Jean-Pierre e Luc Dardenne, pluripremiati al festival di Cannes con la Palma d’oro per il miglior film grazie a Rosetta (1999), L’enfant – Una storia d’amore (2005) e Il ragazzo con la bicicletta (2011), quest’ultimo con il Grand prix speciale della giuria, tornano dietro alla macchina da presa per dirigere Giovani madri, uno spaccato di vita vissuta di cinque adolescenti incinte, in bilico tra il baratro e la rinascita.

Giovani madri esalta i tratti distintivi del loro cinema, mostrando un crudo iperrealismo nel raccontare la storia di Jessica, Perla, Julie, Arianne e Naima, ovvero Babette Verbeek, Lucie Laruelle, Elsa Houben, Janaina Halloy e Samia Hilmi, le quali hanno trovato rifugio e assistenza, ognuna per motivi diversi, in un centro che è una vera e propria casa dove le assistenti sociali, coadiuvate dal personale medico-sanitario, si fanno carico delle loro vite durante la gravidanza.

La macchina da presa indugia sui volti delle protagoniste e le insegue durante le loro giornate, alimentando la forza narrativa di un racconto per immagini in cui percepiamo un realismo estremo grazie a quello che possiamo definire un “pedinamento zavattiniano”. Lo stile non ricerca la perfezione, ma punta dritto alla sostanza, mostrando le storie di cinque ragazze, soffermandosi sulla quotidianità di ognuna, mettendo in risalto l’unicità di ogni esistenza attraverso esperienze diverse, ma che si incrociano in un centro d’accoglienza per giovani madri, luogo fondamentale che rappresenta il fulcro di partenza. La “missione” cui adempiono i Dardenne è quella di non fornire un giudizio in un lungometraggio non perfetto, ma in questo caso l’arte tramuta la forma in sostanza per trasmettere allo spettatore la conoscenza di vite e storie che spesso vengono ignorate o, quantomeno, sono influenzate da una morale collettiva.

Giovani madri scandaglia l’animo di ragazzine che rappresentano ognuna un universo in cui i desideri, le speranze, le dipendenze e la povertà si intrecciano percorrendo un cammino interiore per accettare se stessi, un confronto che le costringe ad essere adulte prima del tempo. Colpisce dritto al cuore, per esempio, la vicenda di Jessica, che era stata abbandonata in fasce da sua madre, mentre è lei adesso a trovarsi in una situazione simile ma a ruoli invertiti, poiché è in procinto di partorire. Il dubbio se accettare la responsabilità la logora, perché ha paura e il ruolo di genitore le sembra troppo grande, ma è consapevole di essere l’artefice di un destino che potrebbe segnare per sempre, come accaduto per lei, la vita del nascituro. Tutto questo scaturisce in una crisi interiore che innesca però in Jessica una tenacia straordinaria per trovare delle risposte, e sarà propensa anche a mettersi sulle tracce di sua madre.

Tra le ragazze c’è inoltre chi ha visto l’allontanamento del padre del bambino che porta in grembo quando invece sognava una famiglia, chi ha paura di soccombere alla dipendenza di sostanze stupefacenti, chi sente la responsabilità di dare al neonato un futuro affettivo ed economicamente sicuro che lei non ha avuto. Giovani madri è crudo e mette in evidenza le debolezze e le fragilità di giovani ragazze che si confrontano con un mondo difficile, insinuando nello spettatore riflessioni ed empatia con le storie che le riguardano, sempre sotto l’occhio indiscreto della macchina da presa che, idealmente, diventa una protagonista aggiunta, una sorta di amica invisibile, ma, soprattutto, il tramite per farcele conoscere.

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