Rocco Papaleo, attore di lungo corso, torna al timone di regia per girare Il bene comune, il suo quinto lungometraggio.

Nel film presta il volto a Biagio Riccio, una guida turistica specializzata in escursioni nel Parco del Pollino.

Ha un passato da ufficiale in una prestigiosa accademia militare, mentre nel presente il tempo libero lo dedica all’attività di preparatore atletico di suo nipote, che ha le fattezze di Andrea Fuorto. Le sue giornate sono lente e ripetitive, ma la routine viene spezzata quando un’attrice diversamente di successo che risponde al nome di Raffaella Cursaro, cui presta il volto Vanessa Scalera, lo contatta per richiedere la guida per un’escursione. La donna gestisce un laboratorio teatrale presso una casa d’accoglienza che ospita detenute, e insieme ad esse sta affrontando l’idea di immaginarsi come alberi. Per questo infatti ha deciso di portarle a vedere il pino loricato, una pianta centenaria che affonda le sue radici fin nella roccia, riuscendo a sopravvivere in condizioni estreme. Lo scopo di Raffaella è quello di fare immedesimare le sue allieve in un simbolo di resilienza.

Quattro donne con storie difficili alle spalle, raccontate con i tempi lenti di una lunga giornata estiva in aperta campagna e una musica che accompagna il racconto a ritmo di jazz molto ispirato, con la colonna sonora di Michele Braga. Gudrun Esposito alias Teresa Saponangelo, infermiera che ha saccheggiato l’armadietto dei medicinali nell’ospedale dove presta servizio, Samanta, ovvero Claudia Pandolfi, che si era improvvisata come corriere della droga per mettere insieme i soldi e fuggire con il suo bambino lontano da un marito violento. Poi ci sono ne Il bene comune Anny, un ingegnere informatico che ha i connotati di Rosanna Sparapano, diventata un abile hacker ricercata dalla polizia, e, infine, Fiammetta, una cantante, che si è vendicata di una manager fedifraga, incarnata da Livia Ferri. Una vera cantautrice, che rappresenta il filo rosso con la musica, come in passato per altri film di Rocco Papaleo lo erano stati anche Max Gazzè e Giorgia.

Le note ben si sposano con i toni caldi della fotografia curata da Diego Indraccolo, e il film narra una storia di resilienza tutta al femminile in cui il pino loricato che sopravvive in un contesto impervio ed estremo ne è un fulgido esempio. Si ha l’impressione però che l’insieme affronti le storie e le vite delle protagoniste in maniera superficiale e frettolosa, tanto che la visione si attesta in quel limbo destinato all’effimero. Soprattutto la vicenda che vede Samanta vittima di un marito geloso, ricostruita mediante dei flashback, ha un pathos depotenziato che fiacca l’effetto emotivo con il personaggio, comunque ben interpretato dalla Pandolfi. La trama rischia in tal modo di perdersi in divagazioni scontate. Rocco Papaleo, attraverso il suo stile malinconico jazz, seppur goda di un interessante spunto non riesce appieno con Il bene comune ,a raccontare una storia pregna dei suoi valori, per condividere e diffondere il suo messaggio molto conciliante.

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