Penultimo film diretto dal rimpianto regista romano Silvio Amadio, che durante la sua carriera è passato senza difficoltà dal drammatico all’avventura, dalla commedia al film storico, dal thriller al western, con svariate capatine nell’erotico con protagonista una giovanissima Gloria Guida, Il Medium, classe 1980, è l’unico horror ascrivibile alla filmografia del cineasta, che si è però sempre confessato appassionatissimo di spiritismo. La pellicola non ha assolutamente nulla di nuovo o originale, e si inserisce nella scia dei film legati a possessioni e spiritismo generata dal successo mondiale ottenuto da L’Esorcista di William Friedkin (1973), che in Italia ha fatto nascere anche film di enorme valore, come ad esempio L’Anticristo di Alberto De Martino o Chi Sei? di Ovidio G. Assonitis, entrambi del 1974. Il Medium ha una struttura molto simile a quella del capolavoro di Friedkin, come vedremo, ma strizza l’occhio anche ad altri classici del filone quali Il Presagio di Richard Donner (1976) ed a pellicole di registi italiani che hanno fatto del cinema dell’orrore il loro punto di forza, quali ovviamente il Maestro Argento, ma anche Umberto Lenzi, Lucio Fulci, Elio Petri, Massimo Dallamano e Gianni Martucci. Nonostante quindi la totale mancanza di originalità, il film ha comunque un suo fascino, vuoi anche per l’ottimo cast, in cui spicca, proprio nella parte del medium, l’enigmatico prof. Power, l’iconico attore francese Philippe Leroy.

Un padre vedovo ed il suo bambino si sono da poco trasferiti in una grande casa isolata alle porte di Roma. L’uomo, Paul, è un musicista americano che ha perso la moglie dopo una lunga malattia, ed assume quindi un’istitutrice, Laura, che stia dietro al piccolo Alan. Tra il bambino e la giovane viene da subito a crearsi un bellissimo legame, che però sembra incrinarsi quando Alan comincia a dire di avere come amica una ragazza dai lunghi capelli neri che vive nel loro giardino. Laura pensa subito ad un’amica immaginaria del piccolo, ma le prospettive cambiano quando Paul le confessa di aver visto più volte anche lui la giovane ammantata di bianco coi lunghi capelli corvini. In più strani fenomeni cominciano ad accadere nella grande casa, e l’uomo deve iniziare ad abbattere il suo solido scetticismo seguendo i consigli di un caro amico e rivolgendosi ad un luminare della parapsicologia, il Medium Power.

Da L’Esorcista questo film riprende davvero molto, a partire dal titolo stesso, che mette subito in luce chi sarà la figura risolutiva di tutta la vicenda: lì un esorcista della Chiesa di Roma, interpretato dal grandissimo attore svedese Max von Sydow, qui un professore che con la chiesa non ha nulla a che fare, ma che con padre Lankester Merrin condivide carisma ed obiettivi, il medium interpretato appunto da Philippe Leroy, che, a riprova della sua somiglianza intrinseca col prete più famoso del cinema horror, afferma “non ci si deve, non ci si può accostare al mondo spirituale senza un’accurata preparazione morale” . Entrambi vengono chiamati essenzialmente per aiutare un bambino, che vive in una grande casa con solo uno dei due genitori, e che comincia all’improvviso a comportarsi in modi inspiegabili, per poi però risultare dalle analisi clinicamente sano: lì Reagan MacNeil, interpretata dalla splendida Linda Blair agli esordi, qui Alan, interpretato dall’attore Stefano Mastrogirolamo al suo debutto su un set. L’afflato di speranza che si evince dal finale di entrambe le opere, con i vecchi occupanti che partono dalla “casa maledetta” col sorriso sulle labbra, è un altro trait d’union che lega strettamente queste due pellicole. Ma se la struttura generale ricalca quella de L’Esorcista, con la scienza ufficiale che brancola nel buio e la ricerca della soluzione del problema attraverso vie traverse, l’altro grande film a cui Amadio si ispira direttamente è il capolavoro argentiano del 1975 Profondo Rosso. Se il film di Argento si apriva con un congresso di parapsicologia, quello di Amadio si apre invece con un programma televisivo che verte proprio sul mondo della parapsicologia, ed ha come ospite un parapsicologo che si confronta col nostro medium. Anche qui, come nel capolavoro argentiano, un quadro avrà grande importanza nella storia, ed un personaggio strano ma apparentemente innocuo si rivelerà invece essere la chiave di tutta la vicenda. Se il personaggio di Leroy assomiglia a quello di von Sydow, quello di Paul Robbins, pianista di musica dodecafonica, interpretato dal toscano Guido Mannari, ricorda molto da vicino il protagonista di Profondo Rosso, l’anche lui pianista Marcus Daly, che ha il bel volto un po’ stralunato di David Hemmings. Ed andando avanti, le citazioni si sprecano! Dalla villa dove succedono fatti strani che richiama alla mente l’elegante magione veneta dove Elio Petri ambienta nel 1968 Un Tranquillo Posto di Campagna con Franco Nero e Vanessa Redgrave, al quadro in qualche modo maledetto che si insinua nelle vite di chi vi sta a contatto, come quello de Il Medaglione Insanguinato di Massimo Dallamano del 1975 con una giovanissima e già strabiliante Nicoletta Elmi, che Il Medium richiama anche per la struttura familiare “genitore solo/figlio/terzo elemento che si insinua tra i due”.

Nel cast, oltre ai già citati Mannari e Leroy, ricordiamo, in un ruolo insolitamente casto per lei, l’attrice americana Sherry Buchanan, che qui interpreta Laura, che ha preso parte ad opere di genere interessanti ed iconiche come il beast movie Tentacoli di Ovidio G. Assonitis (1977), il fantascientifico Occhi dalle Stelle di Mario Gariazzo (1978) e Zombi Holocaust di Marino Girolami (1980). Nel ruolo della criptica Daniela troviamo invece l’attrice francese Martine Brochard, che ha avuto in Italia una carriera di tutto rispetto accanto a nomi del calibro di Sergio Martino, Tonino Cervi, Umberto Lenzi, Eriprando Visconti, Mario Gariazzo e, successivamente a Il Medium, anche Riccardo Freda, Carlo Vanzina, Tinto Brass, Pupi Avati e Neri Parenti.
Qualche dettaglio ingenuo ci fa sorridere, come ad esempio la scena emblematica in cui Daniela, ospite col marito a casa di Paul, porta al piccolo Alan un regalo, che il bimbo rifiuta con una rabbia inaudita: le dimensioni del pacco sono belle grandi, ma nella scena successiva, quando il papà decide di aprirlo per far vedere al bimbo il regalo, è decisamente molto, molto più piccolo, direi quasi la metà! Inoltre apprezzo molto le doti recitative del bellissimo e bravissimo cane lupo presente nel film, ma in alcune scene alla povera bestia viene chiesto di fingersi morta, e va da sé che si vede lontano un miglio come sia ancora viva!!! Il doppiaggio, poi, lascia alquanto a desiderare, e risulta assolutamente fuori sincrono, per lo meno nella versione televisiva del film.

Detto questo, preso atto del forse un po’ eccessivo citazionismo, e del fatto che Il Medium non porti nulla di particolarmente nuovo e originale nella nostra filmografia di genere, tuttavia la visione rimane accattivante e mai noiosa. Buone le musiche del compositore catanese Roberto Pregadio, e molto bella la location principale, ricca di misterioso fascino, che per alcuni dettagli mi ha ricordato quella del fulciano Sette Note in Nero (1977). Da notare anche come, nel senso più profondo della vicenda, Amadio si distacchi dal suo modello di riferimento a stelle e strisce per dare alla sua opera una vena più thriller e noir, condendo con la vendetta una storia che lascia da parte il demonio per fare di un essere umano ferito il centro di tutta la vicenda. Buone atmosfere ed elementi filosofici si intrecciano elegantemente in un lavoro di buona fattura e qualità, che riesce anche a trasmettere qualche sano brivido e non fa sfigurare Amadio in un genere che, come abbiamo detto, non aveva mai toccato prima.

Se si riesce, quindi, a togliersi dalla testa il substrato di opere già fatte che vengono pedissequamente citate per tutto l’arco del film, Il Medium, cupo ed immerso in un suo proprio microcosmo, risulta certamente interessante e godibilissimo. Il robot giocattolo riesce ad avere intorno un’aura di tensione tutta sua, che lo rende a tratti davvero inquietante, un po’ come le bambole Annabelle che si buttano via e poi ritornano sempre. Usando tutti i cliché del genere (quadri spaventosi, rumori sinistri ed inspiegabili, voci dall’altrove, apparizioni ectoplasmatiche e sedute spiritiche intorno all’immancabile tavolo rotondo), Amadio riesce a regalarci un finale peculiare ed inaspettato, particolarmente efficace perché niente affatto telefonato. Evitando effetti speciali che forse avrebbero peggiorato la situazione, il regista rende tutto molto concreto e materico, e punta tutto sulle giuste atmosfere e le buone e convincenti performance degli attori. Un film da riscoprire, quindi, questo Medium, grazie al suo personale gusto regalatoci con superba sobrietà.
Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme YouTube, RaiPlay, Google Play Film ed Amazon Prime Video.
https://www.imdb.com/it/title/tt0176980
