Di Paola La Montanara per MondoSpettacolo
Attore, regista, scenografo, scrittore e fondatore della Compagnia Teatrale “Teatroforma” (Arte, Immagine, Comunicazione), Giuseppe Alberto Aversa è una delle figure più poliedriche e appassionate del panorama artistico pugliese e nazionale. Con oltre trent’anni di carriera alle spalle, ha saputo unire recitazione, regia e creazione scenica in un unico linguaggio autentico e profondo. In questa intervista esclusiva ci racconta il suo percorso, la sua visione dell’arte e i progetti futuri.
Come hai iniziato la tua carriera nel mondo dello spettacolo?
Inizialmente nell’ambito della musica e dell’arte. Successivamente nel settore del teatro interpretando il personaggio di Giuda per la compagnia teatrale “Teatro delle vigne” di Genova per lo spettacolo “Discesa all’inferno” andato in scena nel 1995 per più di tre mesi nel suggestivo scenario delle Grotte di Castellana (BA).
Qual è il tuo ruolo più importante in teatro e come l’hai preparato?
È quello di “Arpagone” nell’Avaro di Molière andato in scena con la mia regia e allestimento per oltre tre anni nei teatri pugliesi e nazionali. Ho preparato le caratteristiche principali del personaggio immedesimandomi nelle caratteristiche di un “vampiro”. Arpagone è un anaffettivo privo di sentimenti, di scrupoli, di altruismo. La sua esistenza è tutta incentrata sull’accumulare danaro, usurpare le cose, i sentimenti, i sogni di chi gli sta attorno. La sua unica amica è la solitudine: «non bisogna vivere per mangiare ma mangiare per vivere».
Come ti avvicini alla scrittura di un copione per un film o una pièce teatrale?
Osservando con curiosità tutto quello che mi circonda. I tratti di alcune persone, le loro caratteristiche, il modo in cui incedono, i dettagli di certi atteggiamenti nei rapporti sociali. Quello che mi stimola maggiormente è il sociale, poter dare vita a delle storie dove la sofferenza, il disagio, la diversità aprono scenari e orizzonti creativi inaspettati.
Qual è il tuo processo creativo quando si tratta di progettare una scenografia?
Amante del surreale e del minimale, cerco la chiave di lettura di un copione per realizzare scenari evocativi ma allo stesso tempo misteriosi. Prediligo l’utilizzo di materiali poveri cercando di creare profondità prospettiche che tendono più sulla sottrazione che sull’addizione.
Come ti senti a lavorare dietro le quinte come regista e scenografo, rispetto a essere davanti alla telecamera come attore?
È quello che prediligo maggiormente. Per me la regia è un lavoro che scava nell’animo, nell’inconscio, un processo creativo che spazia in tutti i campi dell’arte, dell’immaginazione, della poesia, della danza, della musica e dell’ambientazione scenica. A mio avviso, la “catarsi” è l’essenza di un percorso di comunicazione fatto più di silenzi che di parole.
Qual è il tuo progetto più ambizioso e come l’hai realizzato?
Il più ambizioso è sicuramente la fondazione nel 1995 della Compagnia Teatrale “Teatroforma (Arte, Immagine, Comunicazione)” di cui sono il direttore artistico. La Teatroforma si occupa a 360° di tutto quello che riguarda lo spettacolo, gli eventi, le rassegne, il teatro, il cinema, il territorio, la divulgazione, la ricerca, la produzione audio-video, voice off, ambientazioni sonore e promozione della cultura in tutti i suoi aspetti.
Come ti prepari per un ruolo cinematografico o televisivo?
Studiando a fondo il personaggio da interpretare, scavando nelle sue peculiarità ma soprattutto nelle sue debolezze. Immedesimarsi e interpretare il personaggio vuol dire andare oltre il testo, scavare nel sottotesto, perché è proprio lì che viene fuori l’essenza e la vera anima del personaggio.
Qual è la tua esperienza di lavoro con altri artisti e come ti integri con loro?
Di assoluta empatia, rispetto, condivisione e di esperienze. Per me è fondamentale ascoltare e non parlare molto. Cerco di imparare sempre qualcosa perché nella vita non si smette mai di imparare.
Come vedi l’evoluzione del teatro e del cinema negli ultimi anni?
Il teatro resta sempre una pietra miliare, un punto fermo dove lo spazio scenico deve contenere la vita, l’immaginazione, la creatività, i silenzi, l’empatia, la poesia, la danza, la musica, la parola, il gesto. Il cinema, invece, credo sia diventato un “supermercato” che offre prodotti sempre più scarsi e privi di veri contenuti.
Qual è il tuo consiglio per i giovani che vogliono intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo?
Essere umili, non cercare a tutti i costi il successo. Studiare, studiare, studiare, mettersi all’ascolto di tutto quello che dicono e insegnano i veri professionisti. Prendere le distanze dal successo facile, fare esperienza partendo sempre dal basso, intraprendendo un percorso di crescita, di ricerca fatto di esperienze a trecentosessanta gradi.
Come bilanci le diverse attività creative che svolgi (attore, regista, scenografo, scrittore)?
Fanno parte di un’unica sfera che le contiene tutte sempre in maniera assolutamente professionale.
Qual è il tuo libro preferito e come ti ha influenzato nella tua carriera?
«Incontri con uomini straordinari» di Georges Ivanovič Gurdjieff. Mi ha insegnato a vedere le cose da diversi punti di vista, a non dare mai niente per scontato. Gli incontri sono fondamentali, aprono orizzonti nuovi, compiono miracoli inattesi.
Come ti senti a essere un modello per i giovani aspiranti attori e artisti?
Credo di avere una buona dose di carisma e di approcciarmi con i più giovani in maniera naturale, ascoltando le loro esigenze, i loro bisogni, i loro sogni, le loro aspettative. Stimolare la curiosità è fondamentale per immergersi nell’essenza delle cose.
Qual è il tuo progetto futuro più importante e cosa ci puoi dire al riguardo?
Sto lavorando alla realizzazione di un corto che parla di “diversità”. Un percorso avvincente di un autistico che riesce con assoluta innocenza e semplicità a fare cose incredibili per i cosiddetti “normali”.
Come ti relazioni con il pubblico e come cerchi di coinvolgerlo nelle tue opere?
In maniera naturale, catturando da subito l’attenzione del pubblico perché il vero attore sa riconoscere il flusso energetico che si instaura tra attore e pubblico. La magia della parola, del gesto, le pause, l’empatia, i silenzi, la catarsi, sono gli ingredienti perfetti per una comunicazione efficace che va diritta all’anima del pubblico.
Qual è il tuo messaggio per i fan e gli appassionati del tuo lavoro?
Siate sempre voi stessi, siate curiosi, incantati, emozionati davanti a quello che vi circonda. La natura offre esperienze e scoperte sensazionali, ci insegna ad essere pazienti, ad ascoltare con la vista e a guardare con l’udito. Non giudicate mai le cose, le persone per quello che sembrano: c’è molto da scoprire, da imparare, da amare.
Fonte: Intervista esclusiva per MondoSpettacolo
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