Il cast e il regista raccontano il loro Natale in casa Cupiello 2020

Il centoventesimo anniversario della nascita dell’indimenticabile Eduardo De Filippo ricorre in un momento d’impasse per l’universo, di solito magico, del teatro e del grande schermo. La scelta, quindi, del piccolo schermo di rendergli onore con una trasposizione della nota commedia teatrale Natale in casa Cupiello, prodotta da Rai Fiction ma girata secondo i canoni della fabbrica dei sogni, basterà ad allontanare, se non altro sotto le feste, gli incubi dovuti alle ferree norme anti-Covid?

All’appuntamento televisivo, previsto per Martedì 22 Dicembre 2020 su Rai 1, è delegato l’arduo ma affascinante compito di sciogliere ogni dubbio. Corrispondendo alle legittime attese del pubblico affezionato al valore terapeutico dell’umorismo e all’intensa levità. Che dona allo scandaglio introspettivo della millenaria arte di arrangiarsi partenopea un’arguta variante. Nel frattempo l’esperto attore romano Sergio Castellitto, reclutato per vestire gli ingenui panni del napoletanissimo padrone di casa Lucariello, pone fortemente l’accento nell’incontro online con i giornalisti sulla virtù, tutta edoardiana, di sintonizzarsi sulla medesima lunghezza d’onda sia degli spettatori romantici che preferiscono il cuore al cervello sia delle platee più scaltrite. L’affinità elettiva con l’atmosfera intrisa d’indugi poetici dei capolavori di Anton Čechov e con L’idiota di Fëdor Dostoevskij, nel ritratto del capofamiglia deciso a difendere la tradizione dell’amato presepe, scalda i motori all’incipit della conferenza stampa. Senza avvertire deleteri timori reverenziali nei riguardi dell’illustre predecessore, giudicato comunque inarrivabile sulla scorta dell’idonea umiltà, Castellitto ci tiene però a dire la sua sul personaggio di Luca Cupiello: “È l’unico che riesce a conservare l’innocenza del bambino ed ergo pure dell’idiota. Come direbbe un altro esimio scrittore. Ed è lì che risiede la potenza espressiva dell’operazione. Dietro l’apparente inutilità del proposito c’è infatti lo sforzo ripetuto, costante di ricomporre, insieme al presepe, i sentimenti e i risentimenti di una famiglia che oggi potremmo definire disfunzionale”.

La sfida di esporre questa sempiterna parabola umanitaria col contrassegno della peculiare scrittura per immagini ha spinto l’ambizioso regista Edoardo De Angelis, nato ai piedi del Vesuvio, ad aggiungere al carattere d’ingegno creativo dell’ossequiato conterraneo dei tasselli se non altro curiosi: “L’ambientazione ai tempi del dopoguerra, con il ceto medio destinato nel decennio successivo al progresso finanziario, è servita a ritrarre sul versante scenografico le ferite del conflitto ed esplorare le ragioni storiche e sociali all’origine delle coinvolgenti dinamiche familiari. La dimensione carnale che ho voluto imprimere al sottosuolo dei gesti, al linguaggio dei corpi, alle tonalità delle voci è stata invece utile per ricomporre ed evocare un’epoca disgregata ed emblematica”. Pina Turco, moglie di De Angelis, ha deciso di aderire al desiderio di riscatto dell’inquieta Ninuccia, ispirata alla figlia dello stesso Eduardo, Luisella, morta in tenera età, con una psicotecnica scevra dai plagi travestiti da omaggi: “Ho apprezzato molto la prova di Lina Sastri nella versione del 1977 di Natale in casa Cupiello. Ed è per questo sentimento di ammirazione che non sono voluta cadere nell’emulazione. Scegliendo di compenetrarmi con slancio genuino in una donna tenue e audace, memorabile ed estremamente attuale”. L’ampio tasso di nevrosi approfondite sul set dall’intera troupe, insieme ai colpi d’ala della feconda ironia, ha dunque l’onere di trascendere le tendenze di punta tragicomiche, già ampiamente collaudate tempo addietro, ed echeggiare, nel rifiuto dell’inane articolazione convenzionale, l’indagine motu proprio dei cortocircuiti psicologici congiunti, secondo Castellitto, a un’autentica gioielleria di emozioni. Designata ad antidoto contro l’angoscia della miseria morale e dell’atroce povertà interiore. Resta aperto nondimeno l’interrogativo se la predilezione di De Angelis per la geografia emozionale, che orienta con i luoghi eletti a location i modi di agire e di reagire al disinganno, cederà il passo all’interregno dei consorzi domestici di Natale in casa Cupiello. O rinforzerà l’ennesimo, toccante viaggio di scoperta nel mondo sotterraneo ed empatico dei poveri ricchi di spirito.

 

Massimiliano Serriello