Un nuovo, ambizioso progetto seriale si affaccia nel panorama audiovisivo italiano, pronto a conquistare il pubblico con un mix irresistibile di crime, commedia e un profondo amore per il territorio. “Storie di Febéa” si presenta come una serie che, pur non avendo un soggetto rigidamente strutturato, intreccia episodi autoconclusivi in un affresco narrativo che celebra la Calabria, una terra tanto affascinante quanto spesso fraintesa. Questo progetto, ancora in cerca di una grande produzione che ne valorizzi il potenziale, promette di essere un viaggio unico tra bellezza paesaggistica, sapori locali e una narrazione che sa bilanciare tensione e leggerezza.
Ambientata in un’inedita Calabria, la serie si svolge in una provincia immaginaria, Eritrea, con la città di Febéa come cuore pulsante. Un espediente narrativo che, ispirandosi ai moti di Reggio Calabria del 1970, crea un “non-luogo” capace di condensare il meglio della regione: dai borghi marinari alle colline, dal mare cristallino alle montagne. Un’operazione che richiama il leggendario “Vigàta” di Camilleri, ma con un’identità tutta sua, fatta di paesaggi mozzafiato, specialità enogastronomiche e un’umanità variopinta che rende ogni episodio un piccolo gioiello di storytelling.
Al centro della storia troviamo Lindo Santarossa, un professore in pensione dal carattere indolente e riflessivo, trasferitosi dal Trentino in Calabria per amore e rimasto per scelta. Interpretato come un antieroe riluttante, Santarossa si ritrova coinvolto, suo malgrado, in indagini poliziesche grazie al legame con il PM Malaspina, suo ex alunno. Accanto a lui, un cast di personaggi memorabili: dalla cameriera ucraina Anatolia, cuoca sopraffina e dalla parlata pittoresca, al precario Nicotera, sempre nei guai, fino al misterioso “U Santuni”, un saggio del paese che parla per enigmi. Non mancano figure come la giovane giornalista Mari, il parroco Don Crispino, un comunista burbero dal cuore d’oro, e il gatto Garibaldi, presenza felina che aggiunge un tocco di ironia.
“Storie di Febéa” si distingue per il suo equilibrio tra il fascino del giallo e la leggerezza della commedia all’italiana, senza mai scadere in stereotipi. La serie si propone di raccontare la Calabria oltre i cliché della criminalità organizzata, pur non ignorandone la presenza, per puntare invece sulla ricchezza culturale e paesaggistica della regione. Ogni episodio, pur partendo da un caso criminale, si sviluppa in direzioni imprevedibili, giocando con il depistaggio e svelando verità nascoste grazie all’intuito di Santarossa. Il tutto è condito da un’attenzione particolare alla cucina locale, alle tradizioni e a quell’atmosfera di provincia che sa essere al contempo ruspante e profondamente autentica.
Con un progetto che strizza l’occhio alla tradizione della commedia all’italiana e al contempo si rivolge a un pubblico moderno in cerca di intrattenimento di qualità, “Storie di Febéa” ha tutte le carte in regola per diventare un successo. Un’opera che non solo intrattiene, ma promuove un’immagine positiva e sfaccettata di una regione spesso ridotta a stereotipi. Ora serve solo il coraggio di una grande produzione per trasformare questa visione in realtà, portando sullo schermo una Calabria che incanta, sorprende e fa sorridere.
Un progetto che merita di essere scoperto, “Storie di Febéa” è un invito a immergersi in un mondo dove il crimine si intreccia con l’umanità, il paesaggio diventa protagonista e la commedia regala momenti di pura evasione. Restiamo in attesa di chi raccoglierà questa sfida e darà vita a una serie destinata a lasciare il segno.
Un progetto a cura di: da Peppe Piromalli attore e ideatore, Saverio Malara attore e ideatore e Francesco Villari ideatore e sceneggiatore

Che idea brillante e coraggiosa! “Storie di Febéa” sembra un progetto capace di unire profondità narrativa, ironia e bellezza visiva, raccontando una Calabria inedita, autentica e lontana dai soliti cliché. Ambientare una serie in un “non-luogo” come Febéa è un espediente narrativo raffinato, che permette libertà creativa senza rinunciare al radicamento culturale. Il personaggio di Lindo Santarossa, con la sua umanità riluttante e malinconica, promette di diventare un’icona moderna, mentre il contorno di personaggi e ambientazioni evoca il calore e il fascino delle grandi storie italiane. Un progetto che valorizza territori, tradizioni e talenti locali con intelligenza e cuore. Complimenti a Peppe Piromalli, Saverio Malara e Francesco Villari: questa è una serie che merita davvero di vedere la luce.
Che budget avete previsto?
Gentile Saverio Malara, dopo aver letto l annuncio pubblico per questo che giudico un interessante progetto, io, che sono una persona pratica, avevo chiesto quale fosse il budget previsto perché, pur se non del settore, avrei con piacere contribuito a finanziare o co-finanziare la produzione come investimento piuttosto che aspettare che i miei capitali ( quella si che è una informazione riservata) vengano erosi dall inflazione o soggetti a queste assurde oscillazioni della borsa. Anche perché il nome di Francesco Villari per me è una garanzia assoluta. Tanto dovuto, vi auguro un grande successo. Francesco Zema