Goldstone – Dove i mondi si scontrano: il western di Ivan Sen

Dimenticato in soffitta, laddove era rimasto confinato dal 2016, anno in cui era stato presentato nella selezione ufficiale dell’undicesima edizione della Festa di Roma, Goldstone – Dove i mondi si scontrano approda finalmente nelle sale cinematografiche italiane grazie a Movies Inspired.

Il film scritto e diretto da Ivan Sen, qui alla quinta fatica dietro la macchina da presa, ha un filo diretto genetico con il precedente, quel Mystery road che ha nel dna drammaturgico gran parte degli ingredienti che è possibile rintracciare in maniera piuttosto evidente anche in Goldstone – Dove i mondi si scontrano.

Il menù, infatti, presenta non pochi elementi in comune, a cominciare dall’ambientazione. Nella pellicola del 2013, il regista australiano catapultava lo spettatore nelle lande desolate dell’Outback. Anche stavolta l’azione si consuma nella terra dei canguri e nel suo entroterra. Qui il detective di origini aborigene Jay Swan (Aaron Pedersen) viene inviato a Goldstone, una città mineraria nel deserto australiano, per indagare sulla scomparsa di una ragazza asiatica. Città in cui l’uomo incontra subito l’opposizione del giovane poliziotto Josh (Alex Russell) e subisce le velate minacce della sindaca Maureen (Jacki Weaver) e del direttore della miniera Furnace Creek (David Wenham), protetti da un servizio di sicurezza violentissimo e da una rete di interessi che coinvolge l’intera la comunità. Poco alla volta, aiutato da altri abitanti aborigeni e dallo stesso Josh, Jay viene a conoscenza di una tratta di donne tenute prigioniere e costrette a prostituirsi.

La lettura della sinossi e la visione del lungometraggio consentono allo spettatore più attento e informato di scovare in Goldstone – Dove i mondi si scontrano altre line di congiunzione più o meno evidenti con quanto firmato da Sen nei decenni passati per quanto riguarda i temi trattati, a cominciare dalla difficile convivenza in Australia tra la razza bianca e quella aborigena. Tema, questo, già affrontato dal cineasta nel dramma sentimentale Beneath clouds, dove raccontava la storia della meticcia Lena, poi nel crime movie Toomelah, un doloroso romanzo di deformazione esistenziale di un adolescente indigeno. Un argomento, quello razziale, che l’autore deve avere particolarmente a cuore, viste le sue origini aborigene.

L’altro ingrediente in comune è l’ibridazione, ossia la capacità dell’autore di mescolare senza soluzione di continuità – e con buoni risultati – i generi. Per Goldstone – Dove i mondi si scontrano fa esattamente lo stesso tipo di cocktail di Mystery road, mixando thriller, noir e western, con qualche venatura action nel finale ad alzare il tasso adrenalinico. Ne viene fuori un’opera che ne sfrutta gli elementi caratteristici senza che questi entrino mai in conflitto. Ciò funziona sia da un punto di vista stilistico che drammaturgico.

Ciononostante qualcosa non torna e quel qualcosa è la morale a buon mercato palesemente e ripetutamente sbattuta in faccia allo spettatore dal primo all’ultimo fotogramma utile, spalmata a dosi massicce tanto nei dialoghi quanto nelle dinamiche narrative e nell’evoluzione dei personaggi che le animano. In tal senso, il regista australiano ha bisogno di ribadire a più riprese il messaggio del quale il film si fa portatore sano, vale a dire quello della corruzione e della convivenza tra potere e criminalità. Per carità, tutto questo ci può stare, ma a volte dei precisi colpi di fioretto possono essere più efficaci e letali di fragorosi fendenti di sciabola. Se in Goldstone – Dove i mondi si scontrano Sen avesse scelto di combattere con il fioretto, probabilmente oggi ne parleremmo con toni più convinti.

 

 

Francesco Del Grosso