I miei sogni in pellicola: alla scoperta di vita e carriera del regista Antonio Bido

Dopo aver reso disponibile su supporto dvd Antonio Bido – Early films, contenente i primissimi lavori del cineasta veneto entrato nella storia dell’italian thrilling grazie a Il gatto dagli occhi di giada e Solamente nero, Digitmovies, in collaborazione con Home Movies, aggiunge un nuovo interessante tassello digitale a questa collezione: I miei sogni in pellicola.

Trattasi di un documentario che, realizzato dallo stesso Bido, è suddiviso in nove episodi della durata di circa mezz’ora ciascuno spartiti su due dischi e mirati a ripercorrere proprio vita privata e artistica del regista.

Nove episodi a cominciare da Cara Befana ti scrivo, il cui titolo si riferisce a quando, a soli sei anni, il buon Antonio – che visse un’infanzia rurale a Villa del Conte – scrisse una letterina alla vecchietta dona-doni per chiederle in regalo un proiettore.

Un regalo che già lasciava intuire la sua enorme passione nei confronti della Settima arte, presto sfociata nella realizzazione di alcune comiche, dello short Le avventure di Tom Sawyer, di cui assistiamo anche ad una odierna rimpatriata con gli attori protagonisti, e del mediometraggio Giorno per giorno, girato a diciassette anni.

Prima che si passi ad Autogestione e ansiolitici, tramite cui scopriamo l’ansia che lo attanaglia fin da quando era giovane e come conobbe l’inseparabile moglie Marisa durante un’assemblea studentesca; mentre il giornalista e critico cinematografico Steve Della Casa prende la parola e vengono ricordati sia il successo di critica ottenuto dagli sperimentali Dimensioni e Alieno da, sia il concepimento di Capricci e Moto perpetuo, personali omaggi in otto millimetri a Niccolò Paganini.

Senza contare la strumentalizzazione dell’oggetto donna sul set inscenata nel cortometraggio Da riprendere; anticipando il cinema, quello vero, che, comprendente interventi di Claudio Bartolini e di Antonio Tentori, sceneggiatore per Joe D’Amato alias Aristide Massaccesi, Lucio Fulci e Dario Argento, sguazza dal periodo universitario bidiano – prevalentemente segnato da una cultura cinematografica legata alle proiezioni d’essai – all’arrivo del citato Il gatto dagli occhi di giada.

È infatti Solamente gialli? a succedere, con interpellati Pupi Avati, gli attori Lino Capolicchio e Stefania Casini e i musicisti Stelvio Cipriani e Claudio Simonetti, per trasportarci all’uscita di Solamente nero, lavoro più personale del precedente e grazie al quale Bido si guadagnò dalla critica la “promozione” a colui che avrebbe potuto spodestare Argento nell’ambito del filone generato da L’uccello dalle piume di cristallo.

E, a proposito di celluloide di genere nostrana, non manca neppure una tavola rotonda insieme ai colleghi Sergio Martino, Ruggero Deodato e Sergio Stivaletti; man mano che ci si addentra nelle ultime quattro puntate di questa interessante avventura: Barcamenandomi tra mari e voli, A vele spiegate, Action!, XXI secolo e Sperimentando, come allora….

Ultime quattro puntate che, tra periodo buio segnato sia dalla morte del padre avvenuta in un incidente automobilistico che da un film con Franco Califano saltato a causa dell’arresto per droga del cantautore, conducono alla commedia intimista e, a suo modo, morettina Barcamenandoci, in seguito alla cui uscita Antonio Bido venne contattato dalla Marina militare per realizzare loro filmati.

D’altra parte, apprendiamo che sono proprio il mare e la barca a rientrare tra i principali interessi di colui che si è poi dedicato al giovanilistico Mak п 100, prodotto da Claudia Mori, e a Blue Tornado, sorta di risposta tricolore a Top gun di cui viene anche ricordato il ricco articolo comparso in proposito sulla mitica e troppo presto defunta rivista Nosferatu.

Ma, con Enzo G. Castellari rientrante tra gli intervistati e un affettuoso saluto all’indimenticato Fulci, c’è anche il tempo di parlare dei progetti Rai naufragati, del pianoforte e delle esperienze teatrali nel corso de I miei sogni in pellicola, atto a delineare il ritratto di un uomo di cinema che, seppur chiaramente non privo di rimpianti, in un mix di filmati reali e brevi ricostruzioni in finzione lascia perennemente trasparire l’indispensabile vena ironica nell’accettare una dura verità: nel suo mestiere bisogna essere sì bravi e fortunati, ma anche furbi e opportunisti.

Con il trailer quale contenuto extra e un booklet a cura del sopra menzionato Bartolini incluso nella confezione.

 

 

Francesco Lomuscio