandi.

I tuoi due lungometraggi sono molto diversi tra loro: un horror e una storia profonda su una bambina. Cosa ti ha spinto a esplorare generi così distanti?

Adoro sia gli horror che i road movies (italiani e stranieri). Con questi due film, ho perciò sperimentato, ovviamente in piccolo, ciò che faceva il grandissimo Billy Wilder, il quale passava tranquillamente dalle commedie ai drammi e ai thriller.

Qual è stato il film o l’esperienza che ti ha influenzato di più nella scelta di diventare regista?

Non c’è stata un’esperienza in particolare. Più che altro, ho prima diretto i miei amici in varie rappresentazioni teatrali e poi è stato quasi naturale passare alla regia di cortometraggi (anche se all’epoca non c’erano i mezzi tecnici che ci sono oggi).

Il tuo ultimo horror ha lasciato molti spettatori con il fiato sospeso. Cosa ti ha ispirato a creare un’atmosfera così tesa e coinvolgente?

Ho principalmente cercato di creare un “cattivo”, il Ciclope, che possa diventare iconico come Jason di Venerdì 13 o Myers di Halloween o il Krueger di Nightmare. E l’ho inserito in un contesto, in un’atmosfera tipica di certi horror gotici italiani degli anni 60 (Bava, Freda, Dawson), quando il nostro cinema di genere dominava la scena internazionale, mixandolo con le classiche fiabe del passato che contengono tutte dei risvolti macabri, dark.

Come hai gestito il delicato equilibrio tra paura e suspense, soprattutto in un genere come l’horror?

Ho evitato molti jumpscare (il troppo stroppia, secondo me) e ho puntato ad una breve durata del lungometraggio, cercando così un giusto equilibrio tra attesa e azione (gli attacchi del mostro alle collegiali del film).

C’è un elemento del film che ti ha sorpreso o che vorresti aver esplorato di più?

Avrei voluto esplorare maggiormente alcune psicologie delle collegiali o inserendo altre figure. Avrei voluto dare un maggior spessore ma la mancanza di tempo (e di budget) ci ha fatto eliminare vari elementi (ma, essendo un lungometraggio horror a zero budget, forse è meglio così. Ambiziosi ma pratici).

La storia della bambina nel tuo secondo film è molto toccante. Come hai affrontato il tema in modo da essere rispettoso e autentico?

Anche in questo caso è una questione di equilibrio. Non volevo fare un dramma, ma volevo realizzare principalmente una commedia “seria”. Nella scrittura, la parte che mi ha impegnato per maggior tempo è stata la parte iniziale e cioè come far incontrare un padre immaturo e una figlia tetraplegica. Il resto è stato più semplice, vista la mia passione per i film on the road.

Quanto è stato importante per te coinvolgere attori bambini in questo progetto? Come hai lavorato con loro per rendere la storia credibile e delicata?

Essendo un insegnante di sostegno di scuola primaria, per me è stato semplice interagire con una bambina come Gioana (la ragazzina tetraplegica protagonista della REGINA DI MEZZALUNA), mia ex alunna e con tutti gli altri bambini che compaiono nel film. Anche perché, con i bambini appunto, interagisco tutti i giorni.

Questo film ha un tono più emotivo e introspettivo rispetto al tuo horror. Ti è stato più difficile da realizzare? Perché?

È stato più “semplice” da realizzare (ci abbiamo messo meno di 40 giorni) ma emotivamente ci ha messo a dura prova. Ci sono scene che, per forza di cose, era impossibile slegare dalla realtà.

Come scegli i soggetti dei tuoi film? C’è un tema o un’emozione in particolare che ti appassiona esplorare?

La scelta dei soggetti in realtà è casuale. Magari penso ad un poliziesco e poi mi tuffo invece in un horror slasher (è accaduto così per VERLOK, il film con il Ciclope e le collegiali). Penso ad un cortometraggio on the road e poi mi ritrovo a girare un lungometraggio. Mi piacciono tutti i temi ma abbiamo un nemico: il tempo per realizzare questi progetti è davvero poco.

Qual è stato il momento più impegnativo nella realizzazione di uno dei tuoi film e come l’hai superato?

Uno dei momenti più impegnativi è stato un monologo che ho scritto per Gioana (che è la primissima cosa che ho scritto peraltro). Un conto è stato scriverlo e un conto è stato quando Gioana lo ha recitato. Una serata impossibile da dimenticare.

Cosa ti piacerebbe esplorare nel tuo prossimo progetto? Un nuovo genere, un tema specifico?

Siamo troppo impegnati (dico “siamo” perché i progetti li realizzo col mio amico ventennale Leo Volpicella, co regista, cameraman e montatore) con il montaggio definitivo di VERLOK e con il montaggio de LA REGINA DI MEZZALUNA. Anche se, stiamo valutando una web serie horror e dei progetti “fumettistici”.

Qual è il consiglio che daresti a un giovane regista che vuole iniziare a raccontare storie come le tue?

Di girare, girare e girare. Si impara più sul campo che non tramite i libri di cinema o i tutorial. E studiare. Continuare a studiare e saper rispondere alle domande (lo diceva Truffaut che il regista è colui che risponde ogni giorno a delle domande).

C’è un personaggio o un momento di uno dei tuoi film che senti particolarmente vicino a te? Perché?

Dei due lungometraggi che ho realizzato non c’è un personaggio vicino a me: in VERLOK in alcune scene interpreto il mostro assassino (e quindi nella realtà non ho mai ucciso nessuno…). Nella REGINA DI MEZZALUNA sono un papà immaturo e gran bevitore (e non sono papà, sono astemio però sull’immaturo… Non so, ci devo pensare…).

Come gestisci la pressione e le aspettative del pubblico quando affronti temi così diversi e sensibili?

Avendo partecipato ad un centinaio di messe in scena teatrali, sinceramente non ho molte pressioni. Lo prendo come un divertimento, momenti emozionanti che segneranno in positivo la mia vita. Per i lungometraggi, al momento, non abbiamo a che fare con produttori o distributori cui dobbiamo “rendere conto”. Offriamo entertainment (a prescindere dal genere). Il Cinema deve regalare emozioni. Nel mio piccolo è ciò che cerco di fare.


di Scarlett Fire per MondoSpettacolo

Per interviste e collaborazioni: contattateci! Fonte: Esclusiva Franz Colucci.

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1 commento

  1. Meraviglioso artista Franz ha davvero talento riesce a farti vivere quel momento come se fosse tuo, ho visto e partecipato alla regina di mezza luna, cosa dire semplicemente unico nel suo genere con emozioni vere senza filtri complimenti continua così 💪

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