Gus Van Sant, riprende in mano la macchina da presa per dirigere Il filo del ricatto -Dead man’s wire.
Racconta una storia in cui il protagonista è un perdente incarnato da Bill Skarsgård.

L’attore svedese presta il volto a Tony Kiritsis, un uomo che si sente truffato dalla Meridian Mortgage Company. Con molti sacrifici aveva acquistato un terreno per far costruire un centro commerciale, ma non è riuscito ad attirare degli investitori. La colpa del suo fallimento la attribuisce allo sporco gioco messo in atto da Richard Hall, incarnato da Dacre Montgomery, che era il suo intermediario nell’affare. Imputa allo stesso di aver dissuaso in gran segreto tutti i possibili investitori; così facendo, la società finanziaria che erogava i mutui, appunto La Meridian Mortgage Company, e che appartiene proprio a suo padre portato in scena da un cinico Al Pacino, si sarebbe impadronita di quell’appezzamento che in realtà fa gola a tanti. Impossibilitato nel pagare un mutuo di centotrentamila dollari, decide di vendicarsi prendendo in ostaggio proprio Richard nel suo ufficio e chiedendo un riscatto di cinque milioni per la sua liberazione. Lo tiene legato al collo con un cavo teso collegato al grilletto di un fucile a canne mozze, da cui il titolo del film Il filo del ricatto – Dead man’s wire.

Il lungometraggio di Gus Van Sant si basa su un fatto di cronaca realmente accaduto a Indianapolis nel 1977. Nel racconto di questo bizzarro rapimento entrano in connessione altre figure, tra cui un carismatico conduttore radiofonico afroamericano, Fred Temple ovvero “The voice of Indianapolis”, portato in scena da Colman Domingo, e una giovane e rampante giornalista televisiva, Linda Page, che ha le fattezze di Myha’la. Questi personaggi sono attratti dalla vicenda che fin da subito ha destato scalpore, incrementato quando Tony Kiritsis, in collegamento telefonico con le forze dell’ordine, ha dato vita a quello che si rivelerà un lungo negoziato per il riscatto. Il filo del ricatto – Dead man’s wire pone l’attenzione sull’insensibilità estrema degli uomini d’affari, e l’evidenza scatta nel momento in cui al signor M. L. Hall, presidente della Meridian Mortgage Company, non interessa pagare il riscatto per liberare suo figlio Richard, anteponendo gli affari agli affetti. Il cinismo di un capitalismo estremo in cui il fine giustifica i mezzi si erge come simbolo del sistema americano nella visione di Gus Van Sant. Bill Skarsgård interpreta invece alla perfezione l’imbranato Tony, che appare allo spettatore come il classico uomo col Physique du role del perdente nato, il quale al capo in persona della finanziaria chiede almeno di fare ammenda.

A questo punto, il rapitore svela che ha anche disseminato la stanza dell’ufficio di cariche esplosive, ma il presidente della finanziaria non molla e rimane impassibile, immerso nella sua routine quotidiana. Il duello a distanza mostra i due volti di un mondo impazzito: Tony contro il signor Hall, ovvero un uomo qualunque contro il sistema. Gus Van Sant, racconta la vicenda anche dal punto di vista televisivo tramite i servizi di Linda Page e quello radiofonico con Fred Temple, che mette in luce lo strano personaggio che è Tony. La tensione però viaggia a corrente alternata e il registro narrativo cambia a seconda del variare delle circostanze, che a tratti si fanno anche buffe e grottesche, ma che non sempre fanno centro. Il caso di Tony Kiritsis ha inoltre fatto registrare una delle più celebri e controverse sentenze negli Stati Uniti. Il filo del ricatto – Dead man’s wire, però, non convince del tutto e non rientra tra i migliori film del cineasta americano. Il lungometraggio soffre di fasi di stanca, complice anche una vicenda che, seppur dal punto di vista dei contrasti tra imprenditori spietati e uomini per bene che per disperazione si mettono nei guai risulti sulla carta interessante, non cattura in toto l’attenzione. La si percepisce anzi distante e l’ora e quaranta di durata si avverte eccessiva.
