Il fantasma di Alessandro Appiani: i piccoli brividi di Stefano Simone

Disponibile su Teca Tv, è attraverso titoli di testa animati che apre Il fantasma di Alessandro Appiani, diretto dal prolifico cineasta indipendente di Manfredonia Stefano Simone, autore, tra l’altro, di Una vita nel mistero e L’uomo col cilindro.

Sceneggiato da Roberto Lanzone, Giuseppe Bollino e Matteo Simone partendo da un racconto di Gordiano Lupi, un lungometraggio la cui prima mezz’ora di visione provvede a portarci a conoscenza dei giovani protagonisti, ovvero Rosa Vairo, Matteo Mangiacotti e Simone Balta.

Tre amici che nella Hollywood degli anni Ottanta avremmo probabilmente visto al centro de I Goonies e derivati, ma che, invece, si muovono in questo caso su scenari pugliesi tutt’altro che urbani attraversati da lunghe ferrovie che sembrano quasi voler apparire in qualità di omaggio a quell’altro cult della celluloide a stelle e strisce di allora che fu Stand by me – Ricordo di un’estate di Rob Reiner.

Del resto, con la ragazza che manifesta la capacità di poter sentire voci a grande distanza e i due compagni di avventure che la affiancano nell’investigare su una serie di omicidi, è proprio a quello spensierato decennio che intende strizzare l’occhio Il fantasma di Alessandro Appiani.

Omicidi che potrebbero essere collegati alla leggenda riguardante il defunto principe suggerito dal titolo e il suo castello abbandonato, dove la piccola combriccola di adolescenti non esita a recarsi nottetempo; portando avanti una ricerca basata principalmente sui libri di uno storico locale intento a riabilitare la figura di Appiani, mentre la polizia brancola nel buio.

Ed è dopo l’entrata in scena di un vagabondo all’interno dell’oscura costruzione che l’insieme spinge a far credere stia prendendo una piaga horror; in quanto, in realtà, costruito per lo più sui dialoghi, rimane in ogni caso dalle parti della commedia indirizzata al pubblico dei ragazzi, pur tirando in ballo, appunto, elementi tipici del mistero su carta e in fotogrammi.

Ma Simone, coadiuvato come sempre dalle musiche del fido Luca Auriemma, punta tutt’altro che a spaventare o impressionare lo spettatore… tanto che le uccisioni di cui si parla non vengono affatto mostrate e che, in fin dei conti, Il fantasma di Alessandro Appiani può essere tranquillamente considerato un giallo in risposta italiana ai chiacchieratissimi Piccoli brividi d’oltreoceano. Oltretutto finalizzato a ricordare che non esistono guerre giuste.

 

 

Francesco Lomuscio