Ci sono dischi che arrivano con un backstory già carico di senso, e questo è uno di quelli. Gaspid, cantautore torinese classe 1981, ha scelto nel 2025 di pubblicare undici brani in versione chitarra e voce, senza mostrare il proprio volto, raccogliendo reazioni libere da pregiudizi estetici. Una mossa inusuale, quasi provocatoria, che dice molto su come questo artista concepisce il rapporto tra opera e pubblico. “Dedalista” è la naturale evoluzione di quell’esperienza: gli stessi brani, o parte di essi, vengono restituiti al pubblico con arrangiamenti completamente rielaborati, chitarra acustica, batteria, basso, assoli di chitarra elettrica, inserti di tastiera. Il risultato è un disco che si getta tra le braccia del cantautorato con venature rock, bilanciando con precisione l’intensità vocale, la melodia e la solidità strumentale. Non è un lavoro che cerca di stupire a tutti i costi, ma uno che dimostra rigore e coerenza di visione. I brani riflessivi, come la title track e “Verso l’invisibile”, reggono il peso dei temi affrontati, libertà individuale, critica geopolitica, il lutto silenzioso di chi è sopravvissuto a se stesso, senza mai scivolare nell’ovvio. Le tracce d’amore, “Qualcuno” e “Sorriso”, alleggeriscono l’equilibrio senza svuotarlo. “Sognando ancora” chiude il cerchio con una consapevolezza quasi ironica sul desiderio di condivisione artistica, quel perenne confine tra la solitudine creativa e la necessità di essere ascoltati. Otto pezzi che formano un mosaico coerente. Un primo album che merita attenzione.

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