Genitori quasi perfetti: una festa alternativa

Se pensiamo a un certo cinema italiano contemporaneo pianificato per una grande distribuzione, ci rendiamo conto di come temi quali la famiglia, la precarietà del lavoro e – in particolare per quanto riguarda gli ultimi anni – l’omosessualità sono costanti di cui, in un modo o nell’altro, si sente sempre il bisogno di dire qualcosa.

Stesso discorso vale per la commedia Genitori quasi perfetti, opera seconda di Laura Chiossone e con protagonista una brava Anna Foglietta, anche in questo caso, purtroppo, all’interno di un progetto che non sembra valorizzarla come merita.

A lei il ruolo di Simona, mamma di Filippo, intenta ad organizzare la festa di compleanno di suo figlio. Arrivato il fatidico giorno, numerosi bambini e altrettanti genitori – ognuno con un diverso stile di vita – affollano la sua casa. Andrà tutto per il meglio?

Nel momento in cui, come in questo caso, si decide di ambientare un lungometraggio in un’unica location, ciò di cui si necessita maggiormente è una sceneggiatura di ferro, oltre a un cast in grado di reggere l’intero spettacolo. Il problema principale di Genitori quasi perfetti, dunque, è proprio quello di mancare quasi del tutto di ritmo, per poi tentare di salvarsi in corner proprio appena ci si avvicina al finale.

Se a tutto ciò aggiungiamo situazioni tirate in ballo e poi lasciate in sospeso (come la questione del corso di educazione sessuale a scuola o la promettente intesa tra la protagonista e uno dei genitori), ecco che il tutto ci appare come qualcosa di frettoloso e tanto, tanto pretenzioso.

Al termine della visione, quindi, ci rendiamo conto del fatto che, malgrado le intenzioni iniziali, Genitori quasi perfetti non ci racconta nulla di nuovo. Segno che, come, purtroppo, da molto tempo è evidente, il cinema nostrano sta attraversando una fase in cui sembra che non vi siano più idee né voglia di tentare nuove strade.

 

 

Marina Pavido