Rémi Bezançon celebra Alfred Hitchcock mettendosi al timone di regia della raffinata commedia all’insegna del giallo Il delitto del 3º piano, rievocando appieno La finestra sul cortile.

Un vero omaggio cinefilo per raccontare il mistero che potrebbe celarsi al di là delle finestre di un appartamento in un condominio qualsiasi, ma con l’idea che dietro tutto questo ci sia qualcosa di molto più complesso e misterioso, come la vita di una coppia.

François e Colette, ovvero Gilles Lellouche e Laetitia Casta, sono marito e moglie e condividono, appunto, un appartamento a Parigi. Lui scrive romanzi ambientati nell’Ottocento ove il protagonista è una sorta di investigatore coadiuvato da un aiutante che ha le fattezze di sua moglie. Lei insegna cinema alla Sorbona ed è specializzata nei film di Alfred Hitchcock. Nel palazzo c’è un nuovo vicino, un attore, portato in scena da Guillaume Gallienne, che regala ai condomini i biglietti per il suo spettacolo teatrale. Marito e moglie sono ancora ignari del fatto che diventeranno i protagonisti di un giallo che ricalca proprio la cinematografia dell’autore de Gli uccelli. Il delitto del 3º piano rievoca peculiari citazioni dai film del “maestro del brivido”, da una sequenza nella doccia che ironicamente rammenta Psycho all’acconciatura della Casta, uguale a quella dell’iconica Kim Novak de La donna che visse due volte; fino al particolare di un mazzo di chiavi che fornisce suggestioni rimandanti a Notorious – L’amante perduta, e, come già citato, all’evidente riferimento a La finestra sul cortile per quanto riguarda l’intera vicenda.

La commedia si tinge di giallo, quindi, nel momento in cui Colette, osservando la finestra di fronte, diventa testimone di quello che a tutti gli effetti sospetta sia un omicidio. Il film indugia sui tecnicismi e le regole fondamentali del genere, scomodando nientemeno che il maestro in persona, o almeno una sua riproduzioni in CGI durante un’intervista che Colette mostra ai propri studenti. Il filmato inventato riproduce la Casta nelle vesti di una giornalista il cui nome è Clarice Starling, proprio come la protagonista incarnata da Jodie Foster neIl silenzio degli innocenti. L’effetto visivo è discutibile e la figura di Alfred Hitchcock è palesemente un falso, mentre spiega invece come si costruisce la suspense, particolare di grande impatto, poiché sulla scena si può ammirare un esempio di montaggio alternato in cui è protagonista Francois. Con descrizioni particolareggiate sulla tensione, sulla quale la colonna sonora, esercita un ruolo determinante, e per questo non si esime di nominare i componimenti di Bernard Herrmann. Il racconto però rischia di risentire di tutto ciò, scadendo nel didascalico, se non fosse per il fatto che Il delitto del 3º piano si avvale di una risorsa che è un’autentica trovata: il parallelo del personaggio creato dalla mente di François, che indaga in una dimensione onirica, che sconfina in quella reale.

E il sogno ispira la soluzione degli enigmi, intrecciandosi in maniera assai singolare con i messaggi contenuti nei biscotti della fortuna. A chiudere gli espedienti narrativi vi è anche quello del McGuffin con una spiegazione appena accennata, e il regista lascia intendere che sia lo spettatore a trovarlo ne Il delitto del 3º piano, in cui a emergere è la coppia composta da Francois e Colette, come in altri film di Hitchcock. Il cineasta nato a Londra nel 1899 non amava essere definito il “maestro del brivido”, bensì preferiva che venisse colta l’esplorazione psicologica delle relazioni umane, spesso al limite dell’ossessione, e in particolare per l’appunto il rapporto di coppia. E nel lungometraggio, infatti, l’alchimia e la sinergia tra i bravissimi Gilles Lellouche e Laetitia Casta è perfetta, tanto da far emergere tutto questo grazie anche alla visione d’insieme del regista. Nonostante qualche difetto, insomma, la commedia all’insegna del giallo messa in piedi dal cineasta francese funziona, e l’omaggio cinefilo – soprattutto per quanto riguarda la La finestra sul cortile, qui giocato a ruoli invertiti, compreso un tocco di voyeurismo femminile in più – dimostra come l’esperimento sia nel complesso riuscito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Plugin WordPress Cookie di Real Cookie Banner