Free Guy – Eroe per gioco: Ryan Spaccatutto

Archiviata momentaneamente l’esperienza di successo del dittico ispirato ai fumetti di Deadpool, Ryan Reynolds si cimenta in una nuova storia in fotogrammi al di là della fantasia.

Una storia che guarda con occhio partecipe al mondo dei videogiochi, un po’ come recentemente aveva fatto casa Disney con Ralph Spaccatutto e sequel.

Per la regia di Shawn Levy, cui dobbiamo la trilogia di Una notte la museo e il fantascientifico Real steel, Free Guy- Eroe per gioco è ambientato nell’universo di uno dei videogame più giocati del momento, dove è possibile girare per le strade uccidendo quanti più civili possibili  con varie armi a disposizione.

In questo contesto vive Guy (Ryenolds), un semplice impiegato di banca che quotidianamente fa sempre le stese cose, come anche farsi rapinare durante il lavoro; ma tale routine lo porta a porsi delle domande, soprattutto per scoprire chi è la bellissima ragazza che si fa chiamare Molotov Girl (Jodie Comer). Tutto lo conduce oltre il confine della città in cui vive, portandolo a scoprire che esiste un  mondo reale dove determinati programmatori hanno dato vita al suo. E conosce quindi Millie (sempre la Comer), una ragazza vera che intende mettere con le spalle al muro il magnate dei videogame Antoine (Tiaka Waititi), decidendo di aiutarla e iniziando una personale guerra finalizzata a salvare il suo destino e quello degli altri personaggi del gioco.

Sfruttando un assurdo plot quale pretesto per ammiccare a citazioni videoludiche e cinematografiche (Guy rivive sempre lo stesso giorno come il Bill Murray di Ricomincio da capo e utilizza particolari occhiali alla maniera del Roddy Piper di Essi vivono), Free Guy – Eroe per gioco fatica inizialmente nel prendere una direzione ben precisa, rivelando soltanto nella sua seconda parte una certa solidità nell’orchestrare momenti divertenti e alta spettacolarità.

Sempre dedito al revival anni Ottanta e Novanta (Del resto, il citato Real steel era Over the top condito di robot), Levy sfoggia anche stavolta la propria conoscenza in questione e, poggiando su una storia che aleggia tra Ready Player One di Steven Spielberg e Last action hero – L’ultimo grande eroe di John McTiernan (e con i quali condivide il medesimo sceneggiatore Zak Penn), si sbizzarrisce tra eccessive sequenze d’azione (in verità anche troppe e abbastanza caotiche) e personaggi delineati al minimo sindacale.

Ma, superata quella prima parte completamente immersa nella logica dell’universo immaginario di soli bit, Free Guy – Eroe per gioco sfodera la trama che vede una convincente Comer nei panni di Millie, impegnata a lottare contro l’ambiziosa follia di un esilarante Waititi, sopra le righe ma odioso quanto basta per la credibilità del tutto. Poi non dimentichiamo Reynolds, che da Deadpool in poi oramai non può più fare a meno della propria comicità infantile e ammiccante, tanto da sdoppiarsi in sequenza apparendo anche in una versione nerboruta di se stesso chiamando in causa riferimenti marveliani (con tanto di apparizione a sorpresa di Chris Evans) e alla saga Star wars.

Non perfetto e assolutamente roboante in alcuni momenti, Free Guy – Eroe per gioco riesce comunque a risultare simpatico e divertente, col grande pregio di non apparire in qualità di cine-videogame fine a stesso. Anzi, a fine visione lascia emergere anche una morale, seppur abbastanza superficiale.

 

 

Mirko Lomuscio