Gloria Bell: il ritorno di una vecchia gloria

Se il norvegese Hans Petter Moland con Un uomo tranquillo ha da poco realizzato il remake di un film da lui stesso precedentemente girato (In ordine di sparizione, del 2011), un altro cineasta che ha da poco raggiunto la notorietà internazionale ha appena effettuato la stessa operazione: il cileno Sebastian Lelio, il quale concepisce con Gloria Bell la versione statunitense del suo Gloria, che nel 2013 gli ha permesso di farsi conoscere al di fuori dei confini nazionali.

La storia portata in scena, dunque, è la medesima del lungometraggio del 2013: Gloria (Julianne Moore) è una donna di mezza età, divorziata e con due figli ormai indipendenti, la quale ha paura di invecchiare e vuole ancora sentirsi giovane. Una sera la donna fa la conoscenza di Arnold (John Turturro), con il quale inizia una relazione, ma che si rivela presto piuttosto immaturo.

Stessa storia, stessa identica protagonista. O quasi. Se, infatti, nel già di per sé sopravvalutato Gloria ciò che il regista aveva voluto mettere in scena era la crisi di una donna non più giovane (un’ottima Paulina Garcia, premiata come miglior attrice al Festival di Berlino 2013), in questo (inutile) remake del 2019 (in cui, tra l’altro, vengono anche replicate quasi tutte le stesse inquadrature del precedente film) la crisi personale della protagonista viene quasi completamente bypassata, lasciando il posto a una poco coinvolgente storia d’amore della quale, già dopo poche scene, poco importa allo spettatore.

Altro fattore a mancare all’interno del lungometraggio è il discorso politico e sociale, trattato nel primo film solo di sfuggita (ma pur sempre trattato).

L’operazione in sé potrebbe anche essere interessante, ma il problema è che ciò su cui la macchina da presa si concentra è, come già accennato, una storia scarna e prevedibile, che culmina – come, d’altronde, è accaduto anche nel film originale – con una scena al limite della retorica, in cui vediamo la protagonista ballare durante una festa di matrimonio sulle note di Gloria di Umberto Tozzi.

Ultima considerazione: malgrado l’indubbia bravura, un’interprete del calibro di Julianne Moore in Gloria Bell è davvero poco credibile nel ruolo di una donna che si avvicina lentamente alla terza età.

 

 

Marina Pavido