Riletto a qualche anno dalla sua pubblicazione, Il desiderio di cadere di Max Deste sembra acquistare oggi una forza ancora maggiore. La vertigine che attraversa il romanzo non riguarda infatti soltanto il suo protagonista, Giacomo Daniele, detto Jack, ma assomiglia sempre di più alla vertigine del nostro tempo. Viviamo sospesi tra accelerazione tecnologica, instabilità, solitudine, crisi delle relazioni e progressiva delega alle macchine di attività che fino a poco tempo fa consideravamo profondamente umane. E forse è proprio questa la domanda più inquietante che il romanzo pone: abbiamo davvero paura di cadere, oppure esiste in noi anche un desiderio inconscio di lasciarci andare?

La caduta diventa così molto più di un incidente. È un’immagine esistenziale, quasi una condizione collettiva. Jack è continuamente in bilico tra il desiderio di resistere e la tentazione di abbandonarsi, tra la necessità di rimanere in piedi e quella, più oscura, di smettere di opporsi alla gravità. Deste costruisce attorno a questa tensione un romanzo capace di dialogare con le inquietudini del presente: la sensazione che il terreno sotto i nostri piedi sia diventato instabile, che le coordinate attraverso cui interpretavamo il mondo non siano più sufficienti e che ognuno debba trovare un modo personale per non precipitare.

Jack ha quarant’anni ed è appena uscito dall’ospedale dopo quindici mesi di ricovero, numerose operazioni e una profonda depressione. Durante una luna di miele trascorsa con la moglie Lea tra le montagne al confine fra Canton Ticino, Canton Grigioni e Italia, i due affrontano un percorso di canyoning lungo un riale soprannominato “del Diavolo”. Una bomba d’acqua li travolge. Jack precipita lungo una cascata, viene trascinato dalla corrente e rimane disperso per sette giorni prima di essere ritrovato in condizioni gravissime. Lea sopravvive, ma entra in un coma profondo dal quale i medici ritengono improbabile possa risvegliarsi.

Da quel momento la vicenda procede su due piani temporali che continuamente si richiamano: da una parte la ricostruzione dell’incidente e dei giorni trascorsi da Jack in completa solitudine, dall’altra il suo difficilissimo ritorno alla vita. Durante quei sette giorni il protagonista sopravvive aggrappandosi a ciò che ancora lo rende umano: la memoria, la musica dei Pink Floyd cantata quasi per intero per sconfiggere il silenzio, la mindfulness, l’immaginazione, perfino la presenza di un piccolo roditore trasformato dalla sua mente in interlocutore e compagno. Sono strumenti fragili, apparentemente insufficienti, e proprio per questo potentissimi: contro la morte Jack oppone storie, ricordi, parole.

È però dopo il ritorno alla normalità che comincia la vera caduta. Jack è vivo, ma non riesce più ad abitare completamente la propria esistenza. Il corpo porta i segni dell’incidente, il rapporto con il lavoro è diventato problematico, il desiderio si scontra con il senso di colpa e con l’assenza di Lea. Persino l’incontro con un’altra donna, capace di riaccendere emozioni che credeva perdute, lo costringe a confrontarsi con una domanda dolorosa: che cosa significa continuare a vivere quando una parte di noi è rimasta sospesa nel passato?

È qui che il romanzo introduce uno dei suoi elementi più originali: il percorso psicomagico ispirato all’universo di Alejandro Jodorowsky. Jack si affida a un guaritore che gli propone un vero e proprio patto: raccontare ciò che è accaduto, ricostruire l’incidente, attraversare nuovamente attraverso le parole il proprio trauma. Il terapeuta trascrive il racconto e Jack è infine chiamato a rileggerlo, riconoscerlo come parte della propria storia e poi bruciarlo. Non per cancellarlo, ma per potersene separare.

Il diario assume così un’importanza decisiva. Scrivere non significa semplicemente registrare ciò che è successo: significa dare una forma all’esperienza, trasformare il caos in racconto e riconquistare la propria storia. Il gesto della scrittura diventa terapeutico, ma anche profondamente politico e contemporaneo. In un’epoca nella quale deleghiamo alle macchine una quantità crescente di operazioni, decisioni, ricordi e persino parole, Il desiderio di cadere ricorda che scrivere può ancora essere un atto di resistenza. Mettere una frase dopo l’altra significa fermarsi, ascoltarsi, scegliere, ricordare. Significa assumersi la responsabilità di ciò che si prova.

Ed è forse proprio questo aspetto a rendere oggi il romanzo sorprendentemente attuale. Di fronte a una tecnologia sempre più capace di simulare il linguaggio, produrre testi, immagini e mondi artificiali, Deste riporta continuamente il lettore verso ciò che non può essere ridotto a un algoritmo: il dolore fisico, l’odore di un corpo, l’imbarazzo di un incontro, il desiderio, la paura, il contatto, l’amicizia, l’amore. Il percorso di Jack diventa quindi anche una progressiva riscoperta della concretezza delle relazioni. Per guarire non basta pensare. Non basta osservare il mondo attraverso uno schermo. Bisogna tornare a sentire.

Sul piano stilistico, Max Deste affronta questi temi attraverso una scrittura scorrevole, ironica, spesso chirurgica e a tratti volutamente scanzonata, capace di alleggerire senza banalizzare i numerosi momenti drammatici. Particolarmente efficaci sono le continue mise en abyme, i giochi di specchi fra autore, protagonista, diario e romanzo, attraverso i quali il lettore ha progressivamente l’impressione che la storia che sta leggendo stia riflettendo sulla propria stessa costruzione.

Ed è proprio nel finale che il meccanismo raggiunge la sua espressione più compiuta. Attraverso le parole di Jack, Deste arriva a svelare le istruzioni per scrivere il libro che abbiamo appena terminato. Il diario del protagonista e il romanzo finiscono così per sovrapporsi: ciò che avrebbe dovuto essere distrutto diventa letteratura, ciò che nasce come terapia diventa memoria, ciò che avrebbe dovuto sancire una separazione dal passato diventa invece possibilità di condividerlo con gli altri.

Il desiderio di cadere parla quindi di una caduta reale, ma soprattutto delle molte cadute invisibili che attraversano l’esistenza. E parla della possibilità di trasformarle in racconto. In un presente che sembra spingerci sempre più velocemente verso l’automazione, l’isolamento e la delega, il romanzo rivendica ostinatamente qualcosa di antico: la necessità di raccontarsi, di incontrarsi, di toccarsi, di provare emozioni autentiche.

Forse scriviamo proprio per questo: non per evitare la caduta, ma per darle un significato. E qualche volta, grazie alle parole, per riuscire ancora una volta a rialzarci.

Link Amazon: https://www.amazon.it/desiderio-cadere-Max-Deste/dp/8830656550/

Biografia di Max Deste

Massimiliano De Stefanis, in arte Max Deste, è poeta e romanziere, oltre che critico, traduttore, cantautore e docente. Laureato in Lettere, ha collaborato come assistente all’Università di Losanna e come ricercatore al FNS, occupandosi in particolare della forma romanzo tra Otto e Novecento. È ideatore e coordinatore di progetti educativi e culturali legati alla scrittura, al teatro, ai social, alle nuove tecnologie e alla meditazione; per sette anni è stato inoltre direttore di un centro di meditazione, proponendo corsi e percorsi formativi. Le sue opere letterarie e musicali esplorano il rapporto tra memoria, identità e linguaggio e sono state presentate in librerie, scuole ed eventi culturali tra Svizzera e Italia.

Nel 2006 ha pubblicato Chiarori in una notte senza stelle, vincitore del primo premio del concorso poetico promosso dal gruppo editoriale La Repubblica–L’Espresso. Ha inoltre tradotto la biografia di Madame de Staël (2007) e pubblicato i romanzi Show Surprise (2013), Segui il tuo respiro (2017), Il desiderio di cadere (2022) e Lasciare andare (2024), riscritto nel 2026 in inglese e in francese con i titoli What I Could Not Leave Behind e Ce qui reste. È autore della trilogia teatrale per ragazzi Le metamorfosi (2011), delle colonne sonore Rumore e Omaggio al poeta, e di diversi album musicali. Ha inoltre pubblicato il saggio letterario Una lettura di Fontamara (2004) e il saggio storico-pedagogico Introduzione ai giochi pubblici nella Roma antica (2007).

Contatti

Mail: maxdesteofficial@gmail.com

Social

Facebook: Max Deste

Instagram: #maxdesteofficial

TikTok: @maxdesteofficial

Linkedln: Max Deste

Ti potrebbe interessare pure: https://www.mondospettacolo.com/max-deste-quando-il-cielo-collassa-il-romanzo-che-non-ti-lascia-uscire-indenne/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Plugin WordPress Cookie di Real Cookie Banner