Giuseppe D’Alonzo: la bellezza del tempo passato

Mi rendo conto che un titolo così possa depistare ed essere fuorviante me trovo che questo nuovo disco del cantautore abruzzese Giuseppe D’Alonzo abbia molto a cuore la dimensione del tempo passato e non per una facile resa ai classici della canzone d’autore (tutt’altro direi), ma più per quella spirituale dedizione alla nostalgia. Si intitola (non a caso forse) “Tornerà” e nel suo singolo di lancio “Respiro” – come nel video ufficiale – si fanno chiare le direzioni: una bellezza che in campo scende macchiata di saggia attesa e contemplazione, vestita di un suono che ricorda al cuore la misura del tempo passato. Una lunga intervista che serve sempre a chi fa il mio mestiere per riprendere fiato dai tanti “artisti” che non hanno pensieri altri da quelli confezionati a dovere. “Tornerà” diviene anche per questo un bel disco, italiano, dal respiro americano, dagli spigoli dolcemente inglesi. Acido quanto basta per non piegarsi alle mode…

Noi parliamo spesso di bellezza… e non solo di quella sfacciata ed estetica. Per te cos’è la bellezza?
Per me bellezza è qualsiasi cosa mi emozioni, e le emozioni arrivano dagli stati d’animo quali ad esempio la gioia e il dolore, dai piccoli particolari e così via… Ecco perché ai miei occhi una persona in un momento di gioia può emozionarmi ed essere naturalmente bella nell’espressione di un sorriso spontaneo, così come una persona che vive un grande dolore può emozionarmi trasmettendomi una bellezza antica così come antico è il dolore. Ma l’indifferenza, la freddezza, la superficialità non mi trasmettono nessuna emozione e non mi attraggono. Ai miei occhi la bellezza non è il canone di una indiscutibile perfezione estetica, bensì è la cifra di emozioni profonde che una persona, una storia, o una qualsiasi forma d’arte può trasmettermi.
Banalizzo con un esempio, alla fine di un film dico che è stato bellissimo, non perché gli attori erano esteticamente impeccabili, gli scenari mozzafiato, gli effetti speciali unici, ma perché la storia mi ha emozionato, oppure alcuni dettagli, a volte anche singoli momenti mi hanno colpito nel profondo.
“Dogville” ne è un esempio, girato o meglio narrato, sopra un semplice asfalto con mura delegate all’immaginazione dello spettatore in cui viene messa in risalto la capacità espressiva della protagonista, più che la sua indiscussa bellezza. La sua estetica viene addirittura svilita dal regista. Vi sono centinaia di altri esempi calzanti…
La bellezza quindi secondo me si trasmette veicolata dalle emozioni, come la corrente elettrica si trasmette in un conduttore, o un’onda elettromagnetica nell’aria e si interrompe lì dove il mezzo non è trasmissivo, dove c’è aridità d’animo, superficialità etc..

E quanto la bellezza – o comunque la cura della scena estetica – influisce sul tutto?
La bellezza, intesa come la definizione che ne ho dato pocanzi, influisce in maniera determinante sulle nostre vite e guai se così non fosse. La bellezza ricondotta solo alla cura della scena estetica è come una bolla di sapone, sia in consistenza che in durata.
Pensate al ricordo di una bellezza puramente estetica in confronto al ricordo di un momento di indimenticabile bellezza. Quale dei due vi emozionerebbe di più a distanza di tanto tempo?
E non confondiamo, ad esempio la bellezza di un quadro con un mero senso di bellezza estetica, perché la quantità di emozioni che può trasmettere un quadro di un artista è proprio ciò che lo contraddistingue da un quadro di un eccellente disegnatore. Bisogna però sapersi sintonizzare sulla giusta lunghezza d’onda per poterla apprezzare, ed ecco che torna il concetto di trasmissione della bellezza…la bellezza viene trasmessa, non è fine a sé stessa…quale migliore esempio quindi di una melodia che nei decenni, se non secoli, ci viene trasmessa fino ad oggi sorprendendoci ancora a distanza di tanto tempo? Quale potenza espressiva doveva avere quindi l’autore di quella sinfonia, di quel canto popolare, di quel brano rock etc.. etc..?
Ecco perché come un’onda elettromagnetica può viaggiare nello spazio per centinaia, migliaia di anni luce, una bellezza può sopravvivere al tempo senza perdere lo smalto e viaggiare nell’animo umano di generazione in generazione.
I generatori di bellezza sono ovunque, nella natura, nelle persone, addirittura nelle cose ma la quantità di bellezza generata non è costante nel tempo, e l’uomo ha un bisogno innato di nutrirsene….
Guai ridurci a controllare la bellezza come stiamo facendo oggi, è come cercare di far ardere una fiamma proteggendola dal vento ma allo stesso tempo riducendole l’ossigeno…otterremmo l’effetto contrario. Una fiamma ardente non teme il vento, anzi, ma senza ossigeno si spegne.

Per te quando una canzone può dirsi “finita”? Qual è lo scopo che vuoi farle raggiungere?
Ci sono canzoni che nascono già finite, non vedono l’ora di vedere la luce. Bene su queste canzoni tutto può essere superfluo ma allo stesso tempo qualcosa potrebbe migliorarle. Basta solo capire lo spirito della canzone, cosa vuole esprimere e di lì a poco si capisce come deve essere “confezionata”.
Per assurdo con queste canzoni bisogna essere delicati, andarci cauti, perché ripeto, la canzone era già lì come, con le giuste proporzioni per carità, le sculture di Michelangelo erano già dentro il blocco di marmo, quindi bisogna addirittura lavorare per sottrazione. Ci sono invece canzoni che hanno bisogno di mille attenzioni, mille accortezze e accorgimenti per arrivare ad emozionare a dovere e soddisfare l’autore e si spera anche l’ascoltatore. L’autore se ne accorge subito se sta creando qualcosa del primo o del secondo tipo. Si affeziona ad entrambi e mette tanta dedizione forse ancora di più nei brani che fanno fatica a venire alla luce, ma quello che accade quando inizia a capire che si trova nel caso in cui deve lavorare per sottrazione la gioia è davvero immensa.
Non c’è bisogno di spiegare le differenze tra le due tipologie e con quale rapidità esce fuori la canzone che ti cambia la vita, è un attimo, basta pensare a “Caruso” di Lucio Dalla o tante canzoni di Vasco nate strimpellando la chitarra e finite in pochi minuti…d’altronde lo esprime molto bene in un suo testo Vasco…”e a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono e non si ricordano più… “ è un attimo, però poi si possono cantare al mare davanti a un falò senza neanche la chitarra, non è forse così
Nei balconi durante l’inizio dell’odierna pandemia cantavano Celentano e altri grandi della nostra musica Italiana. Se ci si pensa ogni canzone di questo tipo è come un piccolo big bang che poi si espande all’infinito. Il big bang è un istante infinitamente piccolo, quell’esplosione primordiale da cui è nato tutto l’universo, almeno teoricamente. Poi possiamo parlare di arrangiamenti, elettronica, di tutto e di più, ma vita spericolata la canti, non stai a sindacare quello strumento però, quella chitarra lì…queste sono cose per noi specialisti del settore, ma l’ascoltatore viene o meno catturato dalla melodia, e da come le parole di fondono con essa, di questo ne sono fermamente convinto. Chi stipula il contratto per la fibra ottica tanto pubblicizzata in TV, la utilizza, punto. Si accorge se va più o meno veloce, se è quindi soddisfatto del servizio e se la cosa lo emoziona o lo lascia indifferente. Non si cura del fatto se a casa è arrivata la fibra, oppure se a casa hanno portato il rame e la fibra arriva la cabinet, non gli può interessare di meno se è una fibra di open fiber , o di qualsiasi voglia altro posatore di fibra, o se il lavoro l’ha eseguito la pinco pallino spa di turno e così via potrei continuare ore…
Quindi per rispondere alle domande la canzone la reputo finita quando è in grado davvero di emozionarmi, e questo può avvenire rapidamente o può impiegare tempo, tanta dedizione e accorgimenti per “vestirla” al meglio. Lo scopo che voglio farle raggiungere è quello di emozionare me e di conseguenza, si spera, una parte di pubblico e soprattutto l’ambizione ultima è che infonda la voglia di cantarla senza la necessità di una backing track per poterlo fare….

“Tornerà” è un disco che cerca di sfidare i soliti canoni dell’estetica… anche se ormai questo suono e questa forma – consentimi di dire – “distorta” è divenuta anch’essa un moda, non trovi?
Ma si, come dicevo prima quando si inizia a voler controllare la bellezza, a decidere a tavolino quali sono i canoni da rispettare etc.. etc.. in quel momento si sta giustiziando la creatività. Ma come i gatti ha sette vite…

Per te invece che cosa significa “sporcare” in questo modo la tua forma “pop”?
Forse per me “sporcare” è proprio essere me stesso e fare quello che mi piace fare. Non avrebbe senso fare nient’altro perché farlo solo per dovere, per conformarsi, sarebbe l’ennesima sconfitta dell’ennesimo autore e della creatività in generale a favore dell’omologazione che ci sta nascondendo la bellezza.

Trovo che questo sia un disco che fa conti con il tempo. Tu che rapporti hai con il tempo?
Ho scritto questo album in un periodo della mia vita in cui il tempo era per me tornato a fluire con i ritmi della natura. Mi ero fratturato la caviglia in un incidente (nel 2018) e sono rimasto bloccato a casa per tre interi mesi. Questo mi ha permesso di riflettere e ritrovare il tempo perduto. Se vogliamo il confinamento e quarantena di questi primi mesi del 2020 per me è stato come un déjà Vu.
Sono cambiato dopo quella esperienza, il tempo è “tornato” ad essere mio amico e consigliere e soprattutto ho capito, e ne ho avuto ulteriore conferma quest’anno, che la natura agisce secondo schemi a noi ancora ignoti, ma a differenza di noi ha il tempo dalla sua parte. L’uomo ragiona e prende decisioni in base al tempo che ha a disposizione durante la sua vita. Pensate invece se l’uomo prendesse decisioni in base al tempo che l’umanità ha a disposizione. Questo è quello che fa la natura, che agisce di genoma in genoma nei millenni, mentre noi ci affanniamo a prendere decisioni per il nostro immediato benessere… non è forse questo che provoca le guerre? Non è forse questo che ha generato l’enorme debito pubblico di molti stati impedendo alle future generazioni di sognare?
Certo nel lungo periodo anche l’umanità agisce secondo le regole della selezione naturale, e magari osservando la nostra evoluzione ci rendiamo conto degli enormi benefici che la razza umana ne ha ricavato, purtroppo però più evolviamo più consumiamo risorse di ogni tipo e per assurdo il tempo è una di quelle…questo ci fa rendere conto di quanto siamo inefficienti.
È possibile che all’apice della sua evoluzione l’uomo abbia esaurito il fattore tempo? Con tutti i comfort e benefici che la tecnologia ci offre dovremmo avere giornate con più tempo a disposizione per noi stessi e per i nostri cari, e invece il tempo a disposizione è sempre meno, ci fate caso? Questo perché siamo altamente inefficienti come società, non ascoltiamo gli insegnamenti che la natura ci offre, ma facciamo di testa nostra continuando ad ostinarci nell’inseguire modelli inadatti, modelli aimè di breve periodo.