Ovviamente per noi la bellezza è un tema centrale e con Freakybea non potevamo certo lasciarla da canto. A lei e a questo disco nuovo dal titolo “Mondi” sembro ricondurre un personale concetto di esperienza, come a dire: che una canzone come una forma, a guardarla solamente, si prenda soltanto la superficie. E a viverle da vicino, queste canzoni anche, cambiano di forma… a riascoltarle, a cesellarne i dettagli: sono mille narrazioni come una vecchia matrioska di legno, dipinta a mano anche se i computer ci sono… ma guidati a mano anch’essi. È un mondo infinito questo lavoro che a guardarlo soltanto, sembra custodire semplici canzoni pop…

Noi parliamo sempre di bellezza… ma non solo quella capace di stare in copertina. Andiamo oltre: per Freakybea cos’è davvero la bellezza?
Bellezza come concetto, esaltazione sensoriale, compulsivo generatore di dopamina, elemento intrinseco delle cose che ci fanno innamorare e che desideriamo avere. È la soggettività del concetto stesso a renderlo speciale, innamorarci di qualcosa non bello esteticamente porta con sé lo stesso valore del suo contrario, è un’idea “sfuggente” e un poco misteriosa che ci scivola dentro e s’insinua nella corteccia frontale che gestisce la percezione dell’estetica e si attiva intensamente sia per la bellezza visiva che per quella musicale, collegando così lo stimolo al piacere.
Posso chiederti se e come la cerchi? E quando sai d’averla trovata?
Sono un’assidua ricercatrice del “bello” e so di averlo trovato ogni volta che mi sento appagata, come quando mi alzo dal pianoforte dopo aver composto qualcosa che magari non trovava la sua strada da tempo. Penso che la bellezza non vada ricercata ma che sia già intorno a noi, credo più che altro vada riconosciuta! La sua riconoscibilità implica empatia ed educazione dei sensi, per coglierne la profondità oltre l’apparenza. Per quanto riguarda la percezione di sé stessi, poiché la vera bellezza risiede nell’individualità e nell’accettazione, bisogna riuscire a valorizzare le nostre imperfezioni come tratti distintivi.
Dentro una scrittura musicale… la bellezza quanto deve scendere a compromessi con un concetto “pop” di tutti?
Non credo si possa definire compromesso, indipendentemente dal genere musicale, e considerando ciò che ho affermato prima, la soggettività della bellezza fa si che non si vengano a creare situazioni di accomodamento…o ti piace o non ti piace! La musica si presta bene a questo concetto infatti non tutte le produzioni sul mercato soddisfano tutti gli ascoltatori e, oserei dire, MENO MALE! Per quanto riguarda la mia musica, cerco di accostare tra loro cose diverse ma che mi soddisfano appieno, così da unire in un unico mood, elementi provenienti da mondi diversi. Credo che questo dovrebbe essere il concetto che sta alla base della parola inclusione!
“Mondi” è un po’ di tutti… siamo tutti mondi… ruotiamo a distanza, siamo isole… oppure tu credi che, come la musica, alla fine siamo tutti connessi?
Assolutamente tutti connessi. Ritornando al concetto di bellezza: anche persone molto distanti tra loro possono incontrarsi e generare qualcosa di unico e, ancora una volta, la musica ne è un esempio perfetto, basti pensare a feat. come Zucchero e Pavarotti in “Miserere” o al molto più recente duetto tra Laura Pausini e Achille Lauro su “16 Marzo”.
Questo disco in che tempo arriva della tua vita?
Penso arrivi quando doveva arrivare. Sono una fatalista e credo che nulla succeda per caso.
Ho scritto molte cose nella mia vita, fatto album punk e reggae eppure niente ha mai ricevuto le attenzioni di “Mondi”. Credo sia perché questo è un album che parla davvero di me, che trasuda verità espressa in ogni forma, da quella più “leggera” a quella più consapevole. Oggi sono un’artista matura che ha lavorato su se stessa per capire davvero la propria direzione, un’anima inquieta ma felice che ha fatto del paradosso una forma d’arte.
