Una storia che sembra una favola, ma che è tratta da una vicenda realmente accaduta, assolutamente unica e documentata, avvenuta all’inizio del XX secolo, è raccontata in fotogrammi dal regista francese Gilles De Maistre ne Il figlio del deserto.
Tratto liberamente dal libro Hadara: The Ostrych Child di Monica Zak, un film per famiglie con un’ambientazione sahariana pregna di un fascino carico di suggestioni di tempi lontani.

Portata in scena da Neige De Maistre, la giovane francese Sun, ormai dodicenne, è cresciuta ascoltando dal nonno la fiaba del bambino perduto nel deserto e allevato dagli struzzi. A lei è sempre sembrata una bella favola da tramandare, e per questo ne ha scritto un libro, poi divenuto un bestseller. Viene invitata a fare un viaggio verso il Sahara, in quella terra misteriosa ove ripercorrere le origini del sogno. Scopre che la leggenda non è frutto della fantasia di suo nonno, ma affonda le sue origini nella realtà. Si mette in cerca della verità insieme a sua madre, dirigendosi in un villaggio ai confini del deserto, per capire e risolvere il mistero di come il suo avo conoscesse così bene quella storia. Girato prevalentemente in Marocco, Il figlio del deserto narra la storia di Hadara alias Nahel Tran , membro di una tribù nomade, che all’età di due anni si smarrì nel Sahara, durante una tempesta di sabbia. I genitori lo cercarono per giorni, dopodiché si rassegnarono considerando che fosse sicuramente morto. Il piccolo, invece, fu salvato da un gruppo di struzzi che lo accolsero nel branco proteggendolo, mentre Hadara imparava da essi come sopravvivere in condizioni estreme tra le dune sotto un sole rovente.

Il film di Gilles De Maistre unisce due mondi lontani, tracciando un sentiero che è un viaggio verso la scoperta della propria identità, facendo emergere come il tempo e le persone possano unire realtà diverse. Sun troverà le risposte in un villaggio ai confini del deserto, dove incontrerà giovani come lei, cresciuti nella leggenda di Hadara. Ha ripercorso la rotta di suo nonno, e il cineasta francese mostra una dimensione della natura davvero insolita. L’obiettivo della macchina da presa immortala animali veri, abolendo la CGI e donando allo spettatore la visione di una realtà vissuta da vicino, dove l’occhio si perde in una vastità così immersiva grazie al deep focus utilizzato per dare ulteriore profondità allo spazio immenso del Sahara. La sensazione di smarrimento nello spettatore è tale che la fiaba lo coinvolge in toto. In prevalenza nel rapporto tra gli animali e Hadara, pronto a ricambiare la protezione del branco di struzzi difendendo le uova dai predatori. Il messaggio dona quel senso di fiducia e rispetto verso la natura che unisce grandi e piccoli in un’avventura per nulla scontata e ricca di fascino e significati. Gilles De Maistre dimostra di essere a proprio agio nel portare sul grande schermo avventure per famiglie. Infatti, dopo Mia e il leone bianco si cimenta con Il figlio del deserto sensibilizzando un pubblico eterogeneo su quanto le capacità umane siano illimitate in una storia di sopravvivenza oltre ogni limite, che appassiona e commuove.
