I Langolieri di Tom Holland

Oggi mi è venuta voglia di parlare di una miniserie del 1995, I Langolieri (The Langoliers), tratta dall’omonimo racconto di Stephen King dalla raccolta Quattro Dopo Mezzanotte. L’intreccio viene svolto in due puntate per un totale di tre ore, con un cast molto ridotto e location ancora più striminzite, limitandosi all’interno di un aereo, ed agli aereoporti di Bangor nel Maine e di Los Angeles. Sconsiglio la visione a chi ha paura di volare!

Sul volo notturno che da Los Angeles porta a Boston una ragazzina cieca si sveglia chiedendo alla zia un bicchiere d’acqua, ma si accorge che la zia non è seduta accanto a lei. Dopo averla chiamata invano senza ottenere risposta la ragazzina, Daina, prova a chiedere aiuto agli altri passeggeri del volo, ma sembra che non ci sia più nessuno a bordo! Urlando di terrore la piccola richiamerà l’attenzione di alcuni passeggeri che stavano dormendo e che accorrono, per constatare tutti assieme di essere rimasti gli unici a bordo: tutti gli altri sembrano essere spariti nel nulla, compresi i due piloti, lasciando sui sedili gli oggetti più svariati, addirittura protesi dentarie e pacemaker. Dopo aver escluso l’ipotesi che l’aereo abbia fatto uno scalo di cui loro non si sono accorti, i passeggeri rimasti, dieci in totale,  dovranno capire l’arcano, avvalendosi dell’aiuto di un pilota, di uno scrittore di thriller e di un sicario. Quello che scopriranno andrà ben oltre la loro immaginazione.

Regista di questa miniserie è il grande Tom Holland, che aveva esordito col botto esattamente dieci anni prima col suo lavoro forse più celebre, Ammazzavampiri, a cui segue nel 1988 un altro capitolo fondamentale per il cinema horror, ovvero La Bambola Assassina, che consacra il mito di Chucky, ancora oggi una delle icone più in voga tra gli horrorofili. Dopo I Langolieri Holland si cimenterà ancora in una trasposizione kinghiana portando sul grande schermo il romanzo del Re L’Occhio del Male nel 1996. Partendo quindi da queste premesse, ottimo scrittore più ottimo regista, non poteva che venir fuori un buon prodotto, anche se, ovviamente, con tutti i limiti imposti dalla produzione televisiva. I Langolieri soffre un po’ della durata eccessiva dovuta ad esigenze di palinsesto, e quindi in dei punti si affossa su se stessa e diventa pesante, ma l’ottimo racconto di King non perde il suo fascino e la sua suspense, e si riesce sempre a risalire in sella ed a ripartire con curiosità verso l’inaspettato ed alquanto poetico finale.

Che cos’è I Langolieri? Un horror? Uno sci-fi? Un fantasy? Io direi piuttosto un mix di tutti e tre i generi, generi che Re King ha esplorato in molti dei suoi lavori e che qui condensa in uno solo. Purtroppo, secondo me, il materiale che il bellissimo racconto offriva sarebbe stato adatto per un lungometraggio, ma non so perché a qualcuno è venuto a mente di farci una miniserie, cosa che a ben guardare un po’ rovina il tutto, essendoci, per forza di cose, dei punti morti e delle lungagnate che potevano essere facilmente evitate riducendo i tempi. Ma così è stato voluto, e ad Holland è toccato prima riadattare il racconto kinghiano per trarne una sceneggiatura televisiva, e poi dirigere in prima persona il tutto, cosa per la quale si è preso diversi accidenti dai detrattori di questa serie tv. Fortunatamente non da me, perché alla fine io ho apprezzato il lavoro di Holland, mi è piaciuto il senso di ineluttabile che si respira in buona parte del film, mi hanno convinto anche gli attori, tra tutti il bravo Dean Stockwell che ai viaggi nel tempo era già abbondantemente abituato essendo il protagonista della famosa serie tv In Viaggio nel Tempo, terminata solo un paio d’anni prima della sua partecipazione a I Langolieri…la sua scelta, ed il fatto che tocchi proprio a lui, con le sue ipotesi apparentemente assurde ma invece terribilmente fondate, dipanare il bandolo della matassa, non mi sembrano dettagli assolutamente casuali… Il suo personaggio, Bob Jenkins, è sicuramente uno dei tanti alter ego letterari di King, che, come sua consuetudine, anche qui appare in un cammeo davvero memorabile, di cui però non posso dirvi nulla per non rovinare la sorpresa a coloro che non abbiano ancora avuto il modo, il tempo e la voglia di approcciarsi a questa miniserie.

Un dettaglio molto interessante che noterà chi ha letto anche il racconto è quanto Holland nello scrivere la sceneggiatura sia rimasto fedele allo scritto di King. I dialoghi riportano quasi le stesse battute che i personaggi dicono nel racconto, e questo probabilmente perché si temeva l’ira funesta di King che, come ben sappiamo, non ha mai amato chi ha reso con troppa libertà le sue opere, basti vedere la polemica che ancora oggi solleva ogni qual volta gli si parli dello Shining di Kubrick: quel film, per lui, non ha nulla a che vedere col suo romanzo, e nonostante sia considerato a furor di popolo un capolavoro, tuttavia lui si ostinò così tanto da far produrre nel 2017 una miniserie diretta da Mick Garris che porta il titolo, evocativo quanto polemico e provocatore, di Stephen King’s The Shining. Nessuno osi sfidare l’ira del Re, quindi, ed Holland pare aver capito l’antifona, riproponendo in sceneggiatura quasi pari pari la novella di Quattro Dopo Mezzanotte.

La rappresentazione dei Langolieri certo è quella che è, purtroppo nel 1995 coi mezzi che c’erano a disposizione non era facile rappresentare le fameliche creature immaginate da King, e forse si poteva pensare ad una soluzione diversa, perché in effetti a ben vedere questi Pac-Man pelosi dotati di denti affilati come coltelli non sono poi così spaventosi, e non lo erano neanche allora, ed anzi è più facile che sollevino l’ilarità generale invece che le urla di terrore che ci si aspetterebbe da un lavoro tratto da King. In mancanza di un’idea più adatta a rappresentarli in modo dignitoso forse si poteva provare a non mostrarli, ed a giocare sull’immaginazione dello spettatore, ma ormai ce li ritroviamo così, e detto tra noi, sarà che sono un’inguaribile nostalgica, ma io mi ci sono affezionata, e li trovo tremendamente carini e simpatici, sebbene dovessero suscitare ben altri sentimenti!

Nel cast, oltre al già citato Dean Stockwell, troviamo anche l’attore David Morse, nei panni di un pilota d’aereo che sta rientrando a Boston dopo la notizia che la sua ex moglie è morta in un rogo nel suo appartamento. Successivamente Morse interpreterà altri due ruoli in film di culto tratti da King: nel 1999 sarà Brutus Howell detto Brutal ne Il Miglio Verde e nel 2001 vestirà i panni di Anton Yelchin da adulto in Cuori in Atlantide. Lui e Stockwell sono sicuramente i due attori migliori del film, anche se per essere un prodotto televisivo pure gli altri non se la cavano malaccio, riuscendo a generare in noi il senso di angoscia e smarrimento che devono provare delle persone che sbarcano da un aereo praticamente vuoto in un aeroporto fantasma, ma sentono in lontananza l’eco di rumori indicibili che non riescono a catalogare. In tutto questo s’inserisce la microstoria personale del personaggio più indisponente del gruppo, tale Craig Toomey, uomo d’affari isterico che vede come evento più grave in assoluto il fatto che l’indomani mattina perderà un’importante riunione di lavoro a Boston ed in tutti i modi, costi quel che costi, lui deve arrivare lì. Personaggio molto ben caratterizzato dall’attore Bronson Pinchot, sarà lui, nei suoi ricordi infantili di un padre tiranno che gli ha rovinato letteralmente l’esistenza, a parlarci per primo dei famigerati Langolieri del titolo, che poi la nostra mente assocerà ai mostri distruttori dai denti aguzzi, ma è abbastanza improbabile che gli uni e gli altri siano in realtà la stessa cosa. Tuttavia le debolezze di Toomey, insieme ai forti poteri psichici della piccola bimba cieca Daina, porteranno alla costruzione del finale perfetto per il gruppetto di sventurati…o forse dovrei dire dei pochi fortunati?

Insomma, se cercate il filmone di spessore di cui godere ogni aspetto come un’opera d’arte, ecco, allora I Langolieri non fa per voi. Se invece, come me, apprezzate i b-movies dal budget risicato e gli effetti speciali da cartoni animati, allora mi sento di suggerirvi questa miniserie, magari consigliandovi di vederla in più di una serata per alleggerire un po’ le parti più prolisse e di lasciarvi trasportare dalla galoppante immaginazione di quello che si può definire senza timore di essere smentiti il miglior scrittore del soprannaturale dei nostri tempi. I Langolieri è una storia incredibile anche solo da immaginare, caratterizzata da una grande atmosfera, e da suspence, tensione e buoni dialoghi. Il tutto immerso in un inquietante silenzio, nell’attesa spasmodica che accada qualcosa, che quegli strani rumori mostrino la loro origine.

 

https://www.imdb.com/title/tt0112040/

 

 

 

Ilaria Monfardini