Halloween: 40 anni dopo la notte delle streghe

Sono trascorsi quarant’anni da quando Halloween – La notte delle streghe di John Carpenter ha messo piede nelle sale, rivelandosi il capolavoro dell’horror da cui non pochi hanno in seguito attinto in fatto di lezioni di regia, tanto da rimanere ancora oggi, nel XXI secolo, opera unica nel suo genere (e oltre).

Quarant’anni durante i quali hanno visto la luce diversi sequel, qualitativamente oscillanti tra alti e bassi, nel corso di una saga che, per ovvie questioni commerciali, ha deciso tre volte di riavviare le vicende relative al killer dalla maschera bianca Michael Myers.

Quindi, prima volta vi fu, nel 1988, Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers di Dwight Little, poi, dieci anni più tardi, Halloween – 20 anni dopo di Steve Miner e, infine, nel 2007, Halloween – The beginning di Rob Zombie, vero e proprio remake del prototipo carpenteriano, ma con annesso un antefatto tutto nuovo.

Convinto dal produttore Jason Blum, per il quarantesimo anniversario è lo stesso John Carpenter a supervisionare Halloween, quatro riavvio che vede stavolta al timone di regia il David Gordon Green legato soprattutto a titoli drammatici (Joe, Stronger – Io sono più forte) e a commedie (Strafumati, Sua Maestà, Lo spaventapassere) e che riporta la scream queen Jamie Lee Curtis nei panni di Laurie Strode (la quinta volta per lei), molto più battagliera di come la ricordavate (un po’come la Sarah Connor di Terminator 2: il giorno del giudizio).

Infatti, la oltre ora e quaranta di visione ignora totalmente quanto raccontato nelle varie continuazioni e balza direttamente a quarant’anni dopo i fatti del capostipite, portando in scena un anziano Michael Myers (l’originario Nick Castle torna ad interpretarlo, alternato a James Jude Courtney) rinchiuso in un manicomio criminale, in attesa di un trasferimento ad un altro penitenziario molto più rigido e protetto.

Silenzioso e paziente, il maniaco fugge durante il tragitto e torna a portare il terrore sulle strade di Haddonfield, dove ad attenderlo, appunto, vi è una Laurie che, con tanto di armi e tattiche di combattimento, aspetta solo di eliminarlo, pensando anche all’incolumità della figlia Karen (Judy Greer) e della nipote Allyson (Andy Mathichak).

Quindi, considerati il nome di Carpenter nei credits e l’idea di trovarci dinanzi ad un capitolo collegato direttamente al primo film (quindi, nessun legame fraterno tra Myers e la Straude), era lecito aspettarsi qualcosa di realmente accattivante, ma, duole dirlo, questo Halloween di Gordon Green non sembra riuscire a celebrare nella giusta maniera il quarantennale di quell’iconica pietra miliare horror.

Che il regista sia totalmente estraneo al genere è intuibile fin dai primi trenta minuti, incentrati esclusivamente sui rapporti familiari tra Laurie e i suoi cari: poi, quando c’è da mostrare di cosa sia capace il nuovo Michael tutto è esibito con una certa efficacia, ma con fare a volte freddo, privo di una indispensabile regia che potremmo definire carpenteriana e basando il tutto sull’effetto sorpresa, anziché sull’utilizzo di una suspsense attanagliante proto-Hitchcock (aspetto magistrale del capostipite).

Tra personaggi nuovi (il Dr. Sartain di Haluk Bilginer prende il posto del Looomis del compianto Donald Pleasence) e dettagli  che i fan riconosceranno essere stati ripresi dai sequel venuti prima, però, l’Halloween 2018 rispetta totalmente ogni stilema del primissimo film, a differenza di altri tentativi visti su grande schermo (Rob Zombie, per esempio, con il suo Halloween II stuprò ogni principio dell’opera di Carpenter).

Per quanto riguarda questo aspetto, quindi, abbiamo un’operazione da ammirare e rispettare, ma chi si aspetta qualcosa di veramente nuovo sarà costretto a ricredersi, perché Halloween non sembra essere altro che un lavoro commemorativo.

 

 

Mirko Lomuscio