Il calcio è diventato spettacolo: intervista alla “promessa” Alessandro D’Angelo, Capitano dell’Ottavia

Il calcio oggigiorno è ancora un semplice sport (anche se il più seguito) o sta diventando man mano sempre più uno spettacolo? Di sicuro la tendenza al divismo con i calciatori più famosi diventati vip, influencer e opininisti e che si fanno fotografare su yacht e aerei privati c’è, ma non tutti sono pronti ad allinearsi. C’è infatti chi è ancora attaccato ai valori classici e mai tramontati, nonostante tutto, del gioco del pallone e che frequenta i campi con passione e dedizione.

È il caso della promessa del calcio italiano Alessandro D’Angelo, Capitano della squadra romana dell’Ottavia, nella quale è cresciuto sia sportivamente che anagraficamente, e dove sta dando il meglio di se stesso. Pieno di grinta, intraprendente e dotato di una grande carica da bomber, Alessandro, come tutti i calciatori, ha dovuto affrontare lo stop per la pandemia, ma è tornato nell’attuale stagione calcistica più motivato e più forte che mai. A MondoSpettacolo questo giovanissimo talento, da tenere sicuramente d’occhio, ha raccontato dei suoi esordi e dell’amore per il pallone (che ha ereditato da suo nonno Aldo), che speriamo possano portarlo verso un futuro radioso…

 

In questi anni stiamo assistendo a quella che potremmo definire la spettacolarizzazione del calcio con i giocatori stessi più divi che sportivi. Credi che questa visione del calcio possa distogliere i giovanissimi come te dal vero significato di questo sport?

Secondo me il concetto del calcio rimarrà sempre lo stesso, dato che è lo sport che ha inciso più di tutti nella storia dell’umanità. Nonostante anche gli altri sport siano importantissimi, credo che questa immagine positiva del calcio, e non lo dico perché lo pratico io e quindi sono di parte, sia molto diffusa. Il calcio, oltre a far divertire miliardi di persone, tra chi lo guarda e chi lo pratica, ti insegna molto a crescere. La disciplina è la prima cosa perché nel calcio le regole da rispettare sono molte e, se non lo fai, ti ritrovi ad essere un giocatore di poco spessore. Io sono cresciuto in una certa maniera, calcisticamente parlando, e sono legato ai concetti del passato, del calcio antico, dove i giocatori sudano e lottano per la maglia. Ormai non tutti ma moltissimi sono dei “mercenari” che pensano soltanto ai soldi, agli sponsor e a tutto il resto. D’altronde è vero che, come dici tu, il calcio si è spettacolarizzato ma si è anche aggiornato ed oggi è molto più guardato.

 

Allo scorso Festival di Sanremo abbiamo visto il calciatore Slatan Ibrahimovic esibirsi in alcuni sketch, e anche altri sportivi cominciano ad apparire sempre più spesso in tv come opinionisti nei vari programmi. Ti piace questa dimensione dei giocatori o li preferisci esclusivamente sul campo?

A me sembra giusto che i calciatori facciano gli opinionisti in tv perché anche loro sono persone che hanno un cervello, oltre che due piedi. Se hanno delle idee e qualcuno vuole sapere ciò che pensano riguardo tutto ciò che ci circonda, che poi principalmente parlano esclusivamente di calcio e di sport, non vedo perché non dovrebbero farlo, anzi. Secondo me, stando sui campi, possono conoscere moltissime persone con le quali scambiarsi idee e apprendere nuove cose, quindi è assolutamente giusto che esprimano i loro giudizi su argomenti vari.

 

Qual è il tuo calciatore preferito, il tuo modello ispiratore?

Il mio calciatore preferito è Francesco Totti, non perché è il Capitano della Roma e io sono romano e romanista, ma perché è uno dei pochissimi giocatori che hanno mantenuto la promessa fatta alla propria squadra e alla propria città rimanendo per ben venticinque anni nella stessa società, dando sempre cuore e anima in ogni partita e allenamento, dimostrando di essere uno dei migliori della storia. Per quanto riguarda i miei modelli di ispirazione, non ti faccio i grandi nomi che si immaginano tutti, tipo Paolo Maldini, Fabio Cannavaro o simili. No, il mio modello è un giocatore molto giovane, ma che mi piace moltissimo ed è Gianluca Mancini, il difensore centrale della Roma.

 

Il calcio si è evoluto e, ormai, non si segue soltanto allo stadio ma su circuiti vari, anche virtuali, tramite internet, in streaming. Per te la partita è sempre meglio allo stadio?

Credo che andare allo stadio per ogni tifoso sia ogni volta un’emozione unica. Puoi andarci anche cinquanta volte l’anno, ma l’emozione è sempre la stessa. Regalare biglietti per andare allo stadio è un grande gesto d’amore perché questo è uno sport che unisce ed è fantastico. Purtroppo, negli ultimi anni, per colpa del Covid siamo stati obbligati a guardarlo in tv, ma sono sicuro che tutti i tifosi di calcio preferiscano guardare la partita allo stadio.

 

Qual è l’allenatore che preferisci in questo periodo?

Di sicuro Josè Murinho, il nuovo allenatore della Roma, un fuoriclasse che ha vinto tutto. Oltre che un grande allenatore, è un grande psicologo perché, come ti ripeto, il calcio è uno sport in cui il cuore e la testa vincono sui piedi e le gambe. Lui sa come schierare in campo i giocatori emotivamente, infatti i risultati si sono visti. Poi, ovviamente nomino il mio allenatore dell’Ottavia, Simone Corino.

 

Nei mesi scorsi il calcio ha dovuto osservare una pausa forzata, con le gare a tutti livelli ferme. Cosa ha comportato questo per i giovanissimi, per le promesse del calcio come te, e come vi state riprendendo?

La pandemia, anche calcisticamente parlando è stata proprio un colpo basso, perché tutti i ragazzi come me sono rimasti fermi e non abbiamo potuto praticare lo sport che ci accompagna da quando siamo piccoli. Non abbiamo potuto provare quelle emozioni che proviamo quando entriamo in campo o negli spogliatoi. Insomma, c’è mancato tutto questo. Si è perso moltissimo tempo, soprattutto per provare ad ambire a qualcosa. Molti poi hanno mollato perché, senza gli allenamenti e le partite, non avevano stimoli. Evidentemente, la loro passione non era così grande, infatti con la pandemia hanno lasciato perdere e non giocano più.

 

Come ti sei avvicinato al gioco del calcio?

Io ho iniziato a sei anni con l’Ottavia e gioco ancora con l’Ottavia, la società del mio quartiere, che negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale, a livello calcistico ma anche economico. Infatti siamo tra le otto società più forti del calcio laziale. Al calcio mi sono avvicinato grazie a mio nonno Aldo Fanti, che mi ha accompagnato le prime volte alla parrocchia vicino casa. Il mio allenatore, diciamo così, della parrocchia vedeva che ero bravino già da piccolino e allora consigliò a mio nonno di portarmi lì a due passi, all’Ottavia, per fare una prova. Mi presero, così la domenica successiva facemmo la prima partita e io segnai due goal. La prima volta che sono entrato all’Ottavia è stato bellissimo, anche se ricordo che c’erano i campi e basta. Adesso è cambiato, hanno messo tutto quello che ci può essere in un impianto sportivo. Insomma, come avrete capito io ho iniziato a giocare a calcio grazie a mio nonno.

 

A questo proposito ti abbiamo visto indossare, tu e la tua squadra, delle magliette molto particolari dedicate ad Aldo. La tua addirittura con una sua citazione. Ci racconti la storia di queste magliette e a chi è venuta questa idea?

Come dicevo in precedenza, Aldo, il mio carissimo nonno, dall’età di sei anni ai sedici mi ha sempre accompagnato agli allenamenti e alle partite guardandole dal primo all’ultimo minuto. Non importa che ci fosse nebbia, pioggia, vento o sole cocente a quaranta gradi, lui è sempre stato presente e non ha mai saltato nessun evento. Lui ha vissuto per tanto tempo in questa società calcistica, visto che in squadra anni fa giocava anche suo figlio, che poi sarebbe mio zio. Così è stato un gesto di riconoscenza da parte di tutta la società che ringrazio tantissimo. Io sono molto affezionato alla società Ottavia, che per me ormai è una famiglia. Per questo io non penso alla “vetrina”, quando gioco penso a divertirmi con la mia squadra. Quando poi arrivano proposte per fare qualche provino, si parla sempre prima con la società, con il mister, e si fanno le giuste scelte. Comunque, questa maglia la indosserò dal 2012 al 2022, perché sono sempre stato amato e io amerò sempre loro.