Il regista entra in studio su Rai 2 e racconta il sodalizio con Nunzio Bellino, tra arte, inclusione e impegno sociale
C’è un tipo di televisione che non intrattiene soltanto: interpella, muove, lascia qualcosa. La puntata di La Porta Magica su Rai 2 con Nunzio Bellino e il regista Giuseppe Cossentino appartiene a questa categoria. Un programma condotto con sensibilità da Andrea Delogu, capace di creare lo spazio giusto perché storie vere potessero essere raccontate senza filtri e senza paura.
Nunzio Bellino: una vita che è già una sceneggiatura
Affetto dalla Sindrome di Ehlers-Danlos, esposto al bullismo e al bodyshaming sin da giovane, sopravvissuto a un coma, poi rinato attraverso la fede e lo spettacolo: Nunzio Bellino è un personaggio che la fiction difficilmente riuscirebbe a inventare. La sua storia ha la densità e la contraddizione della vita autentica.
A La Porta Magica l’ha raccontata senza protezioni, accompagnato dall’affetto della famiglia — padre e sorella in collegamento video — e dal saluto di Simona Tagli. Poi, a coronare una puntata già ricca di emozione, è arrivato Giuseppe Cossentino.
Cossentino: il regista che trasforma le ferite in arte
Pluripremiato in festival internazionali, Giuseppe Cossentino è una delle voci più interessanti del cinema sociale italiano. Il suo approccio creativo parte da un principio preciso: i corpi fragili, le storie difficili, le diagnosi che cambiano una vita non sono ostacoli alla narrazione. Sono la narrazione.
Nel suo lavoro con Nunzio Bellino, questo principio ha trovato la sua applicazione più compiuta. La Sindrome di Ehlers-Danlos non è diventata uno sfondo pietoso, ma il cuore pulsante di un racconto cinematografico premiato a livello globale. L'”estetica della fragilità” che Cossentino ha sviluppato nel tempo propone una bellezza diversa, più vera, capace di rispecchiare chi normalmente non si vede sullo schermo.
Un legame che va oltre il set
Nello studio di Rai 2, Cossentino ha descritto il suo rapporto con Bellino con una parola sola: “raro”. Non è solo una collaborazione artistica. È un’alleanza umana costruita sulla fiducia, sulla stima, sulla volontà condivisa di fare qualcosa che abbia senso oltre il botteghino.
Insieme, i due portano avanti una battaglia concreta contro il bodyshaming e le discriminazioni, convinti che l’arte possa essere anche militanza civile. “Dare voce a chi non ne ha è un dovere morale” — ha ribadito il regista in studio, con la chiarezza di chi non ha bisogno di alzare la voce per farsi sentire.
Napoli, il cinema e la magia che non si improvvisa
Il sodalizio tra Cossentino e Bellino è nato a Napoli. Una città che conosce il peso delle storie vere e sa come portarle. Da quella radice comune, il lavoro dei due ha trovato risonanza internazionale, confermando che il cinema di qualità — quello che nasce da un incontro umano autentico — non ha bisogno di grandi budget per avere grande impatto.
L’abbraccio finale nello studio Rai ha chiuso la puntata nel modo più onesto possibile: senza discorsi, senza retorica. Solo due persone che si sono trovate, che si sono riconosciute, e che insieme hanno dimostrato che la vera magia accade quando il talento incontra chi ha la sensibilità per vederlo davvero.
