Giada Cameriere: Un Viaggio tra Arte, Passione e Impegno Sociale

Giada Cameriere è un’attrice poliedrica con una carriera che abbraccia teatro, cinema, televisione e molto altro. Nata e cresciuta a Bologna, ha saputo distinguersi per la sua versatilità, interpretando ruoli complessi e partecipando a progetti di grande impatto sociale. In questa intervista per Mondospettacolo, Giada ci racconta il suo percorso artistico, le sfide affrontate e i sogni futuri, rivelando la passione che anima ogni sua scelta professionale.

Giada, il tuo CV mostra un percorso artistico molto ricco e variegato, che spazia dal teatro al cinema, dalla televisione ai videoclip. Quale di questi ambiti senti più vicino alla tua essenza come attrice e perché?

Difficile poter scegliere perché quando ami sia il teatro che il cinema, non tralasciando la televisione che è puro divertimento assieme ai videoclip che amo girare, in quanto la musica nella mia vita è e sarà sempre essenziale. Tornando alla domanda, ora ti direi in questo periodo il teatro contemporaneo che a mio avviso sta dando stimoli molto costruttivi anche per le nuove generazioni che si vogliono affacciare al mestiere dell’attrice.

Hai lavorato in progetti molto diversi, come lo spot pubblicitario per Hera Group o il laboratorio con Carolina Bianchi contro la violenza sessuale. Come riesci a passare da ruoli commerciali a progetti con un forte impatto sociale? Cosa ti guida in queste scelte?

La scelta che mi guida è in primis il tema e come lo si andrà ad affrontare. Lo spot Hera Group è l’ultimo mio lavoro, sono stata davvero contenta e felice che Giovanni Boscolo (il regista dello spot) mi abbia scelta. Ci teneva a parlare di decoro urbano nella mia bellissima città Bologna che ahimè non è sempre pulita o meglio sia noi cittadini (e mi ci metto di mezzo anche io!) molte volte non ci rendiamo conto che basta davvero ogni giorno un piccolo gesto che può essere anche di esempio alle altre per tenere un decoro urbano degno di una città come Bologna. Con Carolina più che un laboratorio è stato un lavoro di mesi (in estate quindi abbiamo sudato letteralmente) sempre nella mia città accogliente e magica e si… Bologna ha questo potere, rende tutto bellissimo. Carolina si è fidata di me e abbiamo messo in piedi qualcosa di davvero toccante, profondo e poetico per parlare di un tema che mi sta molto a cuore: la violenza contro le donne. Abbiamo davvero cercato di sensibilizzare sul tema e portare il pubblico a una consapevolezza maggiore di cosa vuol dire per una donna camminare sola in una strada buia e dover stare attenta a qualsiasi rumore, ombra e avere sempre a portata di mano un telefono o altro per eventualmente difendersi da un’aggressione.

Nel 2019 hai partecipato al laboratorio “Oltre le barriere” con persone con diverse disabilità. Come ha influenzato questa esperienza il tuo approccio alla recitazione e all’espressione corporea?

Credo sia fondamentale per un’attrice sperimentare e non smettere mai di imparare e studiare. Solo con la voglia di fare, la costanza si ottengono risultati. Ho deciso di mettermi in gioco e prendere parte ad un laboratorio appunto “Oltre le barriere” dove le persone con diverse disabilità in realtà interagivano con me in un modo talmente naturale e pieno di empatia che ricordo sono uscita emozionata da quella esperienza. Ci sono immagini nella mia testa che mi ricordano quei bellissimi giorni e come sia io come attrice ma in primis donna, sono riuscita io a superare alcune barriere mentali che la recitazione alcune volte ti impone per poter rappresentare il reale attraverso la finzione e come il mio corpo abbia senza paura accettato e accolto questa mia voglia di sperimentare e condividere con persone con diverse disabilità le mie fragilità ma anche la mia armonia e propensione verso il prossimo chiunque esso sia.

Hai avuto ruoli da protagonista in numerosi cortometraggi, come Greta nel vuoto e The World is Yours. Cosa ti attrae del formato cortometraggio rispetto a produzioni più lunghe come film o serie TV?

Il cortometraggio è il figlio minore non per questo meno importante del lungometraggio. Come dico sempre io serve o meglio a me è servito per poter cimentarmi in diversi ruoli e far vedere a me stessa che se voglio e ci lavoro ce la faccio e anche a chi mi ha sempre cercato di affossare quanto si erano sbagliati sul mio conto. Fare cortometraggio oltre ad essere sì impegnativo perché in minor tempo devi girare una storia che in un lungometraggio solitamente serve un mesetto bello e buono, lì in 2/3 giorni devi “portarti a casa” come si dice nel gergo cinematografico tutto il girato, quindi si corre ma ci si diverte e anche tanto soprattutto se hai il ruolo della protagonista te lo posso assicurare.

Nel tuo percorso formativo hai frequentato laboratori con registi e coreografi di spicco, come Enzo Cosimi e Gianni Farina. Qual è stato l’insegnamento più prezioso che hai tratto da queste esperienze?

Nel mio percorso post laurea Dams qui a Bologna ho pensato di fermarmi alla triennale e invece che fare sempre un percorso magistrale teorico mi sono detta: Giada inizia a fare qualcosa di pratico e detto fatto! Ho iniziato a frequentare laboratori sia di danza perché ballo da sempre (credo anche quando ero in grembo di mia madre ballavo di continuo) e ovviamente di recitazione per poter apprendere sempre di più tecniche ma anche iniziare a cimentarmi in piccoli monologhi o dialoghi con altri aspiranti attori/ici che come me avevano una fame insaziabile di recitazione. Diciamo che qualsiasi insegnante con cui ho avuto modo di lavorare sulla mia formazione è stato essenziale per la mia crescita artistica perché essendo tutti differenti mi hanno lasciato ognuno un pezzo diverso di umanità, talento, tenacia. Per questo sono davvero stata molto fortunata.

Hai interpretato ruoli molto diversi, dalla sacerdotessa in Riti di iniziazione all’ispettrice di polizia in Longo. Come ti prepari per entrare in personaggi così diversi tra loro? Hai un metodo di recitazione che segui?

Un vero e proprio metodo Giada non lo ha se devo essere sincera con me stessa, diciamo che avendo studiato all’università in maniera teorica e lo anche messo in pratica in realtà su alcuni set il metodo Stanislavskij è quello che più è efficace perché entri nel personaggio dopo preparazione direi obbligatoria, quasi al 100% ed è proprio per questo che sono riuscita a ricoprire diversi ruoli sia a teatro che al cinema totalmente diversi tra loro da quasi dire accipicchia! Ma come fa? Per me questo vuol dire impegno ma anche tanta soddisfazione, perché mi fa capire che ho lavorato e anche discretamente e i risultati sono arrivati quindi per peccare un pochino di presunzione e “umiltà” da artista direi “super chapeau a me”!

Hai avuto esperienze in televisione, come Undressed Italia e Detto Fatto. Com’è stato confrontarti con il medium televisivo, che ha ritmi e dinamiche molto diversi dal teatro o dal cinema?

Ebbene sì anche in televisione ho voluto “dare il mio contributo artistico”. Lì i tempi sono super veloci e in men che non si dica finisce tutto velocemente, le luci dei riflettori accese per registrare le puntate poi si spengono, cala il silenzio ma prima hai corso tantissimo per far sì che la registrazione di quel programma TV sia perfetta, devi essere un atleta a tutti gli effetti per fare televisione, avere una “parlantina” non comune direi fuori dal normale e quello devo dire per fortuna non mi manca! E tanta ironia e simpatia perché la televisione cattura espressioni, sorrisi e ti fa sognare un mondo perfetto e pieno di felicità, mi piace farla e quella che ho fatto mi ha reso molto più sicura di me e di cosa voglio fare nella vita.

Nel 2019 hai anche diretto una web serie, Tutto in una notte, in cui hai interpretato il ruolo di Adele. Com’è stata l’esperienza di passare dietro la macchina da presa? Pensi di esplorare ulteriormente il ruolo di regista in futuro?

Fare regia soprattutto di una web serie credo sia la cosa più complessa nella quale ho deciso di cimentarmi quasi per gioco, però anche lì se ami il cinema non puoi poi non raccontare e sederti dietro la macchina da presa, anzi deve essere un passaggio fondamentale dopo che ti cimenti per tanti anni come attrice quindi interpretando ruoli scritti da altri sceneggiatori. Quando scrivi e dirigi tu cambia tutto e io avendolo sperimentato sulla mia pelle ti posso dire che… sì lo rifarei e ho in cantiere un progetto che mi piacerebbe finire e poi poterlo girare.

Il tuo CV evidenzia anche una grande versatilità nelle lingue e nei dialetti, oltre a competenze sportive come scherma e arti marziali. Come integri queste abilità nei tuoi ruoli? C’è mai stato un progetto in cui queste competenze sono state particolarmente utili?

Le lingue ma soprattutto i dialetti io li amo davvero poi in questo ultimo periodo scherzo con amici che non sono bolognesi e faccio l’imitazione dei loro dialetti d’origine e troppo divertente e tutti mi dicono sei uguale mamma mia! Lo sport nella mia vita è e sarà sempre fondamentale anzi per un’attrice non è solo valvola di sfogo ma diventa anche allenamento per il corpo e soprattutto per la mente aiuta a mantenerti concentrata, ti rilassa e ti da anche quel pizzico di adrenalina che in teatro (maggiormente) serve. Ci sono stati diversi progetti nei quali le mie “skills” come gli americani amano chiamarle hanno giocato un ruolo fondamentale nella scelta del regista di affidare a me invece che ad un’altra candidata il ruolo.

Lavorare in un videoclip musicale, come quelli per Sugar Pop o Two MadBros, richiede un approccio diverso rispetto a teatro o cinema. Come affronti la sfida di raccontare una storia in pochi minuti, spesso senza dialoghi?

Girare videoclip è davvero (almeno per me) divertente e rilassante c’è la musica, ma c’è anche una storytelling o meglio devi appunto raccontare non a parole quindi si gioca tutto sull’espressività la storia o meglio di cosa parla la canzone devo dire che anche lì si corre però se fai un lavoro di espressività corporea e di mimica facciale come ho fatto io, davvero diventa un gioco da ragazzi e ne vorresti fare di videoclip uno dietro l’altro. Anche perché sono come le caramelle ? ne mangi una nel giro di pochi minuti finisci il pacchetto.

Hai partecipato a progetti che affrontano temi sociali, come la campagna contro il cyberbullismo per Samsung e Moige o lo spot contro le dipendenze giovanili. Quanto è importante per te utilizzare la tua arte per sensibilizzare il pubblico su temi rilevanti?

È un dovere ti direi per chi come me personalmente ha subito da adolescente bullismo (quando lo racconto anche oggi nessuno ci crede) e invece sì sono stata vittima di più bulli da fine elementari a medie inoltrate purtroppo mi hanno lasciato una profonda cicatrice che anche adesso che di anni ne ho 34 alcune volte ripensandoci sanguina ancora… Ho sentito la necessità di metterci la faccia e sensibilizzare perché si deve far capire che fare bullismo non è bello che la cattiveria e l’aggressività non è sinonimo di forza ma di debolezza. Per quanto riguarda invece la sensibilizzazione alle dipendenze giovanili è un tema anche quello molto caro e tuttora caldo in quanto sempre più adolescenti ne rimangono vittime, bisogna parlarne secondo me anche nelle scuole e fare percorsi formativi per i più giovani se no si rischia che ci sia la dispersione di massa un po’ come sta accadendo ora. Io nel mio piccolo cerco davvero ogni giorno di fare la mia parte e spero davvero in futuro possa vedere i semi che ho piantato fiorire.

Bologna sembra essere un punto di riferimento importante nella tua carriera, sia come domicilio che come luogo di molti tuoi progetti. Quanto ha influenzato la tua crescita artistica questa città e il suo ambiente culturale?

Bologna come dice il buon saggio Luca Carboni “è una regola” per me è e sarà anche se alcune volte per lavoro, viaggi di piacere mi assento rimane la mia ancora di salvezza mi ha alcune volte dato degli schiaffi forti eh! Ma mi ha anche dato davvero tante opportunità, c’è un fermento negli ultimi anni a Bologna come proposta culturale che davvero mi ha riempito il cuore di gioia essendo bolognese perché questa è una terra davvero accogliente e piena di risorse. Se ho deciso fortemente di rimanere qui, sapevo davvero che sarebbe arrivato il momento in cui anche chi non è della mia regione avrebbe apprezzato l’Emilia Romagna. Io sono totalmente influenzata da Bologna e da tutto l’ambiente culturale che negli anni è super cambiato è diventato anche più internazionale e ho davvero avuto modo di entrare in contatto con registe e attori che mai avrei pensato di incontrare per le strade di Bologna.

Nel 2023 hai preso parte al laboratorio Il corpo com’è e non come dovrebbe essere con Maria Chiara Vitti, lavorando con persone diversamente abili. Come ha cambiato il tuo modo di vedere il corpo come strumento espressivo?

Anche questa rientra in quelle esperienze che solo Bologna a mio avviso può offrire come proposta laboratoriale visto che Maria Chiara arrivava da Napoli è una coreografa e artista magnifica ama come me cimentarsi in diversi progetti, questo laboratorio che mi propose in quel periodo della mia vita è stato epico e mi ha ridato l’ossigeno artistico di cui avevo bisogno.

Tra i tuoi ruoli più recenti c’è quello di Joey in The World is Yours. Puoi raccontarci qualcosa di più su questo personaggio e su come ti sei preparata per interpretarlo?

Joey in The World is Yours è una mia creatura, o meglio la sceneggiatura è firmata da me (piccolo spoiler) per chi avrà modo di vedere su YouTube il trailer del cortometraggio e successivamente vedrà (a breve) il cortometraggio caricato in modalità pubblica su YouTube è stato pensato come cortometraggio per i festival, l’ho fortemente voluto candidare ai festival perché ho speso davvero molto tempo sia nello scrivere ma anche nel vestire i panni di Joey rappresenta a mio avviso il disorientamento che un giovane può avere nel dover crescere e affrontare delle scelte che lo avvicineranno sempre più alla vita adulta. Ricordo ore di prove un po’ di sana ansietta ma poi una volta finite le riprese scoppiai a piangere dalla gioia, quando ho visto il risultato finale dissi wow il mondo è veramente nostro!

Guardando al futuro, c’è un ruolo o un tipo di progetto che sogni di realizzare? Magari un genere cinematografico o teatrale che non hai ancora esplorato?

Ci sarebbero miriadi di cose che vorrei fare in futuro, soprattutto ora che è estate e c’è quella voglia di prendere la videocamera e girare un documentario ad esempio! Ecco nel documentario non mi sono ancora cimentata purtroppo e mi piacerebbe tanto devo essere sincera, perché anche lì racconti vita. In questo periodo essendoci tante proiezioni in giro per la città sto prediligendo la visione di documentari proprio per poter farmi una mia idea e avere qualche spunto o idea in più. Anche se per ora non so se mi piacerebbe dirigerlo o dare un mio contributo artistico all’interno di un documentario girato da terzi. Credo che lo scoprirò prossimamente in base anche al farmi un’idea più concreta di come, cosa e perché si gira o si prende parte a un documentario.

Intanto vi ringrazio per avermi dato la possibilità in questa intervista di potermi raccontare e spero che chi la legga e ha i miei stessi sogni trovi la spinta di volare e di far uscire quei sogni dal cassetto. Perché per un artista è importante non tenerli chiusi a spegnersi ma bisogna tenere viva la fiamma sacra dell’arte.

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