Giulia Mattarella ci accompagna in un viaggio affascinante nel dietro le quinte del suo ruolo nel programma “Il mondo di Marmò”. Attraverso le sue parole, scopriamo la bellezza della semplicità e dell’autenticità che caratterizzano il suo personaggio. Giulia ci racconta della sua passione per l’arte di accompagnare i bambini in un percorso di scoperta e crescita, sottolineando l’importanza di camminare accanto a loro con delicatezza e ironia. Inoltre, ci offre uno sguardo sulla collaborazione creativa e stimolante con il collega Mattia Ferretti, evidenziando come l’improvvisazione e l’energia del momento rendano ogni spettacolo unico. Infine, ci parla del messaggio positivo che spera di trasmettere ai piccoli spettatori: l’importanza dell’autenticità, dell’amicizia e della gentilezza. Con una formazione eclettica che spazia dal musical all’opera lirica, Giulia Mattarella si impegna a offrire ai bambini un’esperienza di qualità e verità, dove l’emozione e la spontaneità sono al centro della scena.

Cosa ti ha spinto ad accettare il ruolo di Giulia in “Il mondo di Marmò”? Cosa ti affascina di più di questo personaggio?

Mi ha spinto soprattutto la possibilità di essere autentica. Giulia non è un personaggio costruito a tavolino: è un’estensione di me stessa, del mio modo di stare con i bambini, di ascoltarli e accompagnarli. Mi affascina il fatto che non debba “insegnare dall’alto”, ma camminare accanto a Marmò e ai piccoli spettatori, con delicatezza e ironia. Giulia è curiosa, incoraggiante, un po’ sognatrice e un po’ pasticciona: mi piace perché non è perfetta, ma vera. E credo che proprio questa imperfezione la renda credibile e vicina ai bambini.

Nel lavorare con Mattia Ferretti, quali sono stati gli aspetti più divertenti e stimolanti della vostra collaborazione, soprattutto considerando la natura unica del format?

L’aspetto più divertente è sicuramente l’imprevedibilità. Con Mattia c’è una fiducia totale: sappiamo che possiamo buttarci, improvvisare, sorprenderci a vicenda. Questo rende ogni spettacolo vivo. La cosa più stimolante è stare sempre in ascolto: di lui, del pubblico, dell’energia del momento. Il format lo permette e quasi lo richiede. Non c’è una rigidità, ma un flusso continuo in cui ci si sostiene a vicenda. E quando lavori così, il divertimento e l’improvvisazione diventa parte integrante della narrazione.

Come pensi che “Il mondo di Marmò” possa influenzare positivamente i bambini e quale messaggio speri che portino con sé dopo aver visto lo show?

Penso che possa influenzarli mostrando che è bello essere sé stessi, anche quando si sbaglia. Marmò inciampa, sogna, si confonde… e va bene così. Vorrei che i bambini portassero con sé l’idea che non devono avere paura di provare, di fare domande, di cadere. E soprattutto che l’amicizia, l’ascolto e la gentilezza sono strumenti potentissimi. Se dopo lo spettacolo un bambino si sente un po’ più sicuro di sé, un po’ più libero di esprimersi, allora abbiamo fatto qualcosa di importante.

Hai una formazione molto variegata tra musical e opera lirica. In che modo questa esperienza ha arricchito il tuo approccio a un progetto dedicato ai più piccoli, come questo?

Anche se qui il linguaggio è più leggero, la cura è la stessa. Anzi, forse ancora di più: i bambini meritano qualità, verità e presenza reale. La mia formazione mi aiuta a gestire l’energia, a usare la voce in modo espressivo, a sostenere l’emozione senza forzarla. Ma con i bambini ho imparato anche a “togliere”, a semplificare, a lasciare spazio al gioco e alla spontaneità. È un equilibrio che continua a insegnarmi tantissimo.

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