Il Custode: l’eco oscura del penultimo film di Tobe Hooper

Parlare di un film del grande regista Tobe Hooper richiede sempre un certo rispetto, anche quando questo non sia tra i suoi migliori. Non possiamo infatti scordare che il regista texano ci ha lasciato uno degli horror più importanti della storia, il seminale Non Aprite Quella Porta, classe 1974, seguito poi da altri titoli di tutto rispetto come Quel Motel vicino alla Palude (1977), Il Tunnel dell’Orrore (1981), Poltergeist (1982) e molti altri. Dopo l’insuccesso di Non Aprite Quella Porta – Parte 2 (1986), Hooper realizza una serie di opere considerate dalla critica inferiori alle precedenti, ma che hanno comunque un discreto seguito tra i fans più accaniti del regista. Tra esse si annoverano The Mangler del 1995, La Casa dei Massacri del 2004 ed il suo penultimo lungometraggio, di cui parleremo oggi, Il Custode (Mortuary), classe 2005. Come nel secondo capitolo di Non Aprite Quella Porta, anche qui Hooper farà largo uso dell’ironia e dell’humour, cosa che farà storcere un po’ il naso agli appassionati dei film più cattivi del Maestro, me compresa, che tuttavia non posso che cercare il buono in un lavoro firmato dall’indiscusso papà di Leatherface.

Leslie Doyle è una vedova con due figli, l’adolescente Jonathan e la piccola Jamie, che si trasferisce in una cittadina rurale della California per avviare un’impresa di pompe funebri, in una grande e desolata casa costruita proprio a ridosso del cimitero. Ben presto le leggende locali giungono alle orecchie delle famiglia Doyle: si dice che in quella casa, dove prima di loro risiedeva la famiglia Fowler, viva ancora un discende di tale famiglia, il deforme Bobby, che veniva tenuto rinchiuso dai genitori a causa del suo aspetto terrificante, e che un giorno sarebbe scappato da casa massacrando i suoi e ritirandosi a vivere in una tomba del locale cimitero. Dicerie popolari o realtà? Toccherà a Jonathan e Jamie cercare di scoprire la verità.

L’incipit è di quelli più classici da film horror, con la famigliola che si trasferisce in un’altra città con la prospettiva di cambiare vita, ed è sicuro che la cambierà, ma non certamente nel modo desiderato. La famiglia Doyle ha già di per sé un rapporto molto stretto con la morte: Leslie, l’allegra becchina, come la definisce il figlio, imbalsama cadaveri col sorriso sulle labbra, parlando con loro e rallegrandosi quando ne arrivano altri, perché in fondo è lavoro; epocale la scena in cui divide da uno scatolone del trasloco gli utensili da cucina da quelli per imbalsamare, riposti assieme! La bimba gioca nella sala d’imbalsamazione, e Jonathan, che trova lavoro in una tavola calda, parla con la sua amica e collega Liz di budella e liquidi corporali con molta nonchalance, facendo passare la fame agli incauti avventori seduti al bancone. Insomma, la signora con la falce è la protagonista indiscussa fin da subito, e le atmosfere rurali tanto care ad Hooper, accompagnate dalla musichetta con nenia infantile, rendono l’inizio del film accattivante e generatore di alte aspettative. Poi si inizia a fare la conoscenza degli abitanti del luogo, tutti un po’ sopra le righe, anch’essi come piacciono a Tobe: l’impresario Eliot, che ride, tossisce e cerca di baciare Leslie ad ogni occasione, lo sceriffo Howell, che sembra sempre sull’orlo di una crisi di nervi, i tre bulletti che frequentano la tavola calda e prendono subito di mira il nuovo venuto, Cal, Tina e Sara, ovviamente odiosi. Tra questi personaggi singolari, Jonathan farà amicizia con due ragazzi più “normali”, Liz, di cui si innamora, e Grady, il suo migliore amico. Sarà con loro che si troverà a dover affrontare il male che si annida nella sua nuova casa.

Hooper omaggia, a suo modo, Lovecraft: sull’ingresso della tomba dei Fowler si leggono i famosi versi che lo scrittore di Providence ci tramanda nel suo racconto del 1921 La Città senza nome, attribuendoli al poeta pazzo Abdul Alhazred, autore del Necronomicon “Non è morto ciò che in eterno può attendere, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire”. Ed in effetti le ramificazioni tentacolari di strane muffe che si formano nella casa e penetrano all’interno dei corpi umani, vivi o morti che siano, non possono non far pensare ad alcune delle creazioni più note di Lovecraft, così come il frastornante finale, che richiama alla mente, sebbene in maniera ironica, i culti luciferini dei Grandi Antichi, visti sullo schermo in pellicole quali, ad esempio, Le Vergini di Dunwich di Daniel Haller (1970) o Dagon di Stuart Gordon (2001).

Lasciando poi da parte il Solitario di Providence, si può dire che qui Hooper continui la sua galleria di freaks, ai quali ha dedicato buona parte del suo cinema: l’orripilante Bobby Fowler, col suo volto deforme ed il gigantesco labbro leporino, ricorda certamente il buon Leatherface, anche per la bella abitudine di vivere a contatto coi cadaveri delle sue vittime, usando ossa e scheletri come decorazione della tomba che ha adibito ad abitazione, ma in lui ritorna anche il mostro protagonista dell’iconico Il Tunnel dell’Orrore, anch’egli obbligato a nascondersi per la sua deformità. Hooper ha poi rivelato che per Bobby ha avuto come ispirazione il personaggio di Arthur “Boo” Radley del film Il Buio Oltre la Siepe di Robert Mulligan del 1962, un malato di mente che i due bimbi protagonisti, orfani della madre, non sono mai riusciti a vedere, e che vive da anni rinchiuso in quella che viene chiamata “la casa maledetta”. Insomma, le premesse e gli spunti sarebbero stati più che buoni, peccato, però, che ad un certo punto Hooper decida di abbandonare l’aura orrorifica tipica del suo cinema, per virare verso un’avventura da ragazzini simil Goonies, che toglie buona parte della suspense alla storia. La propensione per il grottesco non manca, ma purtroppo l’eccessivo humour le toglie l’incanto da brividi che c’era invece in Non Aprite Quella Porta: come poter paragonare la scena in cui Pam entra nella casa di Leatherface e si ritrova in una stanza tappezzata da ossa umane e piume di gallina, composte in macabre sculture, con la cripta di Bobby che pare invece una casa degli orrori del luna park? Purtroppo è la paura che manca, qui, e non è certo roba da poco, trattandosi di un film horror girato da uno dei Maestri indiscussi del brivido americano! Bello comunque, è innegabile, il parzialmente inaspettato finale, sulle potenti note di Phone Home dei Dillinger Escape Plan, che ci riporta alla tanto amata cattiveria by Hooper!

Il film è stato girato a Pomona, in California, e la casa è un’abitazione reale, disabitata ai tempi delle riprese, ma abitata in passato. Si dice che quando la troupe vi entrò la prima volta, vi siano state trovate in cantina delle ossa umane, e c’è chi afferma di aver visto dei fantasmi alle finestre durante le riprese! Purtroppo però il cimitero che le è stato costruito attorno è visibilmente posticcio, manca di attrattiva, risulta anch’esso finto, come la tana del mostro, e non riesce a generare la pur minima inquietudine, nonostante il taglio gotico che gli si è voluto dare, costellandolo di statue, e strizzando l’occhio al Fulci di Quella Villa accanto al Cimitero. Degna di nota, nel cast, la californiana Denise Crosby, nel duplice ruolo di mamma modello e di strega assassina: la ricordiamo nella serie televisiva Star Trek e, in territori a noi più vicini, in Cimitero Vivente di Mary Lambert (1989) e ne Il Ritmo del Silenzio di Andrea Marfori (1991).

Concludo quindi con l’affermare che Il Custode non è uno dei migliori film di Hooper, questo è innegabile, ma non è nemmeno completamente da buttare, racchiudendo comunque al suo interno tutto l’immaginario del regista texano, alleggerito nei toni e più blando, come succede a molti col passare del tempo, ma comunque divertente e capace di intrattenere fino alla fine, in quell’atmosfera che salta da Non Aprite Quella Porta e Il Tunnel dell’Orrore a I Goonies ed Indiana Jones. Opera purtroppo fuori tempo, nata nei Duemila ma con un’anima tipicamente Anni Ottanta, è comunque da vedere, per lo meno per completezza nei confronti del Grande Maestro che purtroppo ci ha lasciati troppo presto, regalandoci però uno dei villain più iconici della storia del cinema horror, e per questo degno, sempre e comunque, del nostro massimo rispetto ed infinito amore.

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme Apple TV e CHILI, ed in dvd Eagle Pictures.

https://www.imdb.com/it/title/tt0415167

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