Venerdì 12 Dicembre 2025 il Teatro Viganò di Roma è stato conquistato dalle note di Radio Beat, lo spettacolo teatrale-musicale che, basato su un testo originale di Claudia Borzi e Pietro Tirabassi, ha già riscosso successo di pubblico e di critica – a cominciare dal 2013 – presso il Teatro Traiano di Fiumicino, il Teatro Trastevere, il Teatro Tor Bella Monaca, il Teatro Mongiovino/Accettella e l’Auditorium del Seraphicum di Roma.

Dinanzi ad un folto e caloroso pubblico, i Riding sixties, storica band romana fondata nel 1992 e che, con l’aggiunta di Andrea Illuminati (chitarra), in questa occasione ha visto sul palco la formazione ormai consolidata da anni comprendente lo stesso Tirabassi (voce e chitarra), Enzo Civitareale (batteria), Marco Bertogna (basso e voce) e Simone Rauso (voce e chitarra).

Accompagnati dalla voce narrante di Mario Vai, conduttore di Radio Zeta (RTL 102.5), hanno aperto con Coverband, pezzo originale che dà anche il titolo al loro secondo album, datato 2007, per poi catapultare gli spettatori in un racconto musicato volto a ripercorrere la storia di buona parte delle canzoni che contribuirono a rendere mitico e (in)imitabile il beat negli anni Sessanta.

A cominciare da C’è una strana espressione nei tuoi occhi dei Rokes, il cui riff introduttivo di chitarra potrebbe essere stato un modello per quello di Ticket to ride dei Beatles, ai quali si devono le Hey Jude e All you need is love poste a chiusura dello show, in anticipo rispetto a (I can’t get no) Satisfation dei Rolling stones.

Ma, da Yeeeeeeh! dei Primitives ad un medley costituito da Good vibrations dei Beach boys, California dreamin’ dei Mamas and Papas e Mr Tambourine man dei Byrds, non pochi sono stati i pezzi storici proposti nell’avvicendare interessanti aneddoti relativi al significato del sostantivo “beat” e alle polemiche riguardanti la moda dei capelloni in Italia.

Infatti, al di là di un altro medley assemblante le splendide The house of the rising sun degli Animals, You really got me dei Kinks e I can’t explain degli Who, non sono mancante L’abito non fa il beatnik di Evy, cover italiana di Keep on running dello Spencer Davis Group, Una bambolina che fa no, no no dei Quelli e Un ragazzo di strada dei Corvi, queste ultime due rispettivamente interpretate nelle loro versioni originali da Michel Polnareff e dai Brogues.

D’altra parte, è il fenomeno delle cover nostrane ad occupare una capiente fetta di Radio Beat, mix di concerto e intrattenimento a scopo didattico che, con incluso nel mucchio un accenno della Heartbreak hotel di Elvis Presley, ha visto chiudere il primo atto attraverso l’alto coinvolgimento regalato da Io ho in mente te dell’Equipe 84; eseguita soltanto dopo le stonesiane italianizzate Quel che ti ho dato e Con le mie lacrime e la Sono qui con voi di Caterina Caselli, rilettura di Baby please don’t go dei Them.

Anticipando l’apertura del secondo tempo all’insegna della contestazione giovanile, con Come potete giudicar dei Nomadi, Che colpa abbiamo noi dei già citati Rokes e le gucciniane Auschwitz e Dio è morto, a suo tempo censurata dalla Rai, ma trasmessa da Radio Vaticana.

Tutti brani suonati rigorosamente dal vivo, tra gag ed esilaranti telefonate, come pure C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling stones di Gianni Morandi e Prendi la chitarra e vai dei Motowns… mentre, sempre ricorrendo ad uno scanzonato tono mirato nient’affatto che a prendersi sul serio, c’è stato anche modo di ribadire in Radio Beat che non tutto era favoloso negli anni Sessanta; in quanto bisogna precisare, per esempio, che il beat non appartiene alla categoria di canzoni come I Watussi di Edoardo Vianello, ma fa parte di un’altra sponda sonora e culturale, pur popolare e divertente.


Photo credits: Lorenzo Sagripanti

Un pensiero su “I Riding sixties conquistano il Teatro Viganò di Roma con Radio Beat”
  1. Questo pezzo di storia della musica dovrebbe essere insegnato alle scuole elementari per far capire quale impatto sociale ha avuto quella musica e che in qualche modo, nel bene o nel male, abbia segnato dei cambiamenti nel modo di vedere le cose

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