Nato da un incontro che ha cambiato tutto, il brano porta al centro il valore dell’alterità. Con sensibilità e coraggio, Marco Forti ci accompagna in un viaggio emotivo che mette a nudo le domande più profonde, trasformandole in musica e in consapevolezza collettiva.

Nel singolo racconto la forza di chi riesce a perdonare tutto: il medico, il destino, la società. Cosa ti ha insegnato personalmente questa prospettiva?

È di certo una prospettiva questa e un’esperienza di vita che mi ha permesso di fare una crescita personale, attraverso alcune riflessioni su cui, nel tempo, ho ragionato. Di certo mi ha insegnato a pensarci due volte prima di lamentarmi su una cosa banale che, anche se in quel momento per me risulta essere un grande problema, paragonandolo alla vita di molte persone come Marco, non regge certo il confronto! Conoscere alcune realtà e l’atteggiamento positivo di queste “vittime della vita”, che non hanno avuto niente purtroppo e non si lamentano mai per questo anzi, non ne fanno assolutamente una colpa, al contrario, ringraziano Dio per essere al Mondo e godere di tante sue bellezze, delle cose più semplici, della quotidianità. Questo è il vero miracolo secondo me.

La storia di Marco De Alexandris è un esempio straordinario di resilienza. Qual è l’immagine della sua vita che ti ha colpito più profondamente durante la scrittura del brano?

Marco l’ho conosciuto per caso e stava su un palco, con sua madre, senza dire una parola perché non può parlare, ma con la sua storia da raccontare e il suo libro che aveva scritto. Quest’immagine mi ha subito catturato l’attenzione anche se all’inizio non gli avevo dato troppo peso; in fondo avevo solo 15 anni! Con gli anni però, conoscendolo sempre di più, mi sono accorto come Marco abbia accettato con sorriso la sua Vita e abbia da sempre seguito il flusso del suo Destino, fidandosi di lui, nonostante la vita e il destino gli hanno remato contro. Come se non bastasse, Marco non è mai rimasto nel suo mondo ma si è aperto verso la società, si è sempre reso disponibile donando agli altri speranza, attraverso la sua esperienza e la sua malattia, anche quando la società non è stata del tutto buona con lui, anzi al contrario, l’ha tenuto sempre in disparte! Questa sua voglia di vivere nonostante tutto questo, mi ha veramente iniziato ad affascinare.

Artisticamente, quanto è stato difficile interpretare una canzone che non parla di te, ma passa attraverso di te?

Molto difficile e soprattutto con molte responsabilità che tutt’ora sento di avere, in quanto io stia sempre in bilico tra le parole del mondo di Marco e la mia visione della storia, percepita con la sensibilità di cantautore quale sono e con gli occhi di un ragazzo di 31 anni.

La produzione del brano è molto cinematografica, quasi “respirata”. Quanto volevi che la musica accompagnasse le emozioni e quanto che le amplificasse?

A volte è difficilissimo trovare il vestito musicale adeguato e perfetto per una canzone. Un po’ come quando vai in negozio e cerchi l’abito che più ti rappresenta. Rischi di essere condizionato dalle tante proposte di mercato; rischi di farti influenzare dalle mode del momento, dallo stile dei tuoi amici, dai gusti dei tuoi famigliari ed è proprio come succede con una canzone, quando cerchi di abbinare la musica giusta al testo e alla melodia. Approfitto dell’occasione per ringraziare Simone Cerratti, che ha curato tutti gli arrangiamenti di questo mio progetto e i miei musicisti, che vado velocemente a presentare: Simone Forti (batteria), Leonardo Di Marzio (tastiere), Simone D’Aquilio (chitarre) e Luca Pizzorni (basso); che hanno registrato con me in studio. Individuare il vestito musicale di un brano per me è fondamentale sia per risaltare gli aspetti emotivi e il messaggio della canzone stessa, sia per darle un colore particolare e un tocco più autentico. Il mio obiettivo era quello che la musica fosse in grado di supportare e sostenere una certa carica emotiva, senza snaturarla troppo, né per difetto né per eccesso. Simone Cerratti è stato a dir poco fantastico su questo aspetto e mi ci sono preso molto, empaticamente parlando. Simone è riuscito a percepire la fragilità e la complessità della tematica di questo brano, in quanto anche lui artista. È stato capace, allo stesso tempo, di portare rispetto alla storia, nella sua completezza e accogliere i miei gusti stilistici e musicali e, non penso sia scontata come cosa, parlando da artista.

Nel prossimo progetto discografico «F.D.V – Forza Di Vivere» sembra esserci un filo rosso legato alla rinascita. Che ruolo avrà questo singolo nel percorso dell’album?

Questo singolo oso dire che è stato il “creatore” di tutto l’intero progetto ed è per questo che ho deciso, con Cristiano, di inserirlo nel disco!

<<Ma che colpa ne ho>> è frutto di un percorso di vita, di una crescita personale e di un’amicizia autentica che dura ormai da 15 anni. E questo numero ritorna: avevo infatti circa 15 anni quando per la prima volta, casualmente, ho conosciuto Marco De Alexandris e la sua famiglia e questa, è stata la canzone che ci ha presentati. Prima si chiamava in un altro modo però, ovvero “Io: Fratello Minore” e aveva una struttura diversa. L’ho scritta perché la storia di Marco mi aveva catturato sin da subito; in lui ho percepito qualcosa di straordinario ed è proprio vero quando si dice che le parole a volte sono superflue e quello che conta è “l’Oltre”. Il ruolo che avrà questo singolo sull’album è quello di testimoniare come tutto ebbe.

Se il pubblico dovesse portarsi via una sola domanda dopo aver ascoltato «Ma che colpa ne ho», quale vorresti che fosse?

<< Perché non cresciamo mai? >> Vorrei fosse proprio questa la domanda che il pubblico porta via con sé, dopo aver ascoltato questo brano.

Se fosse vero che la storia si ripete, che gli eventi nel corso degli anni ritornano e tutto compie sempre lo stesso giro, perché allora cadiamo sempre sugli stessi errori e non impariamo mai dalla vita? Secondo me è su questa domanda che dovremmo riflettere, qualche volta!

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