Giorgio Verdelli: i miei artisti sono “Unici”

 

Giorgio Verdelli, uno degli autori televisivi più noti d’Italia, si racconta per noi, una carriera di grande successo, dalla realizzazione di autorevoli trasmissioni musicali, tra le più importanti degli ultimi trent’anni, ad ideatore di “Unici”,  direttore artistico del teatro “Trianon” di Napoli ed autore di un libro che sta riscuotendo grandissimo successo “A noi ci piaceva il blues…ovvero tutte le strade portano a Memphis”.

Giorgio, iniziamo dal principio, da dove nasce la passione per la musica in ogni sua sfaccettatura, fin da bambino amavi ascoltare grandi artisti e sognavi un giorno di poter intraprendere la strada del giornalismo a livello musicale?

Ho sempre avuto una grande passione per la musica e sognavo un giorno di poter intraprendere questa strada a livello artistico-musicale. Agli inizi del mio percorso partecipai ad “Un volto nuovo per gli anni 80” con me c’erano anche Alessandro Cecchi Paone, Fabio Fazio e Piero Chiambretti, in quell’occasione mi classificai quarto, ma ebbi una grande fortuna: quella di fare l’assistente per Falqui che mi volle con lui, e da lì iniziò la mia carriera come autore.

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Nel corso degli anni sono stati tanti i programmi che ti hanno visto protagonista come autore, tra i quali anche un festival di Sanremo come direttore artistico negli anni 80, hai avuto il piacere di conoscere grandi protagonisti della musica italiana e non, tra questi un grande come “Pino  Daniele, da cui nasce anche l’idea del libro “A noi ci piaceva il blues… tutte le strade portano a Memphis”. Ti va di raccontarci un aneddoto sulla vostra conoscenza e la vostra amicizia?

Tra me e Pino c’è stata una grande amicizia, segnata come tutte le grandi amicizie da alti e bassi ma è stato davvero importante per me come persona e come amico. Ci siamo conosciuti da ragazzini , insieme andavamo a vedere concerti ed amavamo ascoltare buona musica, Pino rimarrà un grande artista e la sua musica non smetterà mai di vivere, ho anche un progetto dedicato proprio alla sua persona insieme al figlio Alex, ma di questo ne parleremo più avanti .

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Una carriera di tutto rispetto segnata dal successo di una trasmissione che ha riscosso e continua a riscuotere tanti apprezzamenti da parte del pubblico e degli stessi protagonisti, dal nome “Unici”. L’idea della realizzazione di questo straordinario programma da dove nasce? All’interno di ogni puntata, oltre alla visione di spezzoni di concerti e videoclip dei personaggi, ci sono anche tanti contenuti inediti e racconti di vita, traspare il legame di stima ed affetto che ogni artista ha nei tuoi confronti, è la realtà anche nella vita di tutti i giorni?

“Unici” è un progetto che nasce da molto lontano. Ho sempre sognato di poter creare un programma tutto mio che parlasse di musica in tutti i sensi, non soltanto di canzoni ma del modo di fare e di vivere la musica per ogni artista. Il viaggio di questo programma comincia nel 2010, il titolo non era ancora “Unici” bensì “Musica sul due, cominciammo con Gianna Nannini per poi andare avanti con Eros, Andrea Bocelli, i Negramaro, Ligabue, Guccini, Roberto Bolle e tanti altri. Il programma riscosse un discreto successo, era la prima volta che non si parlava solamente di musica in se ma anche del modo di viverla e di percepirla per ogni artista, che raccontava anche aneddoti e si rilevava non solo musicalmente ma anche interiormente. Successivamente nacque, appunto: “Unici”, che ancora oggi continua nel suo viaggio e tornerà a settembre con la nuova stagione e nuovi personaggi.

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Tra gli artisti che ti hanno accompagnato nel tempo e nella formazione della tua carriera, è presente anche un grande come Renzo Arbore, come sono i rapporti tra di voi oggi? Non c’è nessun progetto di collaborazione futura?

Renzo è una grande persona ed un grande artista, da lui c’è solo da imparare, una vera pietra miliare dello spettacolo e dell’arte, un uomo dotato di un’autoironia incredibile, proprio questo mi ha insegnato Renzo, a non prendermi sempre sul serio e giocare anche con i miei difetti e le mie fragilità. Di progetti insieme ne abbiamo avuti tanti nel corso degli anni ed uno che vorremmo realizzare prima o poi è un docufilm su Napoli, la sua straordinaria bellezza ed i suoi “mille culur” per citare una meravigliosa canzone del nostro amico Pino.

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Nel libro “A noi ci piaceva il blues… tutte le strade portano a Memphis”, che sta riscuotendo un notevole successo, esiste un percorso che va dalla Napoli degli anni 70, con il suo straordinario movimento e fermento artistico, all’arrivo nella patria del blues che è la città di Memphis. Ad oggi come pensi sia cambiata la musica, il mondo ed il modo di farla? I social ed il mondo di internet hanno influenzato in qualche modo l’ambito artistico- musicale e culturale del mondo? Il blues ed il jazz, sono due mondi musicali un po’ messi da parte dai giovani di questa epoca, cosa consiglieresti ai ragazzi di oggi per ampliare i loro orizzonti musicali e scoprire la buona musica ed i grandi artisti che l’hanno segnata nel tempo?

Il modo di fare e di vivere la musica è cambiato inevitabilmente nel corso degli anni, viviamo in un mondo in cui internet ed il web hanno un ruolo predominante su di noi e sulla nostra vita trasformando gran parte delle nostre abitudini. Negli anni i generi musicali si sono evoluti, un tempo le band erano molto più in voga rispetto ad oggi, dove la carriera come solista viene vista in maggior risalto rispetto a quella dei gruppi musicali. Nella televisione di oggi i talent sfornano continuamente nuove voci e sicuramente concede a molti giovani ragazzi la possibilità di crescere e farsi conoscere, a parer mio preferisco un modo differente di crescere ed emergere a livello musicale e non, però ognuno ha pareri e modi di vedere le cose differenti. Non possiamo dire che ad oggi sia rimasto tutto immutato perché questa è l’epoca dei social, del digitale, ma sicuramente ciò che non cambierà mai è il modo di sentire la musica, perché resta e rimarrà un mondo meraviglioso in cui ogni essere umano può immergersi e sentirsi protetto dal suono che egli possiede nella propria anima. Ai giovani di oggi consiglierei di non fermarsi mai ad un genere musicale ma ampliare sempre i loro orizzonti, non accontentarsi e credere nelle loro capacità, solo chi ha il coraggio di osare e sognare può vincere la propria sfida.

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Quali sono i tuoi progetti futuri a livello televisivo, radiofonico e teatrale? “Unici” ritornerà su Rai2 nella prossima stagione televisiva, e quali saranno le novità ed i personaggi che ne faranno parte, ci puoi anticipare qualcosa ?

Ci sono tanti progetti in mente ed in lavorazione, tra cui il libro dedicato a Pino in collaborazione con Alex, suo figlio. La prossima stagione di “Unici” partirà a settembre con uno speciale su Vasco e sui concerti evento che si terranno a giugno allo stadio Olimpico,un appuntamento da non perdere!.

Giorgio ti ringrazio per questa intervista, in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti e complimenti per la tua carriera ed il talento che metti nelle tue professioni ed al servizio degli altri.

Federica Almavera