Frozen 2 – Il segreto di Arendelle: il sequel del già classico Disney

Frozen 2 – Il segreto di Arendelle riconferma che ormai la Disney ci ha abituati a seguiti e remake, ma nel caso di Frozen parliamo forse di uno dei prodotti di maggior successo mai realizzati, nato da una idea della Jennifer Lee che ora, guarda caso, dirige la major di Zio Walt.

Quindi, un sequel che, al di là delle fantastica tecnica e delle ottime voci anche italiane (anche italiane, una su tutte uno strepitoso Enrico Brignano nei panni del pupazzo di neve Olaf), è riuscito non solo a conquistare il cuore delle bambine, ma, proponendosi ora, dopo ben sei anni e con la quasi certezza di un terzo capitolo, a far risultare evidente che diventerà un nuovo classico nel firmamento Disney, destinato a durate nel tempo, forse molto più del ghiaccio che ormai si va inesorabilmente sciogliendo ai Poli.

Frozen 2 – Il segreto di Arendelle sceglie di approfondire i caratteri delle due protagoniste, ci racconta della loro complicata infanzia e, una volta raggiunta la maturità,  tra una canzone e l’altra scorre una storia volta a cambiare il destino della Regina di Arendelle e dare, almeno in parte, molte spiegazioni sui suoi incredibili poteri.

Dal punto di vista tecnico il film è un vero spettacolo per gli occhi, con incredibili effetti che incantano gli spettatori più piccoli, ma che lasciano anche gli appassionati di animazione tutt’altro che indifferenti.

“Il tempo ci cambia ogni giorno, se ti guardi intorno le tue certezze in fondo le hai” recita la canzone del film, attraverso le cui parole si potrebbe quasi sintetizzare tutta l’operazione, sebbene dobbiamo dare onore ad Olaf di aver realizzato il più veloce e stupefacente riassunto del primo film, che da solo vale il prezzo del biglietto.

In definitiva, la magia Disney sta proprio nel portare i più piccoli al cinema e i loro genitori, e, se facciamo bene i conti, una bambina di sei anni che vide il primo film ne ha ora dodici e assisterà a dicioto al terzo, magari non dicendolo al fidanzato (ma ciò vale anche per maschietti).

Tanti i  messaggi nel lungometraggio che i giornalisti si affannano a paragonare a politici attuali o ad associare a problemi di integrazione, dimenticando che da sempre Disney impronta i suoi sottotesti su pace e fratellanza; anche se, onor del vero, il dio denaro ben incarnato da Zio Paperone la fa sempre da padrone, a giudicare dagli innumerevoli gadget che verranno venduti.

 

 

Roberto Leofrifio