“Chiudete le Porteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!”

Gary Sherman è un regista americano noto soprattutto per aver diretto il terzo capitolo della fortunata saga di Poltergeist, Poltergeist III – Ci risiamo, classe 1988. Ma forse non tutti ricordano che proprio questo stesso regista aveva esordito sul grande schermo nel 1972 con il bellissimo horror sotterraneo Non Prendete Quel Metrò (Death Line nel Regno Unito, Raw Meat negli Stati Uniti), capostipite dimenticato di tanti altri film di successo quali, tra tutti, il cult di Joe D’Amato Antropophagus (1980), il suo sequel apocrifo diretto da Dario Germani nel 2022 (Antropophagus 2), Le Colline hanno gli Occhi di Wes Craven (1977) e soprattutto la bella coproduzione anglo-tedesca Creep – Il Chirurgo (2004) che da questo mutua praticamente location e canovaccio. Non si capisce bene, quindi, come questo piccolo gioiello sia oggi quasi sconosciuto, sebbene vanti nel cast nomi del calibro di Donald Pleasence e, in un piccolo ma significativo cammeo, di Christopher Lee. Considerato spesso, da quel che leggo in giro, un filmaccio da quattro soldi, io l’ho trovato davvero, invece, un ottimo film, molto ben girato (il piano sequenza nei sotterranei dismessi della metropolitana di Londra è favoloso), con una giusta costruzione della suspense, mischiata con l’humour nero britannico di Pleasence, ed effetti gore e trucchi prostatici davvero ben realizzati, e che, è innegabile, hanno fatto storia. Le stesse musiche, molto variegate, di Will Malone, primo tastierista dei Black Sabbath, e di Jeremy Rose, concorrono a rendere la visione di questo film molto molto piacevole. 

Un uomo tenta di approcciare una donna nella stazione della metropolitana di Londra Russell Square, ma lei lo colpisce e scappa. Dopo poco l’uomo viene avvicinato da qualcuno che non si vede in viso e col quale sembra avere una colluttazione. In quel momento arriva il treno, dal quale scendono due ragazzi americani che vivono a Londra per motivi di studio, Patricia ed Alex. Essi trovano l’uomo riverso sulle scale, e pensandolo ubriaco decidono di avvertire le guardie perché possano aiutarlo. Ma quando tornano col poliziotto sul posto, l’uomo è scomparso. Da quel momento inizia ad occuparsi del caso l’ispettore Calhoun, ricollegando questa sparizione ad altre, avvenute proprio nella stessa fermata della metro, nei mesi precedenti. È ovvio che qualcuno vive là sotto, ma cosa fa delle persone che rapisce, e dove le porta? Il clamore sollevato dal fatto che l’ultimo uomo scomparso è un importante politico farà venire a galla una macabra e quasi incredibile verità, legata a un fatto avvenuto proprio lì sotto in epoca vittoriana, quando dei minatori impegnati nei lavori della metro furono sepolti da un crollo e mai più recuperati…

Incredibilmente somigliante alla coppia formata da Tony Musante e Suzy Kendall ne L’Uccello dalle Piume di Cristallo di Dario Argento, uscito solo due anni prima, la coppia protagonista di Non Prendete Quel Metrò vive anche in un appartamento molto simile a quello del giallo d’esordio argentiano. Ma in questo piccolo e ridente alloggio poche sono le scene girate, la maggior parte si concentra in un’ala dismessa dell’underground londinese, oscura, macabra e malsana, frequentata da grossi topi, ma fossero soltanto loro il male! Avvalendosi della superba fotografia del poi candidato all’Oscar per Excalibur (1982) Alex Thomson, Sherman insegna come si possano girare scene che del buio fanno il loro punto di forza senza però rendere completamente incomprensibile ciò che si guarda. Ed in effetti ogni dettaglio è perfettamente individuabile nelle sequenze sotterranee, e serve per far aumentare il senso di straniamento, angoscia, paura, sì, ma anche raccapriccio, pena, solitudine, che provoca in noi la miserrima vicenda narrataci, nata, per altro, da un’idea dello stesso regista.

Il fatto che Non Prendete Quel Metrò abbia fatto storia ce lo dimostrano gli svariati omaggi e scopiazzature vere e proprie che ha avuto nell’arco degli anni. Nel 1980 il regista romano Joe D’Amato, al secolo Aristide Massaccesi, gira uno dei suoi film destinati ad entrare nella leggenda, Antropophagus: per il makeup del cannibale, interpretato magistralmente dal compianto George Eastman/Luigi Montefiori, i truccatori si sono visibilmente ispirati a quelli del mostro sotterraneo del film di Sherman, interpretato con grande perizia dall’attore britannico Hugh Armstrong. A differenza di Klaus Wortmann, però, L’Uomo, come qui è semplicemente chiamato il killer senza nome, è capace di farci assaporare, oltre al terrore ed al raccapriccio, anche attimi di pura dolcezza e di tristezza assoluta per la condizione in cui si è trovato, suo malgrado, a vivere, senza avere alcuna via di scampo. Nel 2004 esce poi nelle sale Creep – Il Chirurgo, diretto da Christopher Smith. Anche questo ambientato a Londra, per buona parte nei sotterranei della metropolitana, riprende moltissimo dalla pellicola di Sherman, sebbene il personaggio di Craig, il Chirurgo, interpretato in modo molto convincente dall’inglese Sean Harris, abbia finalità diverse per i suoi omicidi rispetto a quelle del nostro Uomo. Entrambi, tuttavia, hanno avuto dei problemi fin dalla nascita, che li hanno portati ad essere quelli che sono. Tornando poi in Italia, proprio lo scorso anno vede la luce il seguito apocrifo del film di D’Amato, Antropophagus 2, per la regia di Dario Germani. Anche questo girato quasi interamente sottoterra, stavolta non nella metropolitana ma in un bunker antiatomico, da Sherman riprende l’infilzata di porte una dietro l’altra che danno l’idea di uno spazio immenso e labirintico dove il comune mortale non può che perdersi, mentre il mostro gira indisturbato, così come la scena della donna incinta che il mostro nutre perché possa dare alla luce la sua prole. Ultimo riferimento che mi viene in mente, ma ce ne sono senz’altro molti altri, è quello all’ultimo film di Alex Visani, Gli Artigli dell’Aquila, classe 2023. Qui un incredibile Lorenzo Lepori viene rinchiuso in un bunker fin da piccolo, vi cresce e non desidera avere intrusi, ed in più, come L’Uomo di Non Prendete Quel Metrò, tiene i suoi “cari” imbalsamati, vestiti ed agghindati con sé anche dopo la morte, per non sentirsi troppo solo evidentemente, sebbene non gradisca la compagnia del mondo esterno. Lo stesso Wes Craven ha più volte affermato di essersi ispirato a questa pellicola per l’idea che sta alla base del suo cult Le Colline hanno gli Occhi del 1977. Insomma, strizzatine d’occhio più o meno evidenti al film di Sherman costellano tutta la storia del cinema di genere, elemento che a maggior ragione mi lascia costernata del fatto che così poco si ricordino ancora oggi di questo film.

Per di più nel cast brillano stelle del calibro di Donald Pleasence, lo scontroso ispettore Calhoun che, da buon inglese, non fa nulla senza prima aver bevuto la sua salutare tazza di the! Sebbene non avesse ancora interpretato le due parti che lo consacreranno nel gotha dell’Horror mondiale, ovvero quella del dott. Loomis in Halloween di John Carpenter del 1978 e quella del prof. John McGregor in Phenomena di Dario Argento del 1985, l’attore inglese aveva comunque già all’attivo una carriera di tutto rispetto diretto da nomi quali Roman Polanski, Alberto Lattuada e George Lucas, tanto per citarne qualcuno. Al suo fianco, nel simpatico personaggio del detective Rogers, l’attore di Liverpool Norman Rossington, noto per aver preso parte nel 1964 al famoso film sui Beatles e coi Beatles, Tutti per Uno (A Hard Day’s Night), per la regia di Richard Lester. Nel piccolo ma incisivo ruolo dell’agente del Security Service Inglese Stratton-Villiers, che tenta di togliere il caso della scomparsa dell’importante politico dalle mani di Calhoun, troviamo l’immenso Christopher Lee, che riesce a rendere indimenticabile il siparietto con Pleasence concludendolo con un “bye bye” che da solo varrebbe tutta la visione del film!

Insomma, non è affatto un filmaccio di serie z, questo Death Line, sebbene il brutto titolo italiano e la bruttissima e spoilerosa locandina nostrana lo facciano spesso, erroneamente, collocare in tale categoria. Gary Sherman è proprio bravo a tratteggiare i risultati dell’isolamento fisico e sociale sugli esseri umani, che, decontestualizzati dalla norma quotidiana, rischiano di regredire alle origini, mutandosi in selvaggi ed abolendo interi secoli di evoluzione, finanche l’uso della parola e del linguaggio. L’Uomo (e l’uso di tale “nome” è indicativo, come lo è stato, nel film del 2011 di Lucky McKee The Woman, quello di La Donna, tanto per restare in tema di antropofagia), è ormai poco più che una bestia, che cerca di soddisfare unicamente le sue necessità primarie, come quella di nutrirsi e quella di riprodursi, dopodiché dei suoi simili, se di simili si può parlare, non gliene frega un fico secco. E, in fondo, non importa se la sceneggiatura presenta uno schema un po’ prevedibile, perché è il modo di costruire e gestire la suspense il punto di forza della pellicola, oltre ovviamente al sottotesto sociale di ‘A Livella che vede un importante politico fare la medesima fine di un droghiere o di un salumiere, sebbene ovviamente l’interesse mediatico ne risulti decisamente diverso. Mettendo in scena una giusta dose di truculenza, di scene oscure ed inquietanti, ed anche raccapriccianti, Sherman ci porta per mano fino al finale aperto, che destabilizza e ci lascia un sacco di interrogativi sulla sorte del povero mostro che un tempo appartenne (forse) alla nostra razza. Sherman dimostra quindi di saper molto bene portare sullo schermo la Paura con la P maiuscola, fregandosene dei difettucci evidenti della sceneggiatura, e giocando con l’humour tipico british, ma anche con la tragedia insita dentro l’urlo disperato dell’Uomo, che insegue Patricia nei km e km di gallerie sotterranee: “Chiudete le Porte”, frase ripetuta ogni qual volta un treno sta per lasciare la stazione della metro di Russell Square, microcosmo di orrore e morte ma anche, in qualche modo, continuatrice di vita dove si pensava da tempo non ce ne fosse più… Assolutamente da vedere.

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme Amazon Prime Video e PLEX ed in dvd Mosaico Media.

https://www.imdb.com/it/title/tt0068458

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Plugin WordPress Cookie di Real Cookie Banner