Con “Ti vengo a prendere” Gemini firma un’esplosione pop che invita a vivere tutto, senza rimandare. Tra beat trascinante e cori memorabili, il brano è un invito a non tirarsi indietro quando le emozioni bussano forte. Niente malinconia, solo il desiderio di esserci – qui e ora – con il corpo, la voce, il cuore.
In questa intervista, Gemini racconta come l’energia dei live influenzi la sua scrittura, cosa significa tornare sul palco dopo la vittoria al Premio Mia Martini e quali brani del suo repertorio condividono con Ti vengo a prendere la stessa intensità emotiva.
Sei un performer molto attivo dal vivo. Quanto incide l’energia del live nella tua scrittura?
Tantissimo. Quando scrivo, immagino già come una frase suonerà in mezzo alla gente, se farà ballare o se farà chiudere gli occhi. Il live mi insegna cosa arriva davvero, cosa resta. È un test emotivo diretto, senza filtri.
“Ti vengo a prendere” è pensata anche per essere ballata: l’hai testata sul pubblico prima dell’uscita?
Non l’ho ancora cantata dal vivo, ma quest’estate finalmente potrò farlo durante i miei concerti. In studio però, mentre la costruivamo con Gerolamo, ci siamo subito accorti che aveva quell’energia contagiosa: faceva muovere, faceva ballare. È stata una sensazione istintiva, fisica, che ci ha guidato nelle scelte di produzione.
Hai un rituale personale prima di salire sul palco?
Non ho un vero e proprio rituale. Prima di salire sul palco cerco solo la massima concentrazione. Entro in uno stato mentale in cui tutto il resto si spegne e rimane solo la musica.
Com’è stato esibirsi dopo la vittoria al Premio Mia Martini?
Emozionante e anche responsabilizzante. Sentivo che la gente si aspettava qualcosa, ma ho cercato di restare me stesso, senza cercare di dimostrare nulla. Solo musica, solo cuore.
Quale canzone del tuo repertorio senti più vicina a “Ti vengo a prendere” in termini di intensità?
Direi “La volta buona”. È una canzone dedicata a una calciatrice, ma parla in realtà di chiunque scelga di mettersi in gioco fino in fondo. Anche lì c’è quella spinta emotiva forte, quella voglia di prendere in mano la propria storia. Come “Ti vengo a prendere”, è una dichiarazione di coraggio.

