Giulia: Ciro De Caro porta alla ricerca di se stessi

Giulia è il terzo lungometraggio diretto da Ciro De Caro (noto soprattutto per il successo del suo debutto Spaghetti story),  scritto insieme a Rosa Palasciano, che veste anche i panni della protagonista.

Giulia, che è costantemente divisa tra il bisogno di sentirsi a casa, amata, e una selvaggia e sacrosanta voglia di libertà, si ritrova letteralmente in mezzo a una strada e inizia, in maniera tutta sua, a cercare un rifugio e un posto nel mondo.

Giulia

Partendo da questo punto di vista, De Caro, efficacemente spalleggiato dalla Palasciano, confeziona un’opera semplice, estremamente neorealista, tanto che tutti potranno identificarne i personaggi nei loro amici, grazie anche alle interpretazioni di Valerio Di Benedetto, Fabrizio Ciavoni e Cristian Di Sante. Giulia ci restituisce un cinema girato a dovere, nel rispetto di inquadrature, delle regole di regia, con qualche trovata e una recitazione rigorosa, tanto da farci pensare che, forse, tra gli sceneggiatori e le sceneggiatrici si nascondano tanti attori di talento come Rosa Palasciano.

Un piccolo film rigoroso e realista che merita di essere visto, compreso e apprezzato dagli spettatori, i quali, sicuramente, meglio di tanti critici cinematografici improvvisati e privi del necessario bagaglio culturale sono in grado di comprendere le tante sfumature dell’insieme. E, e come la protagonista Giulia, spetta a loro decidere se la storia che hanno visto sia stata una valida esperienza cinematografica, un semplice intrattenimento, o il classico noioso film scritto da un’autore sicuramente di sinistra che è andato al Festival di Venezia – dove è stato presentato alle Giornate degli Autori – Notti veneziane – in cerca di visibilità e soldi per realizzare un eventuale prossimo elaborato in fotogrammi. Magari una commedia, perché, come dicono quasi tutti i produttori, vanno bene al botteghino. Poi, dopo la pandemia, la gente vuole ridere.

Giulia

Ma, a proposito di critici cinematografici, segnaliamo che in Giulia è presente anche un divertente dialogo con l’elogio proprio di uno di essi, di cui riportiamo una piccola parte: “Ti dicono che Roma di Cuarón è noioso. Ora dico, gente che dice queste cazzate! Gente che non sa neanche cosa è la Nouvelle Vague, gente che non ha mai visto un film di Truffaut, gente che non ha mai visto un film di Chabrol, di Chabrol! Che poi ti viene a dire  ‘Te non puoi vivere se non vedi la sesta stagione dell’ultima serie del cazzo’. Ma che gli devi fa’ a sta gente… ma non basta il lanciafiamme di Tarantino”.

 

Roberto Leofrigio