Il mio corpo vi seppellirà: Giovanni La Párola rispolvera il western all’italiana

Diretto da Giovanni La Párola, Il mio corpo vi seppellirà è disponibile sulle piattaforme Chili, Amazon, Google Play, Apple iTunes, Rakuten TV, Timvision e Infinity.

Attorno al 1860, siamo nel Regno delle Due Sicilie, all’alba dello sbarco delle truppe garibaldine, in una terra ancora senza legge. Qui quattro bandite chiamate le “Drude” sono alla ricerca della loro personale vendetta.

L’originale storia di brigantesse vede protagoniste Miriam Dalmazio, Antonia Truppo, Margareth Madè, Rita Abela, Giovanni Calcagno e con Guido Caprino. Un film che meritava sicuramente la sala cinematografica, ma che saprà senz’altro coinvolgere lo spettatore a casa.

Il mio corpo vi seppellirà è un titolo, ma anche l’urlo di battaglia di R, una donna apparentemente senza identità che viene salvata tra le macerie di un incendio e che progressivamente trasforma in vendetta la ricerca del suo passato tragico. La sua piccola odissea alla ricerca della propria identità potrebbe essere una metafora della condizione difficile e caotica del meridione all’alba dell’Unità d’Italia, teatro delle vicende raccontate nel film” spiega il regista, anche sceneggiatore insieme ad Alessia Lepore.

Un lungometraggio che ha il merito di andare a cercare nella nostra storia sangue e vendetta, in questo caso con delle bad girls, e che funziona davvero. Violento come nella tradizione di alcuni cult del western all’italiana, con il selvaggio west adeguatamente sostituto dall’ambientazione siciliana, terra fin troppo adatta per far scorrere il liquido rosso e inscenare una vicenda a base di vendetta.

Parlato in un siciliano stretto molto arcaico(forse qui vediamo la mano di uno dei produttori, Matteo Rovere, che già aveva fatto ricorso ad un proto-latino nel suo Il primo re), Il mio corpo vi seppellirà sfodera un valido comparto tecnico, forte anche di un’ottima direzione della fotografia, e non manca affatto d’azione, riportandoci ai molti bei prodotti della nostra tradizione di genere sempre più riscoperti dai più giovani grazie alla rete. Un’operazione perfettamente inserita in questo contesto, soprattutto per ricordarci che la Settima arte tricolore non è esclusivamente legata alle commedie.

 

 

Roberto Leofrigio