
Johnny il Bello non era un soprannome scelto. Era quello che il quartiere Barca di Bologna aveva deciso di appioppare a Raffaele Terzi, e lui se lo ’è portato dietro fino al titolo del suo primo libro. “Johnny il Bello” è un’autobiografia che attraversa più di quarant’anni, dalle strade della periferia bolognese ai mercati della moda, dai viaggi in Africa e Brasile ai momenti più difficili della vita privata. Terzi, fondatore del marchio Cmj e figura nota nel mondo del motociclismo, esordisce nella narrativa senza filtri e senza la mediazione di chi scrive per mestiere. Quello che tiene insieme il libro è un’idea semplice e concreta: quella che l’autore chiama la “fame dentro”, l’energia primordiale che accomunava i ragazzi del quartiere, poteva portare in due direzioni opposte. Alcuni hanno scelto le scorciatoie. Lui no. Il racconto non ha ambizioni moralistiche, e questa è forse la sua qualità principale: non vuole insegnare niente a nessuno, si limita a raccontare come sono andate le cose. Tra i passaggi più riusciti c’è quello dedicato all’Africa, dove Terzi descrive il momento in cui si è trovato a camminare nella savana senza guida, scoprendo una versione di sé che non conosceva ancora. “Non avevo paura di morire”, scrive, “capivo solo che non la cercavo”. Una distinzione sottile ma significativa, che dice qualcosa sul modo in cui quest’uomo ha sempre abitato il rischio. Vale la lettura, senza riserve.
