I migliori giorni: un film per due

Il team Edoardo Leo/Massimiliano Bruno mette in piedi con I migliori giorni un lungometraggio che, costituito da quattro storie ambientate in determinate ricorrenze dell’anno, tenta di inscenare il meglio e il peggio degli italiani di fronte alle festività, memori dei fasti delle nostre commedie amare ad episodi.

Nel primo segmento una cena organizzata dalla deputata Stefania (Anna Foglietta) per la vigilia di Natale viene resa “indimenticabile” dai suoi due fratelli Gianni (Leo) e Luca (Bruno), il primo pro-vax, il secondo no-vax.

Nel secondo, invece, il ricco imprenditore Bruno Amenta (Max Tortora), al fine di rifarsi un’immagine, trascorre insieme alla moglie e alla figlia l’ultima serata dell’anno in una mensa per poveri; senza immaginare che tra i presenti vi sia una sua vecchia conoscenza,: Alberto (Paolo Calabresi), pronto a cimentarsi in un tragico faccia a faccia.

Nel terzo abbiamo la coppia sposata composta da Gianni (Luca Argentero) e Sonia (Valentina Lodovini), pronti a condividere l’ennesima cena insieme durante la festa degli innamorati senza calcolare, però, gli effetti che potrebbero causare alla segreta amante di lui, Clarissa (Maria Chiara Centorami), e alla compagna di quest’ultima, Daniela (Greta Scarano).

Nel quarto, infine, intitolato 8 Marzo, la protagonista è la conduttrice televisiva di successo Margherita (Claudia Gerini), la quale, con alle spalle una fresca tragedia di famiglia, si trova a dover chiedere scusa al pubblico a causa della messa in onda di un servizio sulla “donna ideale” contestato sui social.

Quindi, con lo sguardo caro alla vecchia Commedia all’italiana, Leo e Bruno cercano di concretizzare attraverso I migliori giorni uno spaccato in fotogrammi degno di quel cinema che fu, dirigendo l’uno il primo e il terzo episodio, l’altro i restanti due, forti del ricco cast a disposizione.

Al di là delle intenzioni, però, dopo un avvio piuttosto accattivante, non perfetto ma equilibrato per ciò che il film deve raccontare, si comincia a tirare eccessivamente la corda rendendo il tutto più serio del previsto e perdendo di conseguenza parte della credibilità.

Infatti, mentre i primi due tasselli, ponendo sullo stesso piano risate e riflessioni, giocano a dovere tra qualunquismo e populismo che in questi casi fanno sempre la loro scena, tale equilibrio si perde del tutto nei San Valentino e 8 Marzo che appaiono decisamente più ambiziosi, vicini a loro modo ad un cinema d’impegno qui fuori luogo.

A conti fatti, dunque, un’opera riuscita a metà.

 

 

Mirko Lomuscio