In questa esclusiva intervista per Mondospettacolo.com, il cast del film “Il Monaco che Vinse l’Apocalisse” diretto da Jordan River condivide esperienze uniche e profonde. Dai debuttanti Alessio Braconi e Ilaria Barra, che narrano il loro “battesimo spirituale” affrontando ruoli intrisi di umiltà e connessione con la natura, ai veterani Elisabetta Pellini e Nikolay Moss, che portano in scena figure storiche come Regina Costanza e Re Riccardo I con un tocco di autenticità e saggezza. Non manca la toccante testimonianza di Willy Stella, che rivela una straordinaria guarigione legata al set, trasformando il film in un simbolo di speranza contro le avversità. Un viaggio cinematografico che unisce fede, storia e rinascita interiore, offrendo messaggi ispiratori per un pubblico in cerca di essenza in un mondo superficiale.

Alessio Braconi e Ilaria Barra: Prime Volte sul Set di un Film Spirituale

Ilaria e Alessio, benvenuti! Per entrambi, Il monaco che vinse l’Apocalisse è la prima esperienza su un set così profondo. Come vi siete preparati per i vostri ruoli, e quale scena vi ha fatto sentire il peso della spiritualità in un mondo così distante dal nostro?

Ilaria Barra: È stata un’esperienza bellissima, mi hanno accolta e fatta sentire a mio agio fin dal primo momento. Per questo film ho dovuto abbandonare completamente ogni elemento superficiale, ma soprattutto tutto ciò che fosse superfluo. Ho interpretato due figure diverse ma complementari. Per la figura angelica ho cercato di essere quanto più leggera possibile, quasi sospesa, lasciando andare ogni pensiero terreno. Per la contadina ho voluto ritrovare la genuinità, l’umiltà e la semplicità di chi vive a contatto con la natura. La scena che più mi ha fatto sentire il peso della spiritualità unisce in qualche modo entrambe le esperienze. Quando ho girato immersa nell’acqua era estate, ma l’acqua era gelida. Per la scena della contadina ho girato in pieno inverno, a piedi quasi nudi sotto la pioggia. Eppure, in entrambi i momenti non ci ho pensato neanche un secondo, dimenticando il freddo e tutto ciò che appartiene al corpo. È stata una vera esperienza interiore.

Alessio Braconi: Per prepararmi al ruolo di Frate Matthaeus è stato fondamentale l’incontro col regista Jordan River (che ringrazio per l’opportunità e la fiducia) in cui mi ha chiarito vari aspetti del personaggio. Dall’innocenza che doveva uscire essendo un discepolo che sta imparando dal suo Maestro, al dramma finale quando capisce che da quel momento è solo. Ovviamente ho fatto ricerche anche da me, non trovando molto essendo un personaggio di 800 anni fa, ma quel poco che ho trovato mi ha aiutato molto. La scena che mi è rimasta più a cuore è quella in cui ho tra le braccia l’anziano Gioacchino, la sensazione di vuoto che ho provato in quel momento è stata fortissima. Sono molto attaccato a quel momento della mia vita, e ringrazierò sempre Jordan e tutti coloro che hanno lavorato al film per avermelo concesso.

In un’epoca in cui i giovani inseguono temi superficiali, quale messaggio di umiltà e rinascita sperate di trasmettere dal vostro esordio cinematografico?

Ilaria Barra: Credo che il messaggio più forte sia quello del ritorno all’essenza. Oggi siamo tutti un po’ spinti a cercare approvazione, a inseguire l’immagine invece del contenuto e spesso questo ci svuota. Spero che questa storia aiuti i giovani a riscoprire la semplicità, il valore delle piccole cose e la fiducia in qualcosa di più grande, che sia spirituale, umano o semplicemente interiore. Penso che valga la pena fermarsi un attimo e ascoltare quello che davvero si sente.

Alessio Braconi: Io posso dire che ho solo 26 anni, e devo imparare molte cose nella mia vita, ci vorrà tempo. Ma grazie a questo film e a questa esperienza io mi auguro che le persone si ascoltino di più. Uno dei problemi principali di adesso per me è che l’ascolto è quasi nullo. Si cerca sempre di prevalere sull’altro in qualsiasi contesto, non mettendosi mai nei panni delle altre persone. Gioacchino era l’opposto e per me questo è il messaggio d’amore più grande che potesse lasciarci.

Elisabetta Pellini e Nikolay Moss: Veterani del Cinema Mistico

Elisabetta e Nikolay, con le vostre carriere consolidate, come avete dato vita ai vostri ruoli – Elisabetta con l’umiltà di Regina Costanza, Nikolay con la ricerca interiore di Re Riccardo I?

Elisabetta Pellini: Ho fatto una ricerca storica su questa imperatrice poco conosciuta a livello cinematografico. Grazie a Jordan River, che mi ha preso per questo progetto cinematografico “Il Monaco che vinse l’Apocalisse” ho potuto conoscerla meglio e anche grazie ai consigli di Vittorio Sodano, Truccatore cinematografico esperto in effetti speciali, e del Costumista Daniele Gelsi e del DoP Gianni Mammolotti abbiamo costruito insieme una imperatrice più veritiera possibile. Costanza D’Altavilla fu una figura importante nella storia del Medioevo.. è nota per aver dato alla luce Federico II di Svevia, che sarebbe diventato uno degli imperatori più importanti. Lei adorava il figlio Federico II di Svevia. La sua eredità è legata soprattutto alla figura del figlio Federico II, che continuò la politica di tolleranza e apertura culturale iniziata dai suoi predecessori normanni in Sicilia. Suo figlio Federico II, infatti, fu un imperatore rinascimentale ante litteram, noto per la sua cultura e la sua apertura verso le altre culture. Costanza d’Altavilla e Gioacchino da Fiore sono due figure storiche, legate da alcuni fili conduttori nella storia del pensiero e della spiritualità cristiana. Costanza d’Altavilla infatti fu la prima imperatrice che si inginocchiò davanti a un “semplice” abate: Gioacchino da Fiore. Gioacchino è considerato uno dei più importanti esponenti della teologia profetica; Costanza era a conoscenza delle idee e delle profezie di Gioacchino, che circolavano ampiamente durante il suo regno; infatti, Gioacchino da Fiore ebbe un’influenza significativa sulla spiritualità e sulla cultura. Era importante riportare sullo schermo cinematografico una imperatrice che avesse spiritualità, eleganza e una grande dignità.

Nikolay Moss: I was lucky in that King Richard is a fairly well known figure, so I had a lot of recorded history I could use as a resource. I read everything I could find about his life, his death, where his reputation as “Lionheart” comes from. I studied his relationships and looked for clues into what drove him, what he feared, etc. I also worked with a dialect coach because I wanted to portray him as authentically as I could. King Richard is on his way to Jerusalem for the Third Crusade but has been stranded on the island of Sicily with his army for the winter. He’s heard of Joachim’s reputation as “The Prophet of Hope” and has summoned him to Messina for a meeting. There’s a lot at stake for Richard in this endeavor – he wants to know if the renowned Joachim of Fiore foresees victory and can ease the troubles of his mind. What I liked about him was that, even with his reputation, he struggles like any other man would, looking for an explanation of the unknown and reassurance he is on the right path.

Sono stato fortunato perché Re Riccardo è una figura piuttosto nota, quindi avevo a disposizione molti documenti storici che potevo usare come risorsa. Ho letto tutto quello che ho potuto trovare sulla sua vita, la sua morte, l’origine della sua fama di “Cuor di Leone”. Ho studiato le sue relazioni e ho cercato indizi su che cosa lo spingesse, che cosa temesse, ecc. Ho anche lavorato con un dialect coach perché volevo ritrarlo nel modo più autentico possibile. Re Riccardo è in viaggio verso Gerusalemme per la Terza Crociata, ma è bloccato in Sicilia con il suo esercito per l’inverno. Ha sentito parlare della reputazione di Gioacchino come “Profeta della Speranza” e lo ha convocato a Messina per un incontro. C’è molto in gioco per Riccardo in questa impresa: vuole sapere se il celebre Gioacchino da Fiore prevede la vittoria e può alleviare i suoi turbamenti. Ciò che mi è piaciuto di lui è che, nonostante la sua reputazione, lotta come qualsiasi altro uomo, cercando una spiegazione all’ignoto e la rassicurazione di essere sulla strada giusta.

Con la vostra esperienza, quale consiglio vorreste dare a giovani attori che sognano un cinema spirituale e visionario come questo?

Elisabetta Pellini: Io credo che ogni attore debba approfondire ogni personaggio che interpreta, soprattutto se son personaggi storici e realmente esistiti per riportare nella finzione la loro verità. Poi si deve affidare al Regista, nel mio caso al Make-up Artist, al Costumista e al DoP per renderlo più vero possibile. Non è un personaggio inventato, ma storicamente importante e va rispettato il più possibile. È un lavoro di squadra!!! La mia fortuna è stata di esser affiancata da grandi professionisti che mi hanno aiutato e sostenuto per costruire una Costanza regale e storicamente corretta.

Nikolay Moss: The best advice I can think of is just to keep going, no matter what. Wake up every day and try to do at least one thing to further your career. It’s very hard not to compare yourself to everyone around you, but realize that your timeline is your own. You have a unique set of life circumstances and experiences that no one else has. This gives you a unique perspective and expression to bring to a character that no one else can. It’s very hard in this business to predict anything, which can be frustrating but is also a wonderful thing. There is always hope that the next role that is meant for you is right around the corner! Il miglior consiglio che mi viene in mente è semplicemente di andare avanti, qualunque cosa accada. Svegliati ogni giorno e cerca di fare almeno una cosa per far progredire la tua carriera. È molto difficile non confrontarti con tutti quelli che ti circondano, ma renditi conto che la tua linea temporale è solo tua. Hai un insieme unico di circostanze ed esperienze di vita che nessun altro ha. Questo ti dà una prospettiva e un’espressione uniche da dare a un personaggio che nessun altro può. È molto difficile in questo settore prevedere qualsiasi cosa, il che può essere frustrante, ma è anche una cosa meravigliosa. C’è sempre la speranza che il prossimo ruolo che ti aspetta sia proprio dietro l’angolo!

Willy Stella: L’Attore e la Guarigione Straordinaria

Willy, benvenuto! La tua guarigione sul set di Il monaco che vinse l’Apocalisse è un evento unico. Puoi raccontarci quel momento e come ha influenzato la tua interpretazione?

Willy Stella: Ho scoperto di essere affetto da un tumore neuroendocrino al pancreas da un’ecografia effettuata il giorno prima dello shot girato con l’ottimo Francesco Turbanti (Gioacchino da Fiore). Il set rappresentava il luogo sulla montagna ove il protagonista stava per costruire, insieme ai suoi adepti, il suo primo monastero in Calabria. Su indicazioni di Jordan River la scena doveva manifestare l’apice del crescendo di odio nei confronti del monaco. Un’avversità incrementata dai monaci Basiliani del luogo, da questi trasmesso alla popolazione e di conseguenza al mio personaggio, capo di un manipolo di rivoltosi pronti a tutto. È stata una fortuna scoprire il mio male per tempo perché questa tipologia di tumori neuroendocrini, molto rari, abbassa repentinamente la glicemia e si rischia in qualsiasi momento un coma glicemico che, purtroppo, se non preso per tempo, può portare rapidamente al decesso. Sono stato poi ricoverato per una pancreatite acuta e, dopo qualche mese, ho combattuto questo male chirurgicamente, con l’asportazione di più di due terzi del mio pancreas. Per fortuna, l’operazione è riuscita bene. Nel frattempo il film del Monaco che vinse l’Apocalisse ha continuato il suo corso tra riprese ed una lunga ed accurata fase di post produzione. Finalmente, il giorno 24 aprile 2024, alle ore 19.30, c’è stata la prima proiezione in anteprima mondiale a Cinecittà. In quel giorno, e a quell’ora, io venivo ricoverato d’urgenza presso l’Ematologia dell’Umberto Primo di Roma, con la diagnosi di Leucemia Acuta Promielocitica, detta fulminante. È iniziato per me un percorso di ricoveri e di chemioterapie durato nove mesi. La malattia, attualmente, sembra che stia andando lentamente in remissione, ma, almeno fino al 2029, dovrò continuare a fare prelievi del midollo e del sangue periodicamente, per controllare l’assenza delle cellule tumorali. Anche in questo caso la scoperta della malattia tumorale in fase iniziale è stata provvidenziale e mi ha salvato la vita per la seconda volta. È da notare come queste mie due gravi malattie siano state fortunatamente scoperte nel lasso temporale tra la scena da me girata e la prima proiezione del film del Monaco che vinse l’Apocalisse.

Per chi affronta momenti bui, qual è il messaggio di speranza che trai dalla tua esperienza, e come il film può essere un sostegno?

Willy Stella: In pratica è come se, in qualche maniera, il film del Monaco mi abbia aiutato a combattere e a darmi la forza per cercare di vincere l’apocalisse che ho vissuto e che sto vivendo con i miei due tumori. Mi sono sentito più forte per affrontare i miei mali e, pensando a quelli che ha sofferto e a quello che ha subito Gioacchino da Fiore, li ho affrontati con più coraggio e determinazione. Il Cinema, in certi casi, può aiutare ad affrontare le avversità della vita dandoci, attraverso il vissuto e l’esperienza delle vite degli altri, una prospettiva di luce diversa e migliore, ma non dimentichiamo mai la Luce che proviene dalla nostra Spiritualità e che, a prescindere dal credo, illuminerà sempre il percorso. Ringrazio Jordan River per avermi dato la possibilità di contribuire, umilmente e nel mio piccolo, a questa sua bella e visionaria opera filmica.

https://www.primevideo.com/-/it/detail/0OAJ9GTGXA31ZTRXZOMCBSSCEV

Guarda anche l’intervista al regista Jordan River:

Jordan River: Visioni mistiche e innovazioni nel cinema

2 pensiero su “Il Cast de “Il Monaco che Vinse l’Apocalisse” Si Racconta: Tra Spiritualità, Storia e Miracoli sul Set”
  1. Io l’ho visto proprio nel mio paese natio San Giovanni in fiore appena uscito,mi ha arricchito spiritualmente,e come se stessi vivendo quel tempo, è stato straordinario anche perché Gioacchino l’ho studiato, è un profeta che ti resta dentro,il mio paese è molto visitato da molti turisti da tutto il mondo,per la conoscenza di Gioacchino e l’abbazia dove è vissuto!

  2. Straordinario il vissuto dell’attore Willy Stella, nel leggere le sue parole la sua esperienza ho sentito un brivido lungo la schiena, un miracolato! Lavoro nel settore sanitario esattamente c/o l’IRCCS di Bari, e di tumori neuroendocrini che non lasciano scampo alcuno, ne so abbastanza da ritenere un vero miracolo quello che è accaduto a Willy. L’esperienza di questi giovani attori e nelle performance di Costanza d’Altavilla e Riccardo cuor di Leone sono tali da farmi pensare che le loro carriere saranno segnate da questa esperienza direi quasi mistica. Non ho ancora visto il film ma spero di vederlo presto. Vi auguro un successo planetario, a voi al regista Jordan River e a tutto il cast.
    Antonella Grazia Meriello

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