Volto eclettico del panorama artistico italiano, Maurizio Bianucci torna sul piccolo schermo entrando nel cast di Il Paradiso delle Signore nel ruolo di Giacomo Fiorenza, personaggio apparso nelle recenti puntate dell’amata fiction di Rai 1. Romano, attore ma anche musicista, insegnante di recitazione e appassionato di Commedia dell’Arte e Avanspettacolo, Bianucci porta nella serie un personaggio già entrato nel cuore del pubblico. In questa intervista racconta il dietro le quinte della sua esperienza sul set, il rapporto con i fan, la sua lunga gavetta artistica e quel sottile equilibrio tra paura ed emozione che, dopo tanti anni, continua ancora ad accompagnarlo davanti alla macchina da presa.

Maurizio, partiamo da questa nuova esperienza: che emozione è stata entrare nel cast di Il Paradiso delle Signore, una serie così amata dal pubblico italiano?

Sono molto contento che sia successo. Questa esperienza, che spero non si chiuda con i tre episodi, mi ha lasciato una gran voglia di rifarla il prima possibile. Mi spiego: tra il cast artistico e tecnico ho visto grande professionalità e una vera famiglia. Me ne avevano parlato colleghi attori che mi hanno preceduto nel cast, ma non potevo immaginare quanto fosse reale questa atmosfera. E poi i fan sono molto affettuosi e presenti! Anche il pubblico fa parte di questa grande famiglia e l’appuntamento pomeridiano è per tutti un evento irrinunciabile.

C’è qualcosa di Maurizio Bianucci dentro Giacomo Fiorenza?

Giacomo è più grande della mia età e ha perso la moglie, come si scopre alla fine, quindi in linea di massima non abbiamo nulla in comune. Ma l’abilità nel nostro mestiere è proprio l’interscambio tra personaggio e attore. In questo ho dato a Fiorenza la mia ironia e i miei sorrisetti sarcastici… che non sono affatto dispiaciuti, anzi: i fan che mi hanno contattato hanno sottolineato che le mie scene erano divertenti e mai banali.

In Giacomo Fiorenza poi ho inserito tanti piccoli omaggi ad altri personaggi del cinema che non sto qui a citare. Non si devono capire… ma io so che ci sono. Tutto contribuisce a costruire un personaggio.

Hai parlato molto bene del lavoro con Gioia Spaziani e Massimo Cagnina. Quanto conta l’intesa tra attori in una fiction dai ritmi così serrati?

Confermo che sono stato fortunato ad aver lavorato con loro. L’intesa, la professionalità e l’ascolto tra attori in scena, o davanti alla telecamera, sono fondamentali.particolare i ritmi sul set del Paradiso sono serrati per tutti. Io non conoscevo direttamente Gioia e Massimo: li avevo visti molte volte recitare, certo… abbiamo avuto modo di parlarci solo pochi minuti prima di ogni nostra scena ma a quanto mi è stato riferito, le nostre interazioni funzionano molto bene.

Qual è il complimento più bello o divertente ricevuto dal pubblico dopo queste puntate?

I complimenti ci sono stati, ma preferisco parlare dei commenti divertenti. Uno su tutti, scritto da una delle migliaia di fan: “Concetta dovrebbe lasciare il marito e scappare con il cliente”, che sarei io. Un altro diceva: “Ciro però ha ragione, questo Giacomo sta facendo troppo il provolone”. Divertenti, no?!

La tua carriera attraversa teatro, cinema, televisione e musica. Quale di questi linguaggi senti più vicino oggi?

Intanto grazie per aver usato la parola “carriera”, anche se forse sarebbe più corretto dire gavetta. E quella non finisce mai. Però sì, se mi guardo alle spalle, da quel lontano 1990 in cui presi parte alla serie tv College, di cose ne ho fatte. Un gran minestrone di passioni: cinema, teatro, musica, insegnamento, doppiaggio. Oggi sento molto vicino il cinema, ma sempre di più mi incuriosisce la regia teatrale. Mi sto lentamente staccando dalla centralità dell’attore per osservare tutto da più lontano. Sì, la regia potrebbe essere un nuovo ingrediente di questo minestrone che mi accompagna fin da adolescente.

Il pubblico potrebbe rivedere Giacomo Fiorenza nella prossima stagione?

Non ne ho idea. Diciamo che nelle grazie della famiglia Puglisi — Ciro e Concetta — il gentile Fiorenza ci è entrato. Poi ricordiamoci che è un uomo del suo tempo: un uomo solo, che magari non sa scegliere un paio di calzini e forse non sa neanche cucinare troppo bene. Insomma, potrebbe tornare a far compagnia ai Puglisi, che ora hanno anche la figlia lontana, ma soprattutto potrebbe continuare a far sorridere il pubblico. Però sarà la produzione a decidere se potrà diventare un personaggio interessante da approfondire.

Dopo tanti anni di lavoro, c’è ancora qualcosa che riesce ad emozionarti davvero prima di entrare in scena o davanti alla macchina da presa?

Sì. La paura. Lapidario e sicuro. Poi però subentra la vita del personaggio… e allora non sono più io.

C’è stato un momento nella tua vita artistica in cui hai pensato di mollare tutto?

Ogni giorno. Ho mollato e ripreso non so quante volte. A volte ho davvero pensato che questa carriera fosse finita, ma soprattutto che fosse finito il mio amore per la recitazione.

Certo, quando non recito canto, se non canto suono, se non suono insegno. Insomma, fermo davvero non lo sono mai stato. Però nei confronti della recitazione ho attraversato periodi di vuoto che non dipendono soltanto dalla mia volontà, ma anche da quello che il mercato cerca o impone. Se non cercano un attore come me, c’è poco da fare.
Ma forse il punto è proprio questo… Perché se smetti davvero di amare questo mestiere, te ne vai. Io invece, in un modo o nell’altro, torno sempre. E resto. 

Tra sincerità, ironia e una passione che continua a reinventarsi, Maurizio Bianucci dimostra come il mestiere dell’attore sia soprattutto un continuo equilibrio tra fragilità e trasformazione. E chissà che Giacomo Fiorenza non abbia ancora qualcosa da raccontare al pubblico del Paradiso.

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