Di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo
Da un piccolo paese del sud Italia all’esercito, dai club privé al porno professionale. Giulia, conosciuta come Giulia la trasgressiva, ha deciso di raccontare senza censure il suo percorso di vita e di scoperta sessuale. Una storia di ribellione, desiderio e scelta consapevole.
Sei cresciuta in un piccolo paese con una famiglia molto severa. Quanto ha pesato su di te quella rigidità durante l’adolescenza?
Moltissimo. Vivevo in un ambiente molto controllato, con tante regole e limitazioni. Anche se adoravo la mia famiglia, sentivo che non potevo esprimere liberamente la mia personalità e le mie pulsioni. Già da ragazzina mi sentivo diversa, con uno spirito ribelle che faticavo a contenere.
Da ragazzina hai scoperto il tuo corpo in modo molto solitario. Quando hai capito che il desiderio sessuale faceva parte di te in modo forte?
Fin da molto giovane ho iniziato a esplorare il mio corpo. Mi accorgevo di essere spesso eccitata e mi toccavo di nascosto. Il mio primo orgasmo l’ho avuto la notte di Capodanno, dopo aver bevuto un po’ di spumante. Da quel momento non ho più smesso. La masturbazione per me è diventata un modo per conoscere me stessa e per liberare un’energia che sentivo fortissima dentro.
Il tuo primo ragazzo era molto religioso e non voleva fare sesso prima del matrimonio. Come hai vissuto quella frustrazione?
È stata una frustrazione enorme. Io avevo già capito di avere una carica sessuale molto forte, mentre lui era molto fermo sulle sue convinzioni. Facevamo petting, pompini, ma non andava oltre. Io mi sentivo indignata con me stessa perché volevo di più. Quella situazione mi ha spinta ancora di più a voler vivere la mia libertà sessuale.
La tua prima esperienza davvero trasgressiva è avvenuta in un centro estetico. Come è successo?
Lavoravo come apprendista in un centro estetico. Durante un massaggio a un cliente, la situazione è degenerata. Lui si è eccitato e io, invece di fermarmi, ho continuato. È stata la mia prima esperienza sessuale con un uomo sconosciuto e mi ha lasciato un’emozione fortissima. Da lì ho capito che volevo esplorare quella parte di me senza freni.
A 19 anni hai deciso di arruolarti nell’esercito. Cosa ti ha spinta a fare una scelta così drastica?
Volevo evadere da quel mondo piccolo e repressivo in cui ero cresciuta. L’esercito rappresentava per me una possibilità di indipendenza, di disciplina ma anche di libertà. È stata una decisione impulsiva ma che non ho mai rimpianto. Mi ha permesso di conoscere un mondo completamente diverso.
All’interno della caserma hai vissuto diverse esperienze sessuali. Come le hai vissute?
Il contrasto tra la rigidità militare e le mie voglie era fortissimo. Facevo sesso nei posti più impensabili: spogliatoi, auto di servizio, aule vuote. Una volta ho fatto un’esperienza con due colleghi negli spogliatoi della piscina. Era eccitante anche il rischio di essere scoperti. Non mi sentivo in colpa, anzi: mi sentivo viva.
Hai subito anche bullismo da parte di alcune colleghe. Come hai gestito quel periodo?
È stato un periodo difficile. Alcune ragazze mi facevano dispetti continui. Alla fine ho deciso di parlarne con i superiori e loro sono state punite. Oggi capisco che quel tipo di aggressività spesso nasce proprio dalla repressione sessuale e dalla frustrazione di chi non riesce a vivere liberamente la propria sessualità.
Dopo l’esercito hai iniziato a frequentare i club privé. Cosa ti ha spinta a farlo?
Venivo da una storia finita male e sentivo un fortissimo bisogno di evadere. Il primo club in cui sono entrata si chiamava Paradise. È stato un impatto fortissimo: luci, atmosfera, persone libere. Lì ho capito che quello era il mio mondo. È lì che è nata “Giulia la trasgressiva”.
Quando hai deciso di trasformare la tua sessualità in un lavoro?
È stato un percorso naturale. Dopo aver frequentato i club per un po’, ho iniziato a fare casting e poi ho girato le mie prime scene vere e proprie. Ho lavorato con produzioni come CentoXCento con Alex Magni e successivamente con GodiRoma. Oggi collaboro anche con il mio compagno Michele Milito. Per me è diventata una forma di espressione e di libertà.
Oggi ti definisci “Giulia la trasgressiva”. Cosa significa per te questa definizione?
Non è solo un nome d’arte. Rappresenta il modo in cui ho scelto di vivere la mia sessualità: senza vergogna, senza filtri e senza nascondermi. Ho capito che la mia natura è trasgressiva e ho deciso di non combatterla più, ma di viverla appieno.
Qual è la tua opinione sull’attuale stato dell’industria del porno?
Purtroppo oggi il porno ha perso molto del suo valore. È diventato troppo facile e accessibile a chiunque. Manca qualità, mancano produzioni curate e soprattutto manca rispetto verso questa forma di intrattenimento. Molti la confondono con la prostituzione o con i contenuti amatoriali. Invece il porno professionale, fatto bene, può essere anche una forma di cinema erotico.
Essere una donna con un fisico atletico e muscoloso nel mondo del porno ti ha creato difficoltà?
All’inizio sì. Molti mi dicevano che il mio fisico da ex atleta e bodybuilder non era “femminile” abbastanza. Ma io non ho mai voluto cambiare per adattarmi ai canoni. Ho sempre pensato che la sensualità non abbia una forma unica. Oggi mi sento più forte proprio perché ho deciso di rimanere fedele al mio corpo.
Fonte: Intervista esclusiva per MondoSpettacolo
Si ringrazia Antonio Di Lallo per il contatto con l’artista













