Di Paola La Montanara per MondoSpettacolo

Da assistente a fonico, da cameraman a regista indipendente. Giancarlo Doronzo rappresenta una delle ultime generazioni di professionisti che hanno fatto la gavetta classica nel mondo dell’audiovisivo. Dopo anni tra RAI, Mediaset ed emittenti locali, ha scelto la strada dell’indipendenza, realizzando videoclip, cortometraggi e il suo primo lungometraggio distribuito su Prime Video. Ecco la sua storia.

Hai iniziato con studi in Scienze della Comunicazione e lavorando in RAI. Cosa ti ha insegnato di più il set rispetto all’università?

Come in qualsiasi carriera professionale, gli studi sono fondamentali. Però è indispensabile praticare sul campo. Tutte le mie esperienze sui set, di ogni genere, hanno fortemente contribuito a costruire la mia figura professionale.

Hai fatto il classico percorso: assistente, fonico e poi cameraman. Quando hai capito che volevi stare dietro la macchina da presa?

Ho seguito l’iter classico senza bruciare tappe. Inizialmente come assistente, poi fonico. Una volta apprese tutte le dinamiche, e spinto dalla passione, mi hanno concesso di usare la videocamera. Sono partito dalle vecchie Betacam analogiche fino ad arrivare alle moderne mirrorless e videocamere digitali.

Hai lavorato con emittenti nazionali, regionali e locali. Dove si impara davvero il mestiere?

Ho collaborato con tutti i tipi di emittenti. Chiaramente le differenze sono tante, ma credo che tutte le esperienze mi abbiano insegnato qualcosa. Ognuna ha le sue sfaccettature e mi ha permesso di carpire ogni possibile aspetto di questo mestiere.

Perché hai preferito la strada del videomaker indipendente rispetto ai grandi network?

Vorrei sfatare un mito: lavorare per i grandi network non significa necessariamente essere grandi professionisti. Salvo alcune produzioni più curate, le televisioni sono spesso una catena di montaggio, dove il focus è quasi esclusivamente sulla quantità di contenuti piuttosto che sulla qualità artistica. Per questo ho scelto la strada indipendente, dove posso esprimere la mia creatività a 360 gradi.

Hai toccato tantissimi generi: videoclip, spot, politica, sport, matrimoni. Quale ti ha insegnato di più?

Tutte le esperienze sono state importanti, ciascuna con lati positivi e negativi. Ogni tipologia di produzione ha il suo timing e la sua specificità. Ecco perché è stato fondamentale averle provate tutte.

Hai realizzato tre cortometraggi e un lungometraggio (“Per un Pugno di Like”). Quale produzione ti ha impegnato di più?

Senza dubbio l’ultima, il lungometraggio distribuito su Prime Video. Gli altri due erano cortometraggi no-budget. Anche se il secondo, “Ogni cosa a suo tempo”, è arrivato sul podio di un contest pugliese.

Quando lavori a un videoclip musicale, ragioni più da regista o da montatore?

Il mio mindset è totalitario: mi comporto come se fossi tutti i capi reparto di un set contemporaneamente.

Quando sei passato alla regia, hai mai litigato con te stesso tra il Doronzo regista e il Doronzo direttore della fotografia?

Di solito ho sempre svolto entrambe le mansioni. Nel film per Amazon invece ho dovuto dedicarmi solo alla regia. Non ti nascondo che c’è stata una lotta interiore con il Giancarlo DOP. Alla fine ho lasciato al collega la libertà di presentarmi varie opzioni per ciascuna scena.

Come ti è servita la “promiscuità” di esperienze fatte nel tempo?

È proprio grazie alla varietà di lavori che riesco a inserire aspetti originali in ogni produzione. Mischiare generi diversi mi permette di ottenere un lavoro creativo e non scontato.

Il tuo lungometraggio si intitola “Per un Pugno di Like”. Che significato ha questo titolo?

La scelta del titolo è stata sudata. Volevo far percepire l’attualità del prodotto. Oggi si sa che conta più un like di un apprezzamento verbale e reale.

Qual è stata la scena più difficile da girare del tuo primo film?

Nessuna scena è stata semplice. Il budget era limitato, i giorni di ripresa ridotti all’osso e c’era la pressione di non deludere il produttore e soprattutto il pubblico. Le mie esperienze da “videomaker tuttofare” mi hanno aiutato anche in un contesto cinematografico vero e proprio.

Com’è stato raccontare una storia tua, dall’inizio alla fine?

È stato emozionante aver portato sul grande schermo un’idea nata da me, Daniele Condotta (anche protagonista) e Antonio Di Cosola. Non soffro di ansie o paure particolari, ma la tensione c’era. L’unica mia piccola paura era rispettare le tempistiche prefissate.

Bari entra nei tuoi lavori anche quando non si vede?

Bari è la mia città ed è nel mio cuore. Sono orgoglioso di poterla raccontare tutte le volte che ne ho l’occasione.

Hai mai avuto problemi con personaggi famosi durante le interviste?

Fortunatamente no. Non ho mai avuto problemi con i personaggi famosi a cui ho fatto interviste.

Oggi molti registi nascono dai social. Tu vieni dalla gavetta classica. Consiglieresti ancora questo percorso a un ragazzo di oggi?

Ho fatto la gavetta classica, che all’epoca era indispensabile. Oggi le cose sono cambiate. Consigliare il mio stesso iter sarebbe anacronistico. Tuttavia, ritengo fondamentale iniziare affiancando un professionista per apprendere non solo i trucchi del mestiere, ma anche la gestione di imprevisti e difficoltà. Gavetta sì, ma più smart e rapida rispetto a quella che ho fatto io.

Dopo “Per un Pugno di Like”, quali sono i tuoi progetti futuri?

Attualmente il settore cinematografico è un po’ in crisi, quindi l’ho temporaneamente messo da parte. Mi auguro però di riuscire presto a tornare con una nuova produzione. Non escludo però qualsiasi proposta interessante mi si presenti. Il bello di questo lavoro è anche l’imprevedibilità.

Il consiglio che do ai giovani è semplice: se avete talento e soprattutto passione per questo mestiere, non mollate mai. Perché le opportunità uniche possono presentarsi quando meno te lo aspetti.

Fonte: Intervista esclusiva per MondoSpettacolo

Un pensiero su “Giancarlo Doronzo: “Dalla gavetta RAI alla regia, ho sempre voluto raccontare storie””
  1. Giancarlo Doronzo è bravo , simpatico rispettoso verso se e verso gli altri ligio al dovere e instancabile. Complimenti Giancarlo sei meritevole di ogni buona occasione che ti viene offerta.

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