Il Criticone n.30 – Il capolavoro “Lo chiamavano Jeeg Robot” esce oggi nei cinema. Imperdibile!

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Nuova puntata della rubrica “Il Criticone“, con la recensione del più bel film italiano dell’anno, “Lo chiamavano Jeeg Robot“, in uscita oggi nei cinema!

Dopo una rocambolesca fuga per le strade di Roma braccato dalla polizia, il criminale Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è costretto a nascondersi nel Tevere, finendo però a contatto con delle sostanze radioattive contenute in dei fusti sommersi. Torna un po’ malconcio nel suo fatiscente appartamento in un palazzone di Tor Bella Monaca (malfamata periferia della Capitale), dove vive solitario con le sue due passioni: i budini alla crema e i dvd porno. Infatti lui stesso afferma “io non so’ amico de nessuno”. Provando a piazzare la refurtiva dell’ultimo colpo, viene coinvolto dal ricettatore e vicino di casa Sergio (Stefano Ambrogi) in un “prelievo” di ovuli di droga ingeriti da corrieri appena sbarcati all’aeroporto. Per procedere all’evacuazione lontano da occhi indiscreti, salgono in cima ad un palazzo in costruzione; qualcosa però va storto e mentre Sergio muore, Enzo cade giù sfracellandosi a terra dopo un volo di nove piani. Incredibilmente si rialza senza praticamente un graffio e scappa via, intontito e perplesso. Giunto a casa viene tampinato dalla figlia di Sergio, Alessia (Ilenia Pastorelli) una ragazza mentalmente disturbata che passa le sue giornate guardando dvd del cartone animato “Jeeg Robot”, e che si piazza sul suo pianerottolo urlando e bussando continuamente, in cerca di notizie sul fratello. Cercando di liberarsene, Enzo dà un cazzottone alla porta di casa, sfondandola letteralmente e da quel momento si rende conto di aver acquisito una super forza, che per conferma testerà anche su armadi e termosifoni.

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Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria)

Nella zona vive anche un gruppo di balordi capeggiati dal violento e perennemente sopra le righe “Zingaro” (Luca Marinelli), che deve consegnare i proventi della vendita degli ovuli alla potente camorrista Nunzia (Antonia Truppo). Il giorno dopo, non avendo notizie di Sergio, la banda di Zingaro fa visita al suo appartamento, dove però trova soltanto Alessia, che ovviamente è all’oscuro di quanto accaduto. Enzo in quel momento esce di casa e si trova davanti i balordi che molestano la ragazza. Dopo un’iniziale titubanza, decide di salvarla malmenandoli in una scena “alla Bud Spencer”. Resosi conto delle sue enormi potenzialità, utilizza la forza acquisita per “smurare” un intero bancomat, mentre poi è costretto ad accollarsi anche la custodia di Alessia, rimasta sola. Lei ormai lo identifica come Hiroshi, l’eroe del suo cartone preferito, e lo sprona ad usare il suo potere a fin di bene. Enzo però non è ancora consapevole del “dono” ricevuto, ma il destino lo metterà più di una volta contro Zingaro, in una battaglia che si farà sempre più aspra, con i camorristi che non saranno da meno…

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Alessia (Ilenia Pastorelli) con la sagoma del suo Jeeg Robot

Alla prima regia di un lungometraggio, Gabriele Mainetti fa il botto, e lo fa grosso. Quello che apparentemente potrebbe sembrare un ennesimo film su trucidi delinquenti borgatari o la storia già vista di un supereroe suo malgrado, è in realtà un meraviglioso mix di azione, humor nero, umanità e solitudine, ma anche un bel politically “scorrect”. Sorprende come ci siano voluti ben 5 anni prima di riuscire a realizzarlo, nonostante l’ottima sceneggiatura di Nicola Guaglianone e Menotti. Ma come afferma lo stesso Mainetti in conferenza stampa, “nessun produttore ha voluto crederci, quindi dopo 5 anni ho dovuto produrmelo da solo, imparando tante cose visto che finora mi ero finanziato solo i miei cortometraggi da pochi euro“. E cita un suggerimento ricevuto da Silvano Agosti: “fare un film per il pubblico e non per se stessi; è inutile ammorbare la gente per due ore con le tue cose personali“. E sui personaggi afferma che “sono ricchi di fragilità e umanità, altrimenti non saremmo riusciti a renderli credibili“. Gli fa eco Claudio Santamaria, notevole interpretazione la sua, che per il film è dovuto ingrassare 20 kg, “maledicendo” ironicamente il regista: “il lavoro fatto sui personaggi è stato notevole e questo ci ha permesso di costruire una credibilità che ha permesso di rendere credibile anche tutto il resto“. Il suo (super)eroe metropolitano Enzo Ceccotti è ombroso e scostante, profondamente solitario fra le quattro mura del suo appartamento scalcinato e nella sua vita fatta di espedienti. Ma nel profondo conserva un barlume di umanità, e solo grazie ad Alessia (l’ex “Grande FratelloIlenia Pastorelli, una vera scoperta) riuscirà a tirarla fuori e a prendere coscienza del suo nuovo ruolo all’interno della società, senza bisogno di tutine aderenti alla Spiderman per compiere le sue azioni e rimanendo appunto su un livello di “normalità”.

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Zingaro (Luca Marinelli) nel suo “ufficio”

Menzione speciale anche per la grande interpretazione, assolutamente debordante, di Luca Marinelli, che canta addirittura “Un’emozione da poco” di Anna Oxa, vestito di tutto punto (!). Da qualcuno definito il “Joker italiano“, sottolinea però di “non essere solo cattivo” e che “alla fine nessuno è cattivo e basta; la cattiveria è un momento”. Tornando alla pellicola, c’è una particina anche per Salvatore Esposito (il Genny Savastano dell’innovativa serie “Gomorra“). E a proposito di freschezza, Santamaria fa notare: “il film è assolutamente nuovo per l’Italia, dove non c’è una cinematografia sui supereroi“. E come dargli torto? Tutti i precedenti tentativi erano rivolti ad un pubblico giovanissimo, vedi “Il ragazzo invisibile” di Salvatores, mentre qui si sprecano parolacce, violenza, humor macabro e persino scene splatter. Insomma una pellicola per gli over 30 che da piccoli vedevano Jeeg Robot, Mazinga & co. e che da grandi sono diventati la generazione “pulp”. Infatti se da un lato il film può chiudere un ipotetico trittico di droga e violenza con “Non essere cattivo” e “Suburra“, dall’altro siamo dalle parti di Quentin Tarantino, con scene “cult” come i camorristi che tappano la bocca allo Zingaro con una mozzarella o come il dito del piede affettato e ricucito (e tante altre). Forse il paragone è un po’ azzardato, ma auguriamo vivamente a Gabriele Mainetti di diventare il “Tarantino italiano”. Non perdetelo per niente al mondo, è il più bel film italiano degli ultimi anni!

VOTO: 9

 
 

Ivan Zingariello

 
 

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