Gintsugi: eponimo esordio, luce e ombra, accostamenti.

Gintsugi, nome d’arte di Luna Paese, arte di cocci scomposti e riaccostati assieme a comporre una figura come accade sulla copertina di questo eponimo esordio… suono di attese e di condizionamenti, suono post tutto nelle tante derive che ci offre, sicuramente suono che arriva dalla luce dell’esperienza di un grande come Victor Van Vugt, ma anche ovviamente ombre e introspezioni che arrivano anche silenzi che ritroviamo nel video curato da Luca Pastore di un singolo didascalico come “Blind”. E ci troviamo dentro trame di periferia, quartieri decadenti e ampi ricondizionamenti del sociale. “Gintsugi” apre davvero il concetto bellezza a tantissime chiavi di lettura.

Noi iniziamo sempre parlando di bellezza. E in questo disco fatto di dualismi direi che il tema è assai importante. Per Gintsugi cos’è e cosa significa bellezza?
Bellezza è per me negli scarti, negli spazi tra una cosa ed un’altra. È un imprevisto che mi colpisce quando non sono lì a catalogare, giudicare, o ad analizzare le cose o gli altri. E può trovarsi anche in cose o in situazioni assolutamente atroci oppure banali. L’opposto della bellezza, nella mia esperienza, e’ lo sguardo che vuole smembrare ogni cosa. Le situazioni più orribili in cui mi sono trovata sono state causate dal bisogno di dissezionare le cose e poi di imporre un’interpretazione per meglio controllare. Come se si fosse esterni e padroni delle cose, e non partecipi.

Che parola strana è Gintsugi…? Cosa significa?
È una pratica giapponese di riparazione delle ceramiche con l’argento legata alla filosofia zen.

Non so bene quale sia il motivo ma trovo assai forti dei richiami al Giappone e all’oriente in generale… perché?
Non sono espliciti, ma lavoro con il valorizzare le imperfezioni e il presente così com’è. Anche questa cover del disco sembra quasi voler sezionare il concetto di bellezza… secondo me va letta oltre l’immagine nel suo complesso ma proprio tra le crepe di questi frammenti…
La copertina è di un’amica, l’artista visiva Laura Triscritti, che ha creato una serie di principesse, ognuna simbolicamente molto particolare e bella. A me comunque la bellezza interessa, anche complessivamente, nella scelta degli accostamenti tra colori e immagini, come nell’accostamento tra un suono e l’altro.

Ascoltiamo “Blind” ma in qualche modo si distacca molto dal resto del disco. Un’impressione sbagliata questa secondo te?
A parte “Spiraling Down” e “Your Ghosts” che sono credo in un’atmosfera simile, le altre canzoni sono tutte diverse in termini di strumentazione e di ambiente. È stata una scelta produttiva, quella di accostare degli elementi diversi che in comune hanno la strutturazione scarna, sparsa.