Il Criticone n.39 – Esce oggi “Si vis pacem para bellum” di Stefano Calvagna. La recensione!

Se vuoi la pace, prepara la guerra“. E’ questa la traduzione del motto latino che dà il titolo al nuovo film di Stefano Calvagna, “Si vis pacem para bellum“, nelle sale da oggi. Ed è anche il motto personale che il ruvido protagonista, interpretato dallo stesso regista, si è fatto tatuare sul braccio, come monito ad un’esistenza tormentata. Stefano è un uomo schivo e solitario e la sua vita priva di amicizie si divide tra il caffè mattutino al bar, un giro in moto, un po’ di allenamento in palestra, il lavoro come buttafuori di una discoteca, la visita in clinica alla madre malata e ogni tanto una nottata con una escort. Stefano è però anche un killer al soldo di un “boss” romano (Massimo Bonetti) per il quale uccide o gambizza senza alcuno scrupolo chi gli viene indicato dal capo, attraverso una foto e l’indirizzo della vittima. Grazie a questo “secondo lavoro”, molto ben retribuito, sta mettendo da parte un po’ di soldi per realizzare quello che è il suo unico vero sogno: andare via dall’Italia ed iniziare una nuova vita, lasciandosi il passato alle spalle.

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Infatti una delle passioni di Stefano è l’Oriente ed in particolare la Cina, del cui cibo è particolarmente goloso. Ed è proprio in un ristorante cinese che conosce la giovane Lee Ang (Francesca Fiume), figlia del proprietario, con la quale scatta subito un notevole feeling, che mostra come sotto quella corazza di killer freddo e spietato si nasconda in realtà anche un’anima buona (come dimostra anche nelle visite alla mamma o nel rapporto con la escort). Tra i due nasce così una relazione non semplice da gestire, venendo da mondi così diversi: il carattere e la doppia vita di lui da una parte, le rigide regole imposte dalla famiglia cinese dall’altra e, come se non bastasse, la figlia adolescente del boss che si innamora di Stefano e inizia a stalkerarlo, minacciando di dire tutto al vendicativo padre. Forse è davvero arrivato il momento di fuggire ed iniziare una nuova vita altrove.

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Il personaggio di Stefano, ennesimo antieroe di borgata, somiglia lontanamente a quello di Santamaria in “Lo chiamavano Jeeg Robot“. Anche qui abbiamo un uomo che non è certo uno stinco di santo, ruvido e scostante, che in realtà nasconde un animo gentile, soprattutto quando incontra una ragazza che riesce a fare breccia in lui. A differenza di Enzo Ceccotti però, qui non si può tifare per lui fino in fondo, visto il suo parallelo perpetrare senza sosta l’attività di killeraggio per conto del boss, e visto che per redimersi non è sufficiente sfoggiare qualche saltuaria buona azione.

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Il film risulta un mix di noir, azione, sparatorie, momenti esistenzialisti e riflessioni sulla vita, mentre l’umorismo, la cui presenza avrebbe in parte giovato, è praticamente del tutto assente, lasciando un alone di cupezza forse eccessivo. Non tutto fila liscio, purtroppo, a partire dai dialoghi a volte un po’ banalotti (pur da apprezzare nella loro genuinità borgatara), per proseguire con qualche scena sulla quale ci sarebbe da ridire, a cominciare da quelle di sesso (evitabili e poco credibili), continuando con le tante (troppe) vedute romane girate con il drone e gli eccessivi giri in moto (manco “Easy Rider“!) onnipresenti in tutto il film.

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Gli attori, chi più chi meno, se la cavano discretamente, a cominciare da una intensa e misurata Francesca Fiume, passando ad un credibile Massimo Bonetti nei panni del boss, volutamente sopra le righe. Nel cast anche Andrea Cocco, ex vincitore del Grande Fratello, mentre la colonna sonora è firmata dal maestro Claudio Simonetti. Discorso a parte per Stefano Calvagna che, nella doppia veste di attore e regista, fa del suo meglio per rendere credibile il suo personaggio pur con tutte le difficoltà del caso, raggiungendo un 6 “di stima” sia davanti che dietro la telecamera. A “Si vis pacem para bellum” va riconosciuto il merito di far parte della nuova ondata di film italiani di genere (e non è poco, dopo decenni di sole commedie e film d’autore) e soprattutto di essere stato realizzato con un budget ridicolo, appena 17.000 euro, che lascia comunque apprezzare la buona volontà profusa dal regista nel riuscire a sfornare un prodotto “vedibile” (forse più in televisione che al cinema) con così pochi soldi. Auguriamo a Calvagna (di cui consigliamo il biopic su Franco Califano “Non escludo il ritorno“) di lavorare presto con un grosso budget a disposizione, così da mostrare finalmente il suo reale valore dietro la macchina da presa.

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VOTO: 6-

 
 

Ivan Zingariello

 

Si vis pacem para bellum Locandina