C’è un fenomeno curioso nella politica italiana, il processo al programma prima della lettura del programma.

È successo puntualmente anche con Futuro Nazionale e con Roberto Vannacci. Il documento viene pubblicato e, tempo di mettere il caffè nella moka, qualcuno ha già emesso la sentenza: incostituzionale, estremista, improponibile, probabilmente pericoloso anche per la raccolta differenziata.

Il dibattimento? Inutile.
Le prove? Superflue.
La lettura? Figuriamoci.

Un tribunale nordcoreano, al confronto, rischierebbe di sembrare garantista.

Naturalmente criticare un programma politico è non soltanto legittimo, ma necessario. Il problema nasce quando la critica precede la conoscenza. Quando non si discute più di quello che c’è scritto, ma di quello che si immagina debba esserci scritto perché la firma in fondo alla pagina è quella di Vannacci.

Ed è qui che una certa opinione pubblica progressista offre il meglio della propria ginnastica intellettuale.

La sinistra ama presentarsi come lo specchio della cultura. Talvolta, però, davanti allo specchio dell’intelligenza critica sembra appannarsi tutto improvvisamente.

Prendiamo alcuni concetti del programma. Si può essere favorevoli oppure contrari, naturalmente. Ma sarebbe interessante arrivare almeno alla fase due del dibattito: capire di cosa stiamo parlando.

Per anni abbiamo assistito a politiche assistenziali nelle quali il confine tra protezione sociale e incentivo all’immobilismo è diventato sempre più sottile. Appena qualcuno propone di rimettere al centro lavoro, responsabilità individuale e reciprocità tra diritti e doveri, scatta l’allarme.

“Oddio, vogliono affamare la gente!”

No. Magari stanno semplicemente dicendo che uno Stato sociale serio deve aiutare chi non può lavorare, senza trasformarsi nel finanziatore ufficiale di chi non vuole farlo.

Dopo anni di sussidi distribuiti anche a qualche campione mondiale di collaudo del divano, appena si pronuncia la parola “responsabilità” sembra di aver annunciato l’arrivo della cavalleria.

Poi c’è il tema delle famiglie.

Si propone di agevolare l’accesso alla casa per i nuclei numerosi e immediatamente arriva l’obiezione: “Ma il problema della natalità non sono soltanto i mutui!”.

Naturalmente.

Nemmeno la fame nel mondo si risolve con un panino. Ma questo non significa che, quando uno ha fame, il panino sia diventato improvvisamente inutile.

Servono asili, lavoro stabile, servizi, stipendi adeguati, politiche familiari e certamente molto altro. Ma sostenere che il costo della casa non abbia un peso enorme nella decisione di mettere al mondo uno o più figli richiede una notevole dose di fantasia.

Lo stesso metodo si applica praticamente a tutto.

Quote azzurre? “Discriminazione!”

Libretto di lavoro facoltativo dai quindici anni? “Sfruttamento minorile!”

Politiche più severe sul rapporto tra sussidi e lavoro? “Attacco ai poveri!”

A questo ritmo, se nel programma comparisse “costruire più panchine nei parchi”, qualcuno riuscirebbe probabilmente a scorgervi un inquietante ritorno all’urbanistica del Ventennio.

La parola magica resta però incostituzionale.

Nella politica contemporanea viene utilizzata con una facilità meravigliosa. È diventata una specie di salsa universale, non sai come contestare una proposta? Aggiungi una spruzzata di “incostituzionalità” e servi caldo sui social.

Peccato che la Costituzione non dica che ogni proposta politica debba appartenere alla tradizione culturale della sinistra.

La Costituzione stabilisce principi, diritti, doveri e limiti. Poi esiste la politica, che proprio dentro quei limiti ha il compito di proporre modelli differenti di società.

E questo dovrebbe essere il punto.

Un programma politico serio non deve essere considerato intoccabile. Deve essere smontato, analizzato, verificato, criticato punto per punto. Anche duramente.

Ma prima bisognerebbe leggerlo. https://futuronazionale.it/programma/

Perché contestare una proposta dopo averla studiata è politica.

Contestarla perché porta il nome di Vannacci è tifo.

E il paradosso più divertente è che proprio chi denuncia continuamente il rischio di una società dominata dai pregiudizi dovrebbe essere il primo a evitare il pregiudizio politico.

Si critichi Futuro Nazionale.

Si contestino i numeri.
Si discutano le coperture.
Si mettano alla prova le soluzioni.
Si dimostri che una proposta non funziona.

Ma almeno facciamolo entrando nel merito.

Perché se la risposta a qualunque proposta diventa automaticamente “fascista”, “incostituzionale” o “pericolosa”, alla fine quelle parole smettono persino di significare qualcosa.

E soprattutto si verifica uno spettacolo piuttosto singolare, quelli che si proclamano nemici dei pregiudizi finiscono per diventare i loro più zelanti collaudatori.

Del resto, dopo i collaudatori di divani, mancavano soltanto quelli delle etichette politiche.

Renato Faller

https://www.instagram.com/renatostevefaller

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